venerdì 30 gennaio 2009

tutto è bene quello che inizia bene...

il fatto del giorno

 

Dopo la clamorosa intervista del vescovo Richard Williamson, che minimizza la Shoah, altre affermazioni negazioniste. Don Abrahamowicz (che il 15 settembre 2007 celebrò messa in latino a Lanzago di Silea per il leader della Lega Nord Umberto Bossi) rilancia la teoria per cui i numeri della Shoah sono un "problema secondario", accreditati dagli stessi capi delle comunità israeliane subito dopo la liberazione "sull'onda dell'emotività".
"E' veramente impossibile per un cristiano cattolico essere antisemita. Io stesso ho, da parte paterna, origini ebraiche", afferma il sacerdote. "Sicuramente è stata un'imprudenza di Williamson addentrarsi nelle questioni tecniche. Nella famosa intervista si vede che il giornalista è andato a parare su quell'aspetto specifico. Ma bisogna capire che tutto il tema dell'Olocausto si colloca a un livello di molto superiore rispetto alla questione di sapere se le vittime sono morte a causa del gas o per altri motivi".
E lei cosa ne pensa delle camere a gas?. "Non lo so davvero. Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un'altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi".
Lei mette in dubbio il numero delle vittime dell'Olocausto? "No, non metto in dubbio i numeri. Le vittime potevano essere anche più di 6 milioni. Anche nel mondo ebraico le cifre hanno un valore simbolico. Papa Ratzinger dice che anche una sola persona uccisa ingiustamente è troppo, è come dire che uno è uguale a 6 milioni. Andare a parlare di cifre non cambia niente rispetto all'essenza del genocidio, che è sempre un'esagerazione".
Un'esagerazione? In che senso? "I numeri derivano da quello che il capo della comunità ebraica tedesca disse agli angloamericani subito dopo la liberazione. Nella foga ha sparato un cifra. Ma come poteva sapere? Per lui la questione importante era che queste vittime sono state uccise ingiustamente per motivi religiosi. La critica che si può fare al modo in cui in cui viene gestita la tragedia dell'Olocausto sta nel dare ad essa una supremazia in confronto ad altri genocidi".

 

giovedì 29 gennaio 2009

qualche pagina di diario

 
In questi ultimi giorni ha imperversato in me un violento impulso di ribellione. Desidero ardentemente qualcosa. Mi sento quasi avulsa. Desidero cose di cui J. può far a meno tanto facilmente e che non sono naturali in lui. Io, invece, le desidero ardentemente. Ma più forte di tutti i miei desideri, un altro predomina: quello di fare bene, innanzi tutto. Quanto prima avrò scritto i libri, tanto prima mi sentirò bene, tanto più presto i miei desideri saranno prossimi ad avverarsi. Questa è l’unica verità, naturalmente.

Come un semplice stato di fatto, considero la mia forzata prigionia un dono di Dio. Ma, d’altra parte, bisogna che ne tragga il miglior partito possibile. Come qualsiasi altra cosa, anche questo momento ha un limite. Oh, perché… perché non c’è nulla di illimitato? Perché in ogni giorno della mia vita debbo essere turbata dalla vicinanza della morte e dal pensiero che è impossibile sottrarvisi? Sono proprio malata a tal punto? E non posso neppure parlarne. Se ne parlo a J., lo addoloro. Se non glie ne parlo rimango sola a lottare con questo pensiero. Sono stanca della lotta. Nessuno può sapere quanto sono stanca.

Questa sera quando la prima stella brillava attraverso la finestra laterale, e le montagne erano così incantevoli, mi sono seduta là pensando alla morte… a tutto ciò che mi resta da fare… alla vita, che è tanto bella… al mio corpo, che è una prigione. Ma questa condizione di spirito è malvagia. Soltanto a condizione di confessare che io, essendo quella che sono, ho dovuto soffrire questo per adempiere il mio compito nel mondo; soltanto sentendomi riconoscente di non essere stata privata di questo compito, soltanto a questo prezzo, mi potrò rimettere in salute. Sono debole, quando dovrei, invece, essere forte. (…)

24 novembre 1921
 
dal Diario di Katherine Mansfield

 

marian alla casa

 


Con un giorno di ritardo, perchè il concerto è stato martedì, eccomi qui a parlare dello spettacolo di Marian alla casa..
Bisogna innanzitutto parlare dell'album Vi chiamerò per nome uscito qualche tempo fa e che già dalle tracks lascia immaginare che si parlerà di storie di donne..
 

