lunedì 30 novembre 2009

Chissà se a Gabrielli piace Deodato?

 

 

mesiversari

 

 

silenzi e solitudine...potesse avere un senso tutta questa solitudine, tutto questo silenzio...

 
 

giovedì 26 novembre 2009

SLAM X


Per fare rivoluzione servono belle parole: questo il motto di SLAM X, sabato 28 e domenica 29 novembre 2009 al Csoa COX 18, Via Conchetta 18 Milano.
Scrivono gli organizzatori nel manifesto dell'evento: "Da questa città tutto se ne sta andando. Prima l’editoria, poi la musica, adesso la moda. Un tempo Milano era considerata la capitale del terziario, ora si sta tornando al primario, inteso come rendita, speculazione edilizia, assalto alla diligenza degli appalti pubblici con amministratori municipali incompetenti che blaterano di un Expo già fallito. Dall’altra parte Milano sta cercando di sbarazzarsi di tutte le realtà che nel passato l’avevano arricchita; anche e soprattutto centri sociali o piccole iniziative culturali indipendenti. Tempi bui, insomma: lo sentiamo sussurrato, scritto e anche cantato... Tuttavia ci accorgiamo che qui esiste un fermento sotterraneo, a noi pare soprattutto tra scrittori e musicisti, anche se purtroppo emerge raramente e spesso resta all’angolo, isolato nella propria singolarità. Per questo abbiamo chiamato a raccolta autori disposti a confrontarsi in pubblico leggendo brani da loro scritti durante una due giorni presso COX 18, vero e proprio simbolo della Milano non conforme".
Slam X è un festival di reading, performance e letture organizzato da Agenzia X, che sarà anche un’occasione di dialogo e progetto a cui parteciperanno scrittrici, scrittori milanesi e alcuni importanti musicisti. Una galassia di artisti che rappresentano stili, sensibilità e opinioni differenti, ma pronti a salire sul palco del Centro Sociale COX 18 per leggere testi che richiamano a un’altra idea di città.
Sabato 28 novembre 2009 – dalle h 21 in poi, domenica 29 novembre 2009 – dalle h 17 in poi: ingresso con sottoscrizione.

SABATO 28 NOVEMBRE
dalle 21 alle 2 in Cox 18
orari definitivi

21.00 – Marco Spreafico
21.15 – Manolo Morlacchi
21.30 – Rosso Pane
21.40 – Pippo U.net
21.55 – Matteo Speroni
22.10 – Giusi Marchetta
22.25 – Anna Ruchat
22.45 – Giorgio Falco
23.05 – Igino Domanin
23.25 – Giuseppe Genna
23.50 – Antonio Scurati
00.10 – Silvia Avallone
00.30 – Alessandro Bertante
00.50 – Marco Philopat
01.10 – Vasco Brondi (Le luci della centrale elettrica)
01.30 – Duka
01.50 – Efraim Medina Reyes
02.15 – Max Casacci (Subsonica)
02.30 – Marco Rovelli (performance musicata)

DOMENICA 29 NOVEMBRE
dalle 17 alle 22 in Cox 18

17.00 – Alessandro Nebbia
17.10 – Ginevra Morali
17.20 – Lorenzo Fe
17.35 – Matilde Quarti
17.45 – Alex Foti
18.00 – Reginazabo
18.20 – Matteo Di Giulio
18.40 – Ade Zeno
19.00 – Alessandro Beretta
19.30 – Ivan Guerrerio
19.45 – Vincenzo Latronico
20.05 – Paolo Cognetti
20.25 – Andrea Scarabelli
20.40 – Peppe Fiore
21.00 – Enrico Gabrielli (Calibro 35)
21.20 – Sandrone Dazieri
21.40 – Antonio Moresco
22.00 - Mihai Butcovan
22.20 – Vincenzo Costantino Cinaski
22.40 – Max Collini (Offlaga Disco Pax)
22.50 – Federico Dragogna (Ministri)

Peccato che come al solito ci siano così poche donne...beh..io sono stata infilata come deejay, per vostra sfortuna...ah!ah!ah!

bisogna provare provare provare provare....

