sabato 14 novembre 2009

Verita e giustizia per stefano Cucchi

 

 
"Stefano Cucchi è stato ucciso dallo Stato ed è l'ennesima vittima della stagione della repressione in italia."

"Mio fratello non è un eroe ma una vittima ma questo non giustifica quello che gli è accaduto e perciò chiediamo giustizia. Nonostante gli sbagli e le fragilità non meritava di finire così in solitudine la sua breve vita. Quello che chiediamo è che altre persone non debbano passare quello che ha passato Stefano"

"Stefano è stato ucciso. E' passato dalla Stazione dei carabinieri di Tor Sapienza e loro non sono stati, è passato per Regina Coeli e loro non sono stati, è passato per il tribunale e non sapevano niente e alla fine è morto in un letto dell'ospedale Pertini"

 

Che incubo questa notte. Immagini di due corpi martoriati (martiri-zzati, stessa radice, stesso significato: martiri, testimoni) si sovrapponevano e si confondevano nel sogno. Immagini difficili da sopportare, impossibili da raccontare. Un volto tumefatto che si trasformava di colpo in un altro volto, altrettanto tumefatto – sapete come capita nei sogni – e io avevo la nausea e non capivo. Mi sono svegliato e i giornali erano lì, ai piedi del letto.

Non si trattava solo di un incubo notturno. Le fotografie c’erano davvero: quelle del corpo di Stefano Cucchi, di pochi giorni fa, e quelle dell’Espresso di 34 anni fa, con il corpo di Pier Paolo Pasolini, abbandonato all’Idroscalo di Ostia e che era sembrato un mucchietto di spazzatura alla donna che l’aveva trovato.

Pasolini, 2novembre1975
Il corpo di Pasolini, 2 novembre 1975

Pasolini ucciso non si sa da chi ma si sa perché, Stefano Cucchi ucciso si sa da chi (più o meno) ma non perché.

Ma proprio la terribile somiglianza delle immagini risponde in realtà a entrambe le domande: chi? perché?

Perché c’è un punto in cui l’odio la rabbia la paura, una paura che diventa ferocia e che va oltre la ferocia, non si accontentano non possono accontentarsi di togliere violentemente la vita a qualcuno. Vanno oltre. Devono andare oltre. Oltre l’assassinio. Hanno bisogno di infierire (fiere, ferocia) deturpare sfigurare scassare il corpo anche dopo l’ultimo fiato (non sappiamo ancora se sia stato esattamente così per Stefano, ma non mi stupirebbe e comunque importa poco).

È quando una persona in-carna – volontariamente o no, “testimonia” – qualcosa di cui l’altro non riesce a sopportare nemmeno l’idea: frocio drogato comunista, siamo sempre lì, siamo ancora lì.
“Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte / mi cercarono l’anima a forza di botte”. De Andrè. Cercare l’anima. Sinonimo di rubare, rubare l’anima. Perché la violenza di cui sto parlando solo a questo mira: cancellare l’anima (un’idea, un’identità, un valore, una diversità, un sogno…).

Un paradosso che dovrebbe piacere ai cattolici, ma che piace sicuramente molto anche a me: che si possa cancellare un’anima solo cancellando un corpo, un corpo inerme e inerte che con furia cieca si pesta calcia frusta bastona. Sfregiandolo fino alla soglia dell’irriconoscibilità.


Piergiorgio Paterlini

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