 
1.LUCILLA E LE ALTRE
2.LA STANZA DI CARLA
3.VIOLA
4.MARTA PRINCIPESSA DI CARTA
5.SOFIA
6.MAJA (L’AMORE CHE COS’è)
7.MARGHERITA
8.LUOGO COMUNE
9.VAI VALENTINA
10.SE BASTASSE
11.A BRACCIA APERTE
 
Sul palco solo lei e Simone Chivilò..voce e chitarra..chitarra e piano.. alle loro spalle un flusso d'immagini e filmati di donne comuni e donne che hanno fatto la storia..frammenti di Saffo, Virginia Woolf, Sibilla Aleramo, Simone de Beauvoir, tanto per citarne alcune..voci che si rincorrono, che si intrecciano..personalmente ho apprezzato tantissimo che "Una Stanza tutta per sè" facesse da preludio alla bellissima "La stanza di Carla":
 
Distrattamente si è chiusa la porta,
e ho perso la chiave, nessuno mi sente
Dolcemente passerà il tempo
qualcuno io penso, mi verrà a cercare certamente
E nel silenzio ogni cosa è piccolissima
E nel silenzio ogni cosa è lontanissima
E i pensieri ritornano veri, i pensieri ritornano veri
ritornano
Casualmente sono sola davvero
era da tanto, io ora prigioniera di me soltanto

 
Marian e Simone mi hanno regalato uno spettacolo davvero vario e intenso...Parlandoci delle contraddizioni dell'amore, della ricerca di un senso di sè...Tra le chicche quella "Vai Valentina" che prima gioca e poi ci muore tanto cara a Ornella Vanoni, così apparente disinibita e così ancora poco consapevole di sè..
 
e allora corri come una gazzella
che non vuol finire in mezzo ai trofei
corri corri che ti basta un nulla
per salvare i tuoi segreti e i miei
e allora corri corri come il vento

 
e per finire..un tocco fresco di leggerezza con quella "Lucilla e le altre" che vede nel video la collaborazione di tante frequentatrici della casa...
 
Lucilla e le altre

 

mercoledì 28 gennaio 2009

No comment

 

 

martedì 27 gennaio 2009

E se...

 
‹‹Penso che bisogna scegliere cosa fare nella vita›› disse il lupo burbero: ‹‹o si va o si sta, o bici o panchina››.

Così il riccio inforcò la bici, felice di pedalare dietro al lupo, e un po’ infelice di lasciare la sua panchina amata. Prima di partire, le accarezzo a lungo le verdi listarelle di legno e le sussurrò di non preoccuparsi, che sarebbe tornato molto presto.

E dentro di sé, in gran segreto, pensò che spesso nella vita sarebbe bello non scegliere affatto.



Paola Mastrocola, E se covano i lupi

 

cause unity is powerful

 
Il problema è che la vita e la politica ora nemmeno più si sfiorano...
e che questa città diventa sempre più claustrofobica e chiusa in se stessa, viaggiate se potete e visitate le altre città d'Europa..Milano assumerà ancora di più la sua dimensione di provinciale tristezza...
..viaggiate ma poi tornate qui con animo nuovo..
 

 
You dont have to take this crap
You dont have to sit back and relax
You can actually try changing it
I know we've always been taught to rely
Upon those in authority -
But you never know until you try
How things just might be -
If we came together so strongly
[...]
Governments crack and systems fall
cause unity is powerful -
Lights go out - walls come tumbling down!

 

lunedì 26 gennaio 2009

sabato per il cox
(Ci hanno davvero preso tutto?)