Possibile che una buona parte delle persone parli senza la minima coerenza con gli atti che dovrebbero seguire alle parole??? C'è sempre una discrepanza troppo netta tra il dire ed il fare...Qualcuno lo risolve cercando di parlare il meno possibile...in modo che ogni azione sia sempre qualcosa di nuovo.. qualcuno invece inizia a costruirsi una storia che poi sfocerà inevitabilmente in un atto. Io credo che per provare a vivere ci sia bisogno di sperimentare entrambe le cose, anche con il rischio di sbagliare...mi viene troppo in mente quella scena bellissima di Non ci resta che piangere dove c'è la Sandrelli che gioca a palla...


"Passavo di qua e, vedendo questa sfera che volteggiava nell'aria... nell'aire... ma che gioco è?" - "la palla!" esclama lei "Pensi che riesco a prenderla anche due, tre volte.." - "azz, anche due tre volte! sarà difficile?" - "No, bisogna provare, provare provare provare provare provare...

domenica 22 novembre 2009

try...just a little bit harder

Periodicamente e in maniera paradossale quando mi sento veramente insicura, decido di superare i miei limiti, in primis la paura. Non è nemmeno più una sfida. Forse lo faccio esclusivamente per quella sensazione che potrà darmi se invece riesco nell'intento che mi sono proposta. Sto perdendo troppe cose: stima in me stessa e soprattutto tempo. Ed il tempo non è mai uno scherzo. Va usato e bene. E soprattutto le cose si possono cambiare. Dal piccolo.

sabato 21 novembre 2009

inertia creeps

 

 
...Moving up slowly
Inertia keeps
Moving up slowly
Inertia creeps
Moving up slowly
Inertia keeps
Moving up slowly
She comes
Moving up slowly
Moving up slowly...

troppo tardi...

 
 

 
 

venerdì 20 novembre 2009

i poteri della mente

 
 
 
"Se qualcuno che ha l'anima malvagia pensa fortemente di nuocere altrui, lo desidera con violenza, ne ha l'intenzione certa e crede fermamente di potergli nuocere, non è da porre in dubbio che la natura non obbedisca ai pensieri della sua anima".

(Ruggero Bacone, Opus Majus)

 
 

Occorre in primo luogo combattere il timore degli influssi esterni; la paura è un'emozione distruttrice poichè rende gli uomini negativi e vulnerabili agli influssi estranei, attirando le vibrazioni nefaste. Apre la porta a ciò che si teme. Occorre annientare ogni pensiero di pessimismo, di scoraggiamento, di timore e di debolezza. Occorre annientare l'odio, perché l'odio è l'emozione più negativa.

mercoledì 18 novembre 2009

piaceri & dispiaceri

 

Ultimamente godo di più di una buona lettura che delle relazioni.
Una volta mi ricordo di aver letto che questa cosa è sintomatica di chi è infelice.

domenica 15 novembre 2009

un'altra prospettiva

Subito all’inizio della Genesi è scritto che Dio creò l’uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci e gli animali. Naturalmente la Genesi è stata redatta da un uomo, non da un cavallo.

Non esiste alcuna certezza che Dio abbia affidato davvero all’uomo il dominio sulle altre creature. È invece più probabile che l’uomo si sia inventato Dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca e sul cavallo.

Il diritto di uccidere un cervo o una mucca è l’unica cosa sulla quale l’intera umanità sia fraternamente concorde, anche nel corso delle guerre più sanguinose.

L’umanità sfrutta le mucche come il verme solitario sfrutta l’uomo: si è attaccata alle loro mammelle come una sanguisuga. L’uomo è un parassita della mucca; questa è probabilmente la definizione che un non-uomo darebbe dell’uomo nella sua zoologia.

(Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, 1984)

the strangers

 


“Why you are doing this to us?”
“Because you were home.”


