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domenica 13 giugno 2010

vedo, sento e parlo

 

Qualche tempo fa è uscita una nuova compilation intitolata Materiali Resistenti, dopo quella gloriosa dal nome più o meno simile di molti anni fa (Materiale resistente era un' operazione discografica del 1995 targata Corsorzio Produttori Indipendenti, legata all'omonimo concerto a del 25 aprile a Correggio, poi diventato un film diretto da Guido Chiesa).
Nella nuova compilation non è stato inserito un pezzo di Giorgio Canali, e quando qualche sera fa l'ho sentito dal vivo al concerto al Carroponte di Sesto San Giovanni ho anche capito perchè. Non credo per la bestemmia duplice finale, quanto per l'invocazione a riprendere le armi, che anzi non avremmo mai dovuto lasciare dopo l'impiccagione in piazzale Loreto...
Caro Giorgio, è dalle persone come te che urlano al mondo la propria incazzatura che dobbiamo apprendere. Perchè resistere a volte non basta, e anzi fa soffrire avere lo sfacelo di questo stato sempre davanti agli occhi.

 

giovedì 1 aprile 2010

epurazioni

 

(ASCA) - Roma, 1 apr - ''Credo non sia affatto casuale, credo si tratti di una rappresaglia'' il cambio alla conduzione del Tg1, con la rimozione di ''volti storici'' del video quali Tiziana Ferrario, Paolo di Giannantonio e Piero Damosso. Lo afferma Maria Luisa Busi, volto di punta del Tg1 delle 20 in un'intervista a Repubblica, ricordando che i tre giornalisti, insieme ad altri, non firmarono un documento a favore del direttore del Tg1 Augusto Minzolini in seguito al caso Mills (quando il Tg affermo' che il legale inglese imputato per corruzione era stato assolto mentre in realta' aveva benficiato della prescrizione).

Una rappresaglia, nota la Busi (anch'essa non firmataria dell'appello a favore del direttore) che ha colpito pure Massimo De Strobel, caporedattore centrale, ''uomo chiave della storica macchina del Tg1. Anche lui non firmatario di quella lettera, guarda caso''.

A questo punto, rivela la giornalista, ''il clima in redazione e' insostenibile. In 21 anni ho visto altri direttori riconducibili all'area culturale del centrodestra (Vespa, Rossella Mimun) ma nessuno aveva mai osato tanto.



Quanto al rinnovamento di cui parla il direttore Minzolini - continua la Busi - di che stiamo parlando? Forse che alla Bbc, alla Cnn, nella tv pubblica francese, non conta la fidelizzazione del pubblico rispetto ai volti storici?''.

Insomma per la Busi un Tg1 schierato. ''Mi chiedo come si possa dire il contrario - spiega - e' sotto gli occhi di tutti, di milioni di spettatori. Sempre meno, tra l'altro.

Abbiamo perso pubblico - nota - siamo attestati al 26% di ascolto. Incontro continuamente gente che dice 'io non vi guardo piu''''. Per la Busi ''e' difficile credere che questo non dipenda da due ordini di problemi: il primo gli editoriali. Il direttore ha il diritto di farli ma non credo debba dimenticare che si tratta del primo giornale del servizio pubblico. Che non si era mai schierato a questi livelli sui temi cari al governo e al presidente del Consiglio. Il secondo - continua la giornalista - e' la rappresentazione del Paese. Al Tg1 non si parla piu' della vita reale, dei problemi dei cittadini, di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la fa, dei cassintegrati, dei precari della scuola''.

www.asca.it/news