 
Qualche testimonianza di chi c'era...
 






















venerdì 23 gennaio 2009

8 NOMINATION PER MILK

 
Miglior Film

Sean Penn: miglior attore protagonista

Gus Van Sant: miglior regia

Josh Brolin: miglior attore non protagonista

Dustin Lance Black: miglior sceneggiatura originale

Elliot Graham: miglior montaggio

Miglior Colonna Sonora

Migliori Costumi



“Sono Harvey Milk e sono qui per reclutarvi tutti”. Con questa frase-motto Harvey Milk comincia tutti i suoi interventi pubblici, quelli che lo porteranno a diventare un attivista politico per i diritti dei gay, dopo essere stato per 40 anni un oscuro agente assicurativo che viveva a New York da gay “discreto”. Battaglie politiche che si concluderanno con sconfitte e vittorie, ma segneranno per sempre il movimento lgbt americano e la lotta per i diritti civili. Sean Penn è Harvey nel film Milk, di Gus van Sant, in uscita venerdì nelle sale italiane.

 

giovedì 22 gennaio 2009

Ieri Carla Bozulich alla casa

 


Newyorkese, classe 1965, Carla Bozulich cresce nel Greenwich Village, in una famiglia divisa tra letteratura e jazz. Poi si trasferisce in California, a San Pedro. A 13 anni lascia i genitori e inizia un lungo vagabondare, tra musica ed eccessi. La sua prima apparizione su disco è datata 1982, su "Zurich 1916" di Gary Kail; con gruppi come Neon Veins e Invisible Chains registra i primi brani in studio. Ma la sua vita diviene un calvario.
A vent'anni è una prostituta, a disperata caccia di soldi per farsi di eroina. Un abisso senza fine di violenze, degrado, dolore.
Poi, come nelle favole, un ragazzo se ne innamora e decide di salvarla. La porta in un centro di riabilitazione e le regala le sinfonie di Mahler. Una rivelazione.
"Amo la mia stupida vita. Questo imparai da Mahler, che la bellezza e l'orrore si susseguono e si mescolano eternamente senza senso e senza scopo. Fino a che tutto questo non arriva alla fine", racconterà.
Resteranno i segni del calvario, marchiati a sangue sulla sua musica.

 

un altro pezzo di storia di milano buttato nel cesso



Cosa è il valore? Gestire un posto, modellarlo, tirarlo su, fare attività culturali, mettere su una libreria storica attiva sul fronte controcultura (La Calusca), fare concerti, attività ricreative a basso costo accessibili a tutti, fare politica sul territorio. Ed è evidentemente che il Comune non considera un valore aggiunto l’autogestione. Dopo le parole di fuoco di De Corato sui Centri Sociali, “isole di illegalità”, si è passato all’azione.

Stamattina all’alba, quando non c’era nessuno dentro, è stato sgomberato il Cox 18, storico centro sociale in zona Navigli. Era li da decenni, i suoi frequentatori non sono mai stati coinvolti in manifestazioni violente (anzi più volte provocati da esponenti dell’estrema destra e alcuni suoi frequentatori accoltellati). La proprietà del Conchetta è del Comune di Milano.

Il «Cox 18» è uno dei luoghi di riferimento della cosiddetta sinistra antagonista e dell'anarchia milanese. Occupato nel 1989, ha una lunga storia di episodi, politici e di cronaca, tra sgomberi e rioccupazioni. Il 7 agosto 2004 fu teatro di una gigantesca rissa, che coinvolse circa un centinaio di persone per l'aggressione di un folto gruppo di naziskin. Nello scontro venne gravemente ferito a coltellate un giovane dei centri sociali. Per questo episodio vennero poi arrestati tre esponenti dell'estrema destra cittadina. Il centro sociale, comunemente chiamato «Conchetta», ospita la libreria Primo Moroni, che contiene un gran numero di libri, oltre a materiale informatico. Il centro è noto, tra l'altro, per la nascita al suo interno di uno dei primi gruppi di hacker conosciuti in città. La Questura ha precisato che tutti gli oggetti che appartengono agli attivisti del centro sociale verranno tenuti da parte e messi nuovamente a loro disposizione.
Pare che i libri della libreria Calusca e gli altri oggetti saranno restituiti ai proprietari; ma comunque sparisce un altro pezzo della Milano “alternativa”, non allineata con il potere del Palazzo. Sempre più pettinati, sempre più in doppio petto, sempre più benpensanti e perbenisti.

 

mercoledì 21 gennaio 2009

due film che mi propongo di vedere o rivedere al più presto

 
E se qualcuno vuole aggiungere qualcosa al riguardo...