Perché lo fai? Perché ne ho voglia e posso, caro.
Benvenuti nel nuovo millennio dove finalmente non c’è bisogno di complicate spiegazioni per il gesto, per il sopruso, per l’essenza stessa del potere. C’è solo il gesto, capace di esaurire ogni orizzonte e di toglierci tutto mentre noi ci lamentiamo e chiediamo perché.
Non c’è bisogno di altro, e si spalanca il baratro.


www.latelanera.com
 

a chi grida

 

 
Tiro senza respirare - una storia che non c'è
scrivo dentro ad un furgone - che mi porterà da te
ogni volta si riparte - dallo stesso caffè
ogni volta si disegna - una meta che non c'è
l'infinito è un paesaggio - sento che viene a me
e se allungo una mano - lui mi porterà da te
cosa sarò come sarò - cosa sarò come sarò
questo corpo così strano - non l'ho proprio scelto io
questo dare alle stelle - l'importanza di un Dio
chi mi ha dato una mano - e chi se n'è andato via
chi ha capito chi ero - dietro tanta follia
chi mi gioca uno scherzo - ma ora rido di lui
chi mi odia davvero - non lo scoprirà mai
cosa sarò come sarò - cosa sarò come sarò
c'è uno spazio reale - è uno spazio che c'è
in un uomo animale - che ora sta in mezzo ai sé
il deserto è lontano - mille miglia da me
il mio cuore africano - corre verso di te
come il sole sopra il mare - vorrei stare su di te
come il caso sceglie il fato - e sorride sui perchè
cosa sarò come sarò - cosa sarò come sarò
a chi sogna di volare a chi ride nel dolore a chi grida
a chi pensa di fallire a chi muore per amore a chi grida
a chi gira intorno al sole a chi spera di tornare a chi grida
a chi mira a stare all'erta a chi chiude la sua porta a chi grida
sfido il vento che mi ha portato a te sfido anche me
sfido un sole che mi ha legato a te come a un ricordo
sfido il vento che mi ha legato a te sfido anche me
sfido un sole che mi ha legato a te come a un ricordo

(Babyra Soul)

impara a nuotare

 
 
 
 
la paura trionfa sulle menti poco allenate
(Elettrojoyce, L'evoluzione dei pesci)

 
 
 
 

sabato 14 novembre 2009

Verita e giustizia per stefano Cucchi

 

 
"Stefano Cucchi è stato ucciso dallo Stato ed è l'ennesima vittima della stagione della repressione in italia."

"Mio fratello non è un eroe ma una vittima ma questo non giustifica quello che gli è accaduto e perciò chiediamo giustizia. Nonostante gli sbagli e le fragilità non meritava di finire così in solitudine la sua breve vita. Quello che chiediamo è che altre persone non debbano passare quello che ha passato Stefano"

"Stefano è stato ucciso. E' passato dalla Stazione dei carabinieri di Tor Sapienza e loro non sono stati, è passato per Regina Coeli e loro non sono stati, è passato per il tribunale e non sapevano niente e alla fine è morto in un letto dell'ospedale Pertini"

 

Che incubo questa notte. Immagini di due corpi martoriati (martiri-zzati, stessa radice, stesso significato: martiri, testimoni) si sovrapponevano e si confondevano nel sogno. Immagini difficili da sopportare, impossibili da raccontare. Un volto tumefatto che si trasformava di colpo in un altro volto, altrettanto tumefatto – sapete come capita nei sogni – e io avevo la nausea e non capivo. Mi sono svegliato e i giornali erano lì, ai piedi del letto.

Non si trattava solo di un incubo notturno. Le fotografie c’erano davvero: quelle del corpo di Stefano Cucchi, di pochi giorni fa, e quelle dell’Espresso di 34 anni fa, con il corpo di Pier Paolo Pasolini, abbandonato all’Idroscalo di Ostia e che era sembrato un mucchietto di spazzatura alla donna che l’aveva trovato.

Pasolini, 2novembre1975
Il corpo di Pasolini, 2 novembre 1975

Pasolini ucciso non si sa da chi ma si sa perché, Stefano Cucchi ucciso si sa da chi (più o meno) ma non perché.

