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lunedì 5 luglio 2010

i fiori del mare del nord

 

Non conoscevo Fabio personalmente...ma di certo sarà stato contento di tanta cura, di tanto entusiasmo...e di tanta commozione, anche da parte di chi, come me, non lo conosceva...


...e per chi c'era... purtroppo non ho ancora un'immagine che rendesse tutti quei palloncini... Qui trovate il link allo spettacolo...

 
 

sabato 8 maggio 2010

Lo Stato Credibile

 
A che serve essere vivi
se non si ha il coraggio
di lottare?



Ieri sono stata alla Paolo Grassi a vedere un saggio degli attori che studiano al terzo anno.
"Lo stato credibile è uno spettacolo nato da un’indagine sul campo realizzata con gli allievi della Scuola Paolo Grassi, attraverso interviste a giudici e pubblici ministeri presso i Palazzi di Giustizia di Milano, di Modena e di Torino. Nelle prime interviste abbiamo chiesto ai giudici e ai pubblici ministeri incontrati di raccontarci ciò che ritenevano potesse essere oggetto di una narrazione teatrale. Qualcuno ha ripercorso la propria carriera, altri episodi che li avevano profondamente segnati o che, sollecitati dalla nostra richiesta, gli ritornavano inaspettatamente alla mente. E tutti ci hanno spiegato le fondamenta della cultura giuridica.
Alla fine di ogni incontro ne uscivamo turbati, perché molte storie delle storie ascoltate erano dolorosissime. Ma anche affascinati, perché chi raccontava era un esempio di coerenza morale, di consapevole lucidità, di alta professionalità. Anche increduli, perché scoprivamo come l’informazione niente racconta della complessità del lavoro del giudice, anzi, il più delle volte ne offre un’immagine distorta e lontana dalla realtà. Anche contenti perché si riceveva lezioni di storia contemporanea. E, ovviamente, frastornati."

(Mimmo Sorrentino)


Spera giovane magistrato di trovare un bravo maestro. Il nostro è un lavoro di artigianato mentale. Il nostro è un lavoro di artigianato dell’anima. Solo un bravo artigiano potrà mostrarti il mestiere. Sappi che parlerai poco e molto invece dovrai ascoltare. Parlerai con le parole sofferte delle tue motivazioni con cui arrivi a sentenza. Sono loro, il pezzo pregiato del tuo artigianato. Ma nessuno le ascolterà. Nessuno le leggerà. Al pubblico interesseranno solo le tue fredde sentenze. E’ questo il prodotto che si esige da te. Il risultato, non il procedimento. Il prodotto, non la sofferenza e lo studio che lo generano. Per questo sarà difficile comunicare agli altri l’essenza del tuo lavoro. Ma è per gli altri che lavorerai. Perché rendendo con la tua azione credibile lo Stato, tu migliori la qualità della vita di tutti quelli che vi abitano.


(Dallo spettacolo "Lo stato credibile")

 

mercoledì 17 marzo 2010

associazioni inconsuete...

 


Non c'è niente dentro me qui a Varanasi
Perchè dentro ci sei tu, la mia Varanasi Baby
Sai che io non penso più a nessuno
Sai che io non voglio più nessuno
Non ho niente dentro finchè dentro tu ci sei
Anche se non ricordo più il sapore che hai

 

giovedì 25 dicembre 2008

arrivederci...

« Le prime rappresentazioni delle opere di Harold Pinter furono massacrate dai critici. Ad eccezione di Harold Hobson, scrissero tutti che era un autore eccentrico, inaccettabile, incomprensibile, che non aveva nulla da dire. Oggi forse è l'autore [vivente] più rappresentato al mondo ma, come dice egli stesso, «Adesso sono diventato comprensibile, accettabile, eppure le mie commedie sono sempre le stesse di allora. Non ho cambiato una sola battuta!». »

(Alessandra Serra)



Raramente un autore è stato così immediatamente metaforico per forza poetica, per qualità e invenzione drammatica come Harlod Pinter, che era considerato da tempo un classico del Novecento. Non si è mai tirato indietro davanti all’impegno civile e col tempo è passato da una vena più esistenziale a una più decisamente politica mantenuta fino all’ultimo. Di pochi mesi fa il suo ultimo appello per fare giustizia ed individuare i responsabili dell’uccisione di Anna Politkovskaia. Ma tanto fu diretto nella vita quanto invece allusivo sulla scena, dove diede vita al teatro della minaccia ('’La vita di ognuno di noi è sempre minacciata e incerta. Viviamo nella repressione e fingiamo di vivere nella libertà'’). La sua è l’arte di scrivere per sottrazione, costruendo personaggi e vicende esemplari, sganciate da ogni contingenza. E nonostante questo riuscendo a farli sentire vivi, concreti, esemplari.
La drammaturgia pinteriana, ha provocato una rivoluzione mettendo in scena i conflitti umani senza azione, una lotta tra individui giocata esclusivamente sulla parola, sullo scambio delle battute, utilizzate come vere e proprie armi. I personaggi di Pinter di solito bevono, fumano, passeggiano in una stanza, si guardano ma niente di più accade in scena. Il ruolo e la forza del testo e la capacità di cogliere i personaggi con le loro ambiguità, insicurezze e desideri è il grosso del lavoro sulla messa in scena.