 

Di passaggio

 
 
Passano gli anni,
i treni, i topi per le fogne,
i pezzi in radio,
le illusioni, le cicogne.
Passa la gioventù,
non te ne fare un vanto:
lo sai che tutto cambia,
nulla si può fermare.
Cambiano i regni,
le stagioni, i presidenti, le religioni,
gli urlettini dei cantanti...
e intanto passa ignaro
il vero senso della vita.
Si cambia amore, idea, umore,
per noi che siamo solo di passaggio.

 
 

martedì 20 gennaio 2009

il gioco si fa duro


 
 
verrò come un rapace
a mutilare la pace
dentro nel tuo cuore, eppoi
se vuoi la mia reazione
essia
essia
essia
essia
essia!

 
 

lunedì 19 gennaio 2009

Buried alive in the blues
(Port Arthur, 19 gennaio 1943 – Los Angeles, 4 ottobre 1970)

Janis Joplin appartiene alle grandi vite bruciate dal rock. Ma mai come in questo caso si può parlare di una commistione pressoché totale tra vita e musica. Janis Joplin è poco più che la sua voce e la sua disperazione. Accompagnata da vari complessi (Big Brother & The Holding Company, Kozmic Blues Band e per ultima la Full-Tilt Boogie Band) nel corso della sua (breve) carriera si è servita del blues-rock come mezzo più fruibile e immediato (e anche più adatto) per dar sfogo alle sue frustrazioni, al suo essere incompresa e alla sua insoddisfazione, dando vita a performance incendiarie, ululanti, con la voce che si piega, si rabbonisce, sbraita, si fa dolce, è sempre sul punto di morire, ma continua a gridare, struggente, melodrammatica, autocompiaciuta. E' la voce di chi si sente sola, di chi in quel corpo c'è finita per sbaglio.
Nessuno poteva resistere a quella voce, e il pubblico e la critica di Monterey furono il contesto adeguato perché la voce e la presenza scenica di quella ragazza venuta dal Texas fossero riconosciute e apprezzate. Da quel momento la scalata nel firmamento rock fu quasi immediata: Joplin fu la prima donna a infrangere la cultura "prevalentemente maschile" che troneggiava nel mondo del rock. Nel 1968 incise Cheap Thrills, secondo album del gruppo (tra i brani una cover di Summertime di Gershwin e Piece of my Heart) che entrò velocemente nella classifica di Billboard, raggiungendo il n. 1 e mantenendo tale posizione per otto settimane.
L'anno seguente si mise in proprio scegliendo un nuovo gruppo d'accompagnamento, la Kozmic Blues Band, con il quale pubblicò l'album I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama! in cui la Joplin fa mostra della propria grandezza di performer e in alcuni brani raggiunge vette interpretative da brivido (Kozmic blues, Little girl blue, Maybe, Work me Lord). Poi cambiò ancora gruppo scegliendo la Full-Tilt Boogie Band: l'album Pearl fu pubblicato postumo nel gennaio 1971, entrò subito in classifica al n. 1 mantenendo tale posizione per 9 settimane. Il primo singolo tratto dall'album fu Me and Bobby McGee che raggiunse il primo posto nella classifica dei singoli, ma vi sono altri brani di rara bellezza e intensità, Cry baby, Get it while you can, Mercedes Benz, Trust me, My baby. Pearl è il testamento di una grande performer, un'artista unica, irripetibile, tutt'ora riconosciuta come la più grande cantante bianca di blues di tutti i tempi. Il 4 ottobre 1970 Janis Joplin fu trovata morta nella stanza di un motel di Los Angeles, stroncata da una overdose di eroina in seguito alla quale cadde a faccia in terra rompendosi il volto. Riconosciuta e ricordata per la sua grandezza e unicità di performer, nel 1995 e' stata inserita nella Rock and Roll Hall of fame e nel 2005 è stata insignita del Grammy Award alla carriera.

domenica 18 gennaio 2009

etimologie

 
Sapevate che minestra e ministro hanno la stessa etimologia?
Minestra deriva dal latino MINISTRARE che vuol dire servire e particolarmente porgere, versare i cibi a tavola. Da esso minister,chi prepara le vivande, il servo, e non chi si fa servire...