Ma proprio la terribile somiglianza delle immagini risponde in realtà a entrambe le domande: chi? perché?

Perché c’è un punto in cui l’odio la rabbia la paura, una paura che diventa ferocia e che va oltre la ferocia, non si accontentano non possono accontentarsi di togliere violentemente la vita a qualcuno. Vanno oltre. Devono andare oltre. Oltre l’assassinio. Hanno bisogno di infierire (fiere, ferocia) deturpare sfigurare scassare il corpo anche dopo l’ultimo fiato (non sappiamo ancora se sia stato esattamente così per Stefano, ma non mi stupirebbe e comunque importa poco).

È quando una persona in-carna – volontariamente o no, “testimonia” – qualcosa di cui l’altro non riesce a sopportare nemmeno l’idea: frocio drogato comunista, siamo sempre lì, siamo ancora lì.
“Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte / mi cercarono l’anima a forza di botte”. De Andrè. Cercare l’anima. Sinonimo di rubare, rubare l’anima. Perché la violenza di cui sto parlando solo a questo mira: cancellare l’anima (un’idea, un’identità, un valore, una diversità, un sogno…).

Un paradosso che dovrebbe piacere ai cattolici, ma che piace sicuramente molto anche a me: che si possa cancellare un’anima solo cancellando un corpo, un corpo inerme e inerte che con furia cieca si pesta calcia frusta bastona. Sfregiandolo fino alla soglia dell’irriconoscibilità.


Piergiorgio Paterlini

venerdì 13 novembre 2009

ditelo con un disco...

 
 
 
 

 
 
 
 

giovedì 12 novembre 2009

sola al pascolo

 

Sto un po' trascurando il pascolo ultimamente...ma in questo periodo è veramente difficile per me trovare qualcosa da dire che non sfoci in un lamento indigesto e autodistruttivo...inserirò poche righe trovate in una vecchia recensione di un album dei Sushi, gruppo della scena torinese che credo ormai non esista nemmeno più.. L'album si chiama "Un mondo terribilmente volgare" e sarà disponibile tra qualche giorno su breakfast jumpers...per ora solo queste parole:

E’ dalla televisione che posso vedere ciò che succede nel mondo E quello che vedo non mi piace affatto. Siamo incapaci di essere felici. Violenza, astio, egoismo, ignoranza, indifferenza, arroganza, prepotenza, ambizione. Abbiamo inventato degli “oggetti” che avrebbero dovuto facilitare la vita di ognuno di noi e il risultato è che ne siamo schiavi e che non potremmo più farne a meno. Siamo progrediti nel modo sbagliato rendendo l’esistenza sempre più opprimente, grigia e faticosa. Abbiamo paura di restare soli, perciò cerchiamo di rimanere vicini, molto vicini.

martedì 10 novembre 2009

vorrei

 

 

Se potessi esprimere un desiderio..uno dei tanti...vorrei essere come voi..una convivenza che è anche condivisione di passioni, interessi, stimoli reciproci...

lunedì 2 novembre 2009

Un fascio... non ha prezzo


E’ notizia di ieri pomeriggio il bliz di Casapound, Cuore Nero e Blocco Studentesco a Radio Popolare. In pratica una quindicina di ‘camerati’ del centro sociale di estrema destra si sono presentati in Via Ollearo, la sede di Radio Popolare, e hanno appeso uno striscione “Un fascio... non ha prezzo - per il resto c’è Radio Popolare” oltre ad adesivi sulla porta dell’ingresso. Secondo il portavoce di Casapound si è trattato non di un gesto intimidatorio ma di un’azione “futurista” per rivendicare il dissenso degli stessi ad alcune parole di uno speaker di Radio Popolare che il giorno precedente avrebbe gettato fango su Casapound.
 