Riassumo qui sotto solo la sua opera teatrale..
* La stanza (The Room) (1957)
* Il compleanno (The Birthday Party) (1957)
* Il calapranzi (The Dumb Waiter) (1957)
* La serra (The Hothouse) (1958)
* Il guardiano (The Caretaker) (1959)
* L'amante (The Lover) (1963)
* Il ritorno a casa (The Homecoming) (1964)
* Il seminterrato (The Basement) (1966)
* Paesaggio (Landscape) (1967)
* Silenzio (Silence) (1968)
* Vecchi tempi (Old Times) (1970)
* Monologo (Monologue) (1972)
* Terra di nessuno (No Man's Land) (1974)
* Tradimenti (Betrayal) (1978)
* Voci di famiglia (Family Voices) (1982)
* Victoria Station (1982)
* Una specie di Alaska (A Kind of Alaska) (1982)
* Il bicchiere della staffa (One for the Road) (1984)
* Il linguaggio della montagna (Mountain Language) (1988)
* Party Time (1991)
* Chiaro di luna (Moonlight) (1993)
* Ceneri alle ceneri (Ashes to Ashes) (1996)
* Anniversario (Celebration) (1999)
* Alla ricerca del tempo perduto (Remembrance of Things Past) (adattamento teatrale dell'opera di Marcel Proust) (2000)

...senza mai dimenticare il lavoro cinematografico con joseph Losey.
Ecco un altro grande che se ne va..

martedì 7 ottobre 2008

La Mia PRiMAVeRA di PRaGA


Quarant'anni fa la Primavera di Praga: il Piccolo Teatro Studio di Milano ha celebrato quell'evento con uno spettacolo ieri 6 ottobre. Jitka Frantova, attrice praghese e moglie di Jiri Pelikan, diretta da Daniele Salvo, ha raccontato la sua primavera attraverso la lente della memoria personale. Emerge cosi' un'epoca che non dovrebbe essere dimenticata, la storia di due testimoni che incrociarono i loro destini umani e civili in anni cruciali per il futuro dell'Europa.

La primavera di Praga era iniziata molto presto, in gennaio, quando il segretario del Partito Comunista Cecoslovacco al potere, Novotný, un supersite dell'era staliniana, fu sostituito da Dubček, esponente della dissidenza interna e favorevole ad una progressiva liberalizzazione del regime (pluralità dei partiti, libertà di stampa, di opinione e di associazione). Riassumeva il senso del suo revisionismo nella formula di un socialismo dal volto umano, un tentativo di conciliare ciò che di buono vi è nella tradizione marxista (la giustizia economica) con il rispetto delle minime libertà individuali (i diritti naturali, proprietà privata esclusa). Timorosi che questo processo di liberalizzazione politica si estendesse agli altri paesi del blocco sovietico (la Romania di Ceauşescu era già fra i dissidenti, per non dire della Jugoslavia di Tito, ormai persa, su posizioni neutraliste), le truppe dell'URSS e di 4 Stati del Patto di Varsavia (Germania Est, Polonia, Ungheria, Bulgaria) invasero il paese, occuparono Praga, arrestarono Dubček, misero al suo posto un governo fantoccio filosovietico ed iniziarono la normalizzazione, ossia la caccia ai cosiddetti elementi antisovietici, antisocialisti, o meglio nazionalisti borghesi.

Il fatto è che né Dubček, né Palach, né altri compagni italiani con loro solidali, erano elementi antisocialisti o nazionalisti borghesi; erano, per l'appunto compagni (più o meno filosovietici), ossia credevano grosso modo nelle stesse cose in cui credevano i giovani carristi dell'Armata Rossa. Il che trasforma l'invasione di Praga in una planetaria guerra civile interna alla sinistra, con effetti devastanti nella coscienza di chi, allora, ci credeva. E quei giovani carristi erano palesemente imbarazzati, addirittura spesso piangevano anche loro mentre spingevano il carro armato in mezzo ad una folla immensa, pacifica e palesemente popolare. Piangevano tutti, aggressori ed aggrediti e la folla saliva fin sopra, fin dentro al carro armato per spiegare che non era possibile, era un equivoco, perché avevano tutti gli stessi ideali.