 

sabato 17 gennaio 2009

Chained by Violence. Freed by Music

 


A volte essere felici non basta,
perchè bisogna prima sistemare
le cose che ci rendono infelici

 
 

venerdì 16 gennaio 2009

pensieri da chat

LuCy scrive:
ma secondo te l'italia non va avanti perchè siamo tutti su facebook o a chattare e nessuno lavora?

Y4R1 scrive:
ahahaha beh in realtà ne sono quasi sicuro che sia per questo motivo

LuCy scrive:
che cosa farebbe un governo di destra?

LuCy scrive:
Probabilmente chiuderebbe tutte le chat e le renderebbe illegali

LuCy scrive:
e uno di sinistra?

Y4R1 scrive:
uno di sinistra aprirebbe ogni tipo di chat per qualsiasi attività commerciale fino a che lo spamming non cancelli i database di tutte le aziende

Y4R1 scrive:
uno di destra censurerebbe persino il sito delle ricette di nonnapapera e darebbe luogo a un processo di regressione totale fino a che si ricomincierebbe a scrivere sulle tavolette di cera

Y4R1 scrive:
in entrambi i casi non avremmo speranze

LuCy scrive:
tanto la legge varrebbe solo per noi

Y4R1 scrive:
esatto, gira che ti rigira oggni oggetto volante e volatile finirebbe con l'incargliarsi sempre nello stesso punto, il buco nero degli onesti cittadini

giovedì 15 gennaio 2009

cordiali saluti dall'ucraina

Ambiguo

 
“Ambiguo” è un aggettivo stupendo, che noi purtroppo usiamo sempre e solo in senso dispregiativo. In realtà ambiguo viene da ambi- e da agere-, “muovere entrambi”: significa quindi qualcosa che “muove” in sé almeno due significati, che non è univocamente comprensibile ovvero riconducibile a una cosa sola: che è quindi ricco, molto ricco!

Paola Mastrocola

 

martedì 13 gennaio 2009

ipse dixit

 


«Per il cinema italiano spero che Gomorra vinca l'Oscar. Ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative»

A proposito del premier spagnolo Zapatero, l'Azzurro sostiene che «la Spagna sta bene, ha investito nel rinnovamento delle grandi città». E sui matrimoni gay? «Mmmh, su quello, forse, sono più italiano...»

gatto che ride

 

la domenica delle salme

la morte e la vita

 


“Sicuramente ho paura della morte, non tanto della mia, quanto della morte che ci sta attorno, lo scarso attaccamento alla vita di molti nostri simili. Io ho paura di quello che non capisco, e questo proprio non mi riesce di capirlo”




Ed un bel giorno di qualunque settimana
Ed un bel giorno di qualunque settimana
Battono alla porta battono alla porta
E' un telegramma lei ti sta chiamando
Le' un telegramma lei ti sta chiamando
Per uno viene presto per l'altro tardi
Comunque presto o tardi tranquilla e sicura
Viene senza avviso viene e ti cattura
Viene e ti cattura viene e ti cattura

Ma va passa per la morte senza paura
Buio
Amore
Per la tua via
Per la morte

 

Poeta mio poetino
vagabondo
sei un cattivo esempio per la gente come noi

Ho amici che non sanno quanto sono miei amici. Non percepiscono tutto l'amore che sento per loro né quanto siano necessari per me. L'amicizia è un sentimento più nobile dell'amore. Questo fa sì che il suo oggetto si divida tra altri affetti, mentre l'amore è imprescindibile dalla gelosia, che non ammette rivalità. Potrei sopportare, anche se non senza dolore, la morte di tutti i miei amori, ma impazzirei se morissero tutti i miei amici! Anche quelli che non capiscono quanto siano miei amici e quanto la mia vita dipenda dalla loro esistenza... Non cerco alcuni di loro, mi basta sapere che esistono. Questa semplice condizione mi incoraggia a proseguire la mia vita. Ma, proprio perché non li cerco con assiduità, non posso dir loro quanto io li ami. Loro non mi crederebbero. Molti di loro, leggendo adesso questa "crônica" non sanno di essere inclusi nella sacra lista dei miei amici. Ma è delizioso che io sappia e senta che li amo, anche se non lo dichiaro e non li cerco. E a volte, quando li cerco, noto che loro non hanno la benché minima nozione di quanto mi siano necessari, di quanto siano indispensabili al mio equilibrio vitale, perché loro fanno parte del mondo che io faticosamente ho costruito, e sono divenuti i pilastri del mio incanto per la vita. Se uno di loro morisse io diventerei storto. Se tutti morissero io crollerei. E' per questo che, a loro insaputa, io prego per la loro vita. E mi vergogno perché questa mia preghiera è in fondo rivolta al mio proprio benessere. Essa è forse il frutto del mio egoismo. A volte mi ritrovo a pensare intensamente a qualcuno di loro. Quando viaggio e sono di fronte a posti meravigliosi, mi cade una lacrima perché non sono con me a condividere quel piacere... Se qualcosa mi consuma e mi invecchia è perché la furibonda ruota della vita non mi permette di avere sempre con me, mentre parlo, mentre cammino, vivendo, tutti i miei amici, e soprattutto quelli che solo sospettano o forse non sapranno mai che sono miei amici. Un amico non si fa, si riconosce.