 
«Un messaggio intimidatorio chiarissimo. Un’aggressione contro chi dà spazio alle voci democratiche e antifasciste». C’erano meno di dieci persone tra giornalisti e tecnici in redazione, nella sede di via Ollearo di Radio Popolare, quando sono apparsi nei monitor delle telecamere i militanti di Cuore Nero e Blocco studentesco, gruppi di estrema destra federati con Casapound e raccolti dietro uno striscione. Alcuni hanno il volto coperto da caschi e felpe e in radio si vivono lunghissimi minuti di tensione. Il portiere chiude a chiave l’ingresso ed evita che le teste rasate entrino in radio dove sta per partire il radiogiornale, con il conduttore che dà in diretta la notizia del blitz.
 

 
Sullo striscione — “Un fascio... non ha prezzo, per il resto c’è Radiopopolare” — un chiaro riferimento a quello che ha portato al raid: le frasi giudicate «offensive» della trasmissione Passatel di venerdì scorso, quando dai microfoni dell’emittente è partito un boicottaggio per il convegno organizzato da Casapound a Bergamo. Nella trasmissione — una sorta di bacheca radiofonica di annunci di compravendita — un ascoltatore ha messo “in vendita fasci di merda causa sgombero Casa Pound”. «Ci ha spiazzati — dice Francesco Cappuccio, il portavoce di Cuore Nero, federato in Casa Pound — Abbiamo voluto rispondere con goliardia per far capire che si può far politica senza gettare fango sugli altri». Ma l’iniziativa serve anche a dare visibilità a un pezzo di estrema destra, in concorrenza con movimenti rivali come Hammer e Forza Nuova.

(Milano.repubblica.it, 1 novembre 2009)

domenica 1 novembre 2009

una vecchia sporcacciona

 


Brillante, essenziale e diretta come solo i folli sanno essere...come chi ha sperimentato tanto dolore che non cerca più l'approvazione di nessuno...Mio padre parlava della Merini sempre con simpatia...l'aveva curata un tempo, quando esisteva ancora lo studio della Croce Rossa in Ticinese e lei l'aveva ricambiato con un sacco di libri e di battute sconce ma divertenti...
E alla fine se ne sono andati solo a poca distanza di mesi l'uno dall'altra...

Non ho bisogno di denaro

 
 
 
Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

(Alda Merini)

 
 
 

morto di carcere

 


Queste sono le foto scattate al cadavere di Stefano Cucchi, il detenuto morto nel carcere di Regina Coeli, a Roma. È stata la stessa famiglia ad autorizzarci a pubblicarle. Sulla sua morte serve verità, così come chiede la sua famiglia. Stefano venne fermato il 15 ottobre scorso per droga al Parco degli Acquedotti di Roma. È morto all’ospedale Sandro Pertini il 22 ottobre dopo essere passato per gli ambulatori del Tribunale, del carcere di Regina Coeli e dell'ospedale Fatebenefratelli senza avere mai la possibilità di essere visitato dai parenti. Oggi, in una conferenza stampa organizzata al Senato dal presidente di 'A buon diritto' Luigi Manconi, a cui hanno partecipato anche l'avvocato dei Cucchi Fabio Anselmo e alcuni parlamentari, tra i quali Emma Bonino, Rita Bernardini, Felice Casson e Renato Farina, sono state distribuite ai presenti queste foto. Agli occhi dei genitori si e' presentato, secondo la ricostruzione, con il volto tumefatto, un occhio rientrato, la mascella fratturata e la dentatura rovinata. ''L'atto di morte e' stato acquisito dal pm - ha spiegato il legale Fabio Anselmo - per cui non abbiamo in mano nulla, se non le foto scattate dall'agenzia funebre e un appunto del medico legale. Non sono stati riscontrati traumi lesivi, a quanto appare, chepossono averne causato la morte. Si parla di ecchimosi ed escoriazioni e sangue nella vescica, per cui e' difficile saperequando e soprattutto come e' morto''. Stefano, a quanto confermail legale, soffriva di epilessia. Il Ministro Alfano ha parlato di “caduta accidentale dalle scale”. Ma non basta. E ora il padre di Stefano chiede la verità anche al ministro La Russa. “Mio figlio in quei momenti era sotto la tutela dello Stato – ha detto Giovanni Cucchi - dunque questa vicenda non può passare sotto silenzio. E dato che e' stato preso in consegna dai Carabinieri chiediamo chiarezza anche al ministro della Difesa Ignazio La Russa''.