(Vinìcius De Moraes)

 

sick girl
(o le passere o le piattole...)


Ieri sera non riuscivo a dormire e sono incappata in questo ciclo di film chiamato “Masters of Horror” che è un singolare progetto nato dalla mente di Mick Garris, regista noto in ambito horror soprattutto per le trasposizioni dei romanzi di Stephen King. Garris ha pensato di riunire i più rappresentativi registi di horror cinematografico in un progetto destinato alla tv via cavo Showtime e all’home video, il risultato è “Masters of Horror”, una serie di 13 mediometraggi da 60 minuti l’uno, ognuno diretto da un grande nome del cinema di genere: da Don Coscarelli, Tobe Hooper, Dario Argento, Lucky McKee, Stuart Gordon, Joe Dante, John McNaughton, Larry Cohen, Takashi Miike, John Carpenter, William Malone, John Landis e lo stesso Mick Garris.
Il film s'intitolava "Creatura Maligna" (originale Sick girl). In realtà “Creatura Maligna” si inserisce un po’ a fatica in una serie tv che fa dell’horror la sua parola d’ordine. Per quasi 50 minuti, infatti, il mediometraggio firmato da Lucky McKee è una commedia, a tratti sentimentale, popolata da protagonisti strambi ma simpatici; poi, negli ultimi minuti, si può assistere ad una brusca sterzata che vira decisamente sull’horror più genuino, con tanto di elementi splatter e da monster movie.
Nella trama Ida è una entomologa omosessuale che non riesce a instaurare una relazione duratura con una compagna a causa della sua passione per gli insetti. La donna, infatti, ha la casa popolata da numerosissime specie di animaletti e la sua collezione finisce spesso per causare disgusto nelle sue compagne. Un giorno Ida conosce Misty, una ragazza introversa che passa le sue giornate a disegnare fate nell’atrio dell’edificio in cui Ida lavora. Le due si innamorano e Misty va ad abitare a casa di Ida, dal momento che anche lei adora gli insetti. Nel frattempo Ida riceve un misterioso pacco dal Brasile in cui è contenuto uno strano insetto che apparentemente non appartiene a nessuna razza catalogata. L’insetto, che si mostra subito molto aggressivo, riesce a fuggire dalla sua teca e morde Misty. Da quel momento la ragazza comincia a subire una inquietante mutazione caratteriale…e fisica!

Gran parte della riuscita di “Creatura maligna” va agli attori e soprattutto alla protagonista Angela Bettis, un’attrice particolarmente legata a personaggi dark o sofferenti dell’universo horror. Da Carrie White nel remake di “Carrie – Lo sguardo di Satana” alla May dell’omonimo film, passando per ragazze problematiche in “La mossa del diavolo” e “Ragazze interrotte”, la Bettis offre qui la sua prova migliore, una dolcissima entomologa dalla vistosa carenza affettiva e dal carattere fin troppo docile e sottomesso. Una ragazza vittima delle sue passioni e dei pregiudizi di chi la vede una “depravata” a causa dei suoi gusti sessuali, eppure sempre estremamente positiva nell’affrontare la vita e gli ostacoli che le si pongono. Creatura MalignaDall’altra parte abbiamo Misty, una ragazza introversa e misteriosa, interpretata da un’altrettanto brava Erin Brown, un’attrice che ha sulle spalle una lunghissima lista di pellicole fanta-erotiche con lo pseudonimo di Misty Mundae. Il volto coperto da una lunga chioma di capelli castani, lo sguardo perso nel nulla di chi sta sognando a occhi aperti, una passione per le fate, Misty ci viene presentata come una eterna ragazzina, un’innocente che si troverà ad affrontare l’orrore della mutazione. Una mutazione che coinvolge prima il carattere, trasformando un animo fragile in una ragazza emancipata e spregiudicata; passando poi ad un mutamento fisico, annunciato da una putrescente ferita che non riesce a rimarginarsi e chiuso da una completa metamorfosi che cita il leggendario Seth Brundle del cronenberghiano “La mosca”, ma anche i vecchi b-movie con creature mutanti.

(Roberto Giacomelli 2005 da horrormovie.it)

 

sabato 10 gennaio 2009

discese libere

 


chi riuscirebbe a fare di meglio????

 

Jamin-a



Lengua 'nfeuga Jamin-a
lua de pelle scua
cu'a bucca spalancà
morsciu de carne dua
stella neigra ch'a luxe
me veuggiu demua
'nte l'umidu duçe
de l'ame du teu arveà
ma seu Jamin-a
ti me perdunié
se nu riusciò a ésse porcu
cumme i teu pensé

destacchete Jamin-a
lerfe de uga spin-a
fatt'ammia Jamin-a
roggiu de mussa pin-a
e u muru 'ntu suù
sugu de sa de cheusce
duve gh'è pei gh'è amù
sultan-a de e bagascie
dagghe cianìn Jamin-a
nu navega de spunda
primma ch'à cuae
ch'a munta chin-a
nu me se desfe 'nte l'unda
e l'urtimmu respiu Jamin-a
regin-a muaé de e sambe
me u tegnu pe sciurti vivu
da u gruppu de e teu gambe

JAMINA

Lingua infuocata Jamina
lupa di pelle scura
con la bocca spalancata
morso di carne soda
stella nera che brilla
mi voglio divertire
nell'umido dolce
del miele del tuo alveare
sorella mia Jamina
mi perdonerai
se non riuscirò a essere porco
come i tuoi pensieri

staccati Jamina
labbra di uva spina
fatti guardare Jamina
getto di fica sazia
e la faccia nel sudore
sugo di sale e cosce
dove c'é pelo c'é amore
sultana delle troie
Dacci piano Jamina
non navigare di sponda
prima che la voglia
che sale e scende
non mi si disfi nell'onda
e l'ultimo respiro Jamina
regina madre delle sambe
me lo tengo per uscire vivo
dal nodo delle tue gambe

luci e ombre dell'altro

 
E’ dimostrato che ogni cultura costruisce i suoi stereotipi e le sue scelte in base a valori contingenti, legati magari al vivere comune o al rispetto di norme, che la comunità si dà.
Ma come avviene in ogni contesto chiuso le regole sono per lo più fatte da pochi e comunque non tengono spesso conto dei bisogni individuali (il famoso disagio della civiltà).

Si parla allora di identità culturale e religiosa dove un più o meno esteso numero di individui compartecipa e aderisce a modelli che non riescono, peraltro, a contenere il TUTTO.

Cosa succede quando ci troviamo di fronte al DIVERSO che non rientra in questo TUTTO, in questo sistema organizzato che ci rassicura e ci rende spesso UGUALI agli altri?
Quanto siamo in grado di tollerare l’influenza dell’ALTRO diverso da ME?
Anche l’incontro-scontro con culture diverse in un contesto saturo può dare sfogo ad un certo senso di intolleranza, così come la diversità rispetto alle condotte sessuali, vedi l’omosessualità o anche la diversità di credo ecc.
Cosa si cela dietro al giudizio o spesso al pregiudizio che ci riporta da una parte a rimanere in un contesto protetto e dall’altra a rifiutare il contatto con il diverso?
Quali parti in “ombra” sollecitano il nostro contatto con la diversità, tali da richiedere spesso una nuova INTEGRAZIONE alla “luce” del nostro pensiero razionale?