(Da www.cnrmedia.com)
 

 

 


ai posteri l'ardua sentenza...



ROMA - La neobrigatista Diana Blefari Melazzi, in carcere per l'omicidio del professor Marco Biagi nel 2002, si è suicidata. Ieri sera, dopo che le era stata notificata la sentenza della Cassazione, ha tagliato le lenzuola, le ha annodate con cura facendo un cappio e si è impiccata nella cella di Rebibbia.

La donna, che nel giorno dell'arresto si era dichiarata "militante rivoluzionaria del partito comunista combattente", era l'affittuaria del covo di via Montecuccoli, un appartamento dove i terroristi responsabili della morte di Biagi e D'Antona custodivano un arsenale con 100 chili di esplosivo e l'archivio delle "Nuove Brigate Rosse". Riconosciuta come "la compagna Maria" - che Cinzia Banelli indicò fra le staffette che seguirono il professor Biagi la sera dell'omicidio - alla Blefari sono stati attribuiti il noleggio del furgone usato per la preparazione dell'omicidio e la partecipazione al pedinamento a Modena. Sul suo portatile fu rivenuto anche il file con la rivendicazione dell'omicidio.

Inizialmente si era mostrata sicura di sé, ricalcando l'atteggiamento già assunto da Nadia Desdemone Lioce, la mente della nuova organizzazione terroristica. Ben presto però le certezze si erano incrinate, lasciando spazio a un profondo stato di prostrazione psichica. Il giorno della condanna in primo grado fece a pezzi tutto quello che riuscì ad afferrare. Una scena violentissima, seguita da astenia, autoisolamento, rifiuto del cibo e dei liquidi.

I medici di Rebibbia chiesero un trattamento sanitario obbligatorio "in altra struttura più idonea", essendo concreto, così scrissero, il pericolo di vita per la detenuta. L'ultima perizia psichiatrica è datata aprile. Era stata disposta per verificare la sua capacità di stare in giudizio e quella di intendere e di volere, dopo che la terrorista aveva aggredito un agente di polizia penitenziaria.

Dopo la condanna in primo e secondo grado la Suprema Corte, il 7 dicembre 2007, aveva annullato con rinvio la sentenza d'appello emessa nei suoi confronti sottolineando vizi di motivazione sulla sua condizione psichica. L'Appello aveva riesaminato il caso disponendo una perizia psichiatrica con la quale era stata accertata la capacità dell'imputata di stare in giudizio. L'ergastolo era quindi stato confermato il 27 ottobre, e ieri pomeriggio il verdetto le era stato notificato in cella.

Dopo poche ore, attorno alle 22.30, utilizzando lenzuola tagliate e annodate, Diana Blefari Melazzi si è tolta la vita. Ad accorgersi quasi subito dell'accaduto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria: hanno provato a rianimarla senza però riuscirvi.

"Siamo sotto choc, abbiamo fatto tante battaglie, abbiamo cercato in tutti i modi di far riconoscere il suo profondo disagio. Ora è troppo tardi", commenta l'avvocato Caterina Calia. Il suo collega Valerio Spigarelli ammette di essere sconvolto così come non gli era mai capitato. "Era un suicidio prevedibile - fa eco il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni - Le mie collaboratrici mi dicevano che era un caso drammatico". Della stessa opinione Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, che si batte per i diritti dei detenuti: "E' il sessantesimo caso di suicidio in carcere dall'inizio dell'anno, si tratta dunque di un emergenza a cui va data urgentemente una risposta". La polizia penitenziaria, prima ancora che qualcuno sollevi dubbi sulla vigilanza della detenuta, fa sapere tramite una nota del sindacato Osapp: "Non abbiamo bisogno altre polemiche. Rebibbia è uno dei carceri più grandi d'Europa con il maggior disavanzo a livello di personale".

(Da Repubblica.it)