E poi l'attuale società sembra essersi “disgregata” in una molteplicità di sistemi, ognuno dei quali, a sua volta, produce riferimenti valoriali spesso del tutto autoreferenziali, sempre meno attenti alla relazione umana e alla dignità dell’uomo. Se la cultura moderna ci ha fatto scoprire l’individuo, sostenendone l’affermazione in ogni ambito della vita sociale; se il pensiero filosofico del secondo Novecento, dopo l’immane tragedia del più grande conflitto mondiale, ci ha rivelato la fondamentale importanza dell’altro, è ora giunto il momento di affermare la centralità della relazione con l’altro, la necessità che gli individui imparino a riconoscersi reciprocamente. Cuore di tutta la conversazione l’alternativa tra l’equilibrio emotivo e il caos emotivo che avvicinano o allontanano dal benessere e dalla felicità in dipendenza della qualità della relazione. L’autentica relazione reciproca, umanizzante fondata sul principio di fraternità e sul rispetto della “Regola d’oro” – fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te – alla fine risulta essere il vero rimedio capace di riumanizzare ogni comportamento nel superamento definitivo del paradigma amico-nemico.
Riconoscere dunque l’altro amandolo fino a sentirlo parte integrante di sé e del proprio mondo interiore ed esteriore appare l’unica risposta piena alla realizzazione di sé e al bisogno di felicità.

 

le conseguenze

 


La cosa peggiore che può capitare ad un uomo che trascorre molto tempo da solo è quella di non avere immaginazione. La vita, già di per sè noiosa e ripetitiva, diventa in mancanza di fantasia uno spettacolo mortale.

 

venerdì 9 gennaio 2009

una cena quasi perfetta

 
tanto per riallacciarsi a quello che dicevamo ieri...
Se, viaggiando nel tempo, vi trovaste nel 1909, a bere uno schnapps al caffé con il giovane Hitler lo sopprimereste subito, per evitare la II guerra mondiale, o lascereste che il destino si compia?



Ero nei Marines, ho fatto la guerra.
Davvero? Quale guerra?
Desert Storm.
Quella non era una guerra! Era una campagna pubblicitaria dei repubblicani!

 

giovedì 8 gennaio 2009

le teorie di Raskolnikov

 
"Vedi, io mi chiedevo sempre: perché sono cosí stupido? Perché, se sono stupidi gli altri e io so di sicuro che sono stupidi, non cerco di essere piú intelligente di loro? Poi ho capito, Sònja, che se si vuol aspettare che tutti diventino intelligenti, ci vorrà troppo tempo... E ho capito anche che questo non accadrà mai, che gli uomini non cambieranno, che non c’è nessuno in grado di cambiarli, e non val la pena di perderci il tempo! Proprio cosí! È la legge... Una legge, Sònja! È cosí!... Adesso so che chi è forte di mente e di spirito domina il suo prossimo! A chi osa molto, si dà sempre ragione. Chi è capace di sputare sulle cose grandi, diventa il loro legislatore, e chi osa piú di tutti, piú di tutti ha ragione! Cosí è stato finora e cosí sempre sarà! Solo un cieco non lo vede!”

Nel dire questo, Raskòlnikov, pur guardando Sònja, non si preoccupava piú se lei capiva o no. Era completamente in preda alla febbre, a una specie di tetro entusiasmo. È vero: da troppo tempo non parlava con nessuno! Sònja capí che quel cupo catechismo era diventato la sua fede e la sua legge.

“Allora Sònja, finalmente capii,” proseguí Raskòlnikov in tono esaltato, “che il potere spetta solo a chi osa chinarsi per raccoglierlo. C’è una cosa sola da fare: osare! E allora mi venne un’idea, per la prima volta in vita mia, un’idea che nessuno mai aveva avuto prima di me! Nessuno! A un tratto, vidi chiaro come il sole che nessuno, finora, passando accanto a tante assurdità, aveva osato né osava prendere tutto bellamente per la coda e mandarlo a quel paese! Io... io ho voluto osare, e ho ucciso.... Volevo soltanto osare, Sònja; eccola qui, tutta la verità!”

F. M. Dostoevskij, Delitto e castigo

 

mercoledì 7 gennaio 2009

per anni ho viaggiato solo in tirrenia

 


qui nevica...parecchio pure...e nemmeno quest'anno ho passato un capodanno al mare...uff..peccato..