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giovedì 27 gennaio 2011

esorcismi

 


Insomma, un modo assai indelicato e assolutamente uncorrect di affrontare un argomento che, volenti o nolenti, sta un po' a cuore a tutti. Sì, certo, a tratti si ride, ma non è il fulcro del film la risata... bensì l'illusione di poter controllare il momento estremo di non ritorno, che viene a crollare nel mentre in cui è ancora la Morte a decidere. Ambientato in una villa tutt'altro che rassicurante, sperduta di un inverno belga (e la produzione è infatti franco-belga, perchè solo i belgi hanno un'apertura tale per affrontare certe tematiche in modo tanto grottesco e surreale), impariamo a conoscere personaggi diversissimi, che hanno come unico desiderio comune quello di morire. Nonostante non sia un'opera prima, questo film ne ha tuttavia la freschezza, dove ad una povertà di mezzi (in cui l'unica censura alla vista del sangue appare il bianco e nero che accompagna la pellicola) si frappone il tentativo (riuscito), da parte del regista, di essere diretto, sia per quanto riguarda le inquadrature, l'uso dell'effetto chiaro-scuro, che per quanto riguarda i contenuti.


Sono io la morte e porto corona,
io Son di tutti voi signora e padrona
e così sono crudele, così forte sono e dura
che non mi fermeranno le tue mura

(A. Branduardi)



Curiosità:
  • Il film affronta un tema in qualche modo legato a doppio filo con la biografia del regista; infatti dopo il tentativo di suicidio Barco investì catarticamente la sua esperienza in questa pellicola assolutamente dissacrante e geniale, ironica e veritiera, grottesca e cinica.
  • Il primo titolo pensato per la commedia nera Kill Me Please era stato "Dignitas", il nome reale dell'associazione svizzera per l'eutanasia assistita a cui s'ispira la storia al centro del film, ma il fondatore di Dignitas, il dottore e avvocato Ludwig Mannelli, avrebbe impedito l’uscita del film.
  • Il regista Olias Barco, che ha dichiarato che per questo film il suo riferimento cinematografico è stato La grande abbuffata di Marco Ferreri.
  • Il film è stato girato in sole tre settimane, senza colonna sonora e a basso costo.
  • Il regista Olias Barco girerà il prossimo film in Italia, un film su “sesso e politica”, e si chiamerà 'Roma Victor'.
  • L'attore transessuale Zazie de Paris, in passato è stato un ballerino dell’Opera di Parigi e ha lavorato molto al teatro di Berlino.



 

giovedì 1 ottobre 2009

dio è gay e fa l'arredatore!

 


Whatever Works ci riporta alle tonalità di Misterioso omicidio a Manhattan, Io e Annie, Manahattan, commedie indubbiamente leggere ma straordinarie per la loro capacità di saper mettere a nudo le paranoie, le paure, i vizi, le abitudini del popolo newyorkese ed americano in generale. Come già era successo in passato, anche questa volta Woody Allen si affida ad un alter ego, che viene incarnato dall'attore Larry David, da noi poco noto, ma negli States famoso in teatro e televisione.
 

 
Così come Evan Rachel Wood è una perfetta musa alleniana. Il suo personaggio non solo richiama alla mente la Scarlett Johansson degli ultimi tempi (Match Point, Scoop, Vicky Cristina), ma ricorda esplicitamente l’ingenua e cretina prostituta Mira Sorvino in La dea dell’amore. Non solo per la similitudine tra il rapporto dialettico Allen-Sorvino e quello David-Wood, ma anche e soprattutto per l’esplicita matrice teatrale delle due opere. Bisogna sottolineare la frequente interruzione della finzione scenica, cifra stilistica assente da qualche anno nel cinema alleniano.
 

 
Boris, il protagonista del film, parla spesso in macchina, rivolgendosi direttamente allo spettatore, cosciente di essere solo un personaggio di un mondo fittizio. I momenti in cui Boris si sfoga verso il pubblico sono i più esilaranti dell’opera, perché in essi Allen dà sfoggio di tutta la sua abilità scrittoria, della sua capacità nello scherzare senza paura con il fuoco, nel prendere in giro tutto e tutti, anche se stesso, anche il suo cinema. La sceneggiatura è perfetta, il ritmo incalzante, non c’è il tempo per memorizzare le battute che si susseguono, soprattutto nella seconda parte.
 

 
Splendida Patricia Clarckson (già vista nel ruolo di Greta nel bellissimo High Art) nel ruolo della madre, che da ultracattolica bigotta di provincia diventa un'artista sperimentatrice e liberata, perfettamente inserita nel contesto newyorkese.
 

 
Frase del film: Piccolo dialogo tra il padre ultracattolico (P) di lei e un gay (G), in un bar:

P – Ma, allora tu sei della confessione degli omosessuali..
G – Cosa? Sì, sono gay... Ma lo fai sembrare come se fosse una religione..
P – Beh, lo è...
G – ...Ma cosa dici.. In ogni caso, se lo fosse io sarei un fanatico..
P – Ma, è un peccato contro Dio, voglio dire...
G – Dio è gay...
P – ...Ma... Dio ha creato tutte le cose, gli animali, le piante, in modo così perfetto, ha creato tutto...
G – Eh, appunto... è un arredatore...

Altre critiche e riferimenti al film:

Close-up
unagiovanedibellespes.splinder.com
Dillinger.it

lunedì 1 dicembre 2008

Per WooDy

Questo per i film che amo di più:







sabato 25 ottobre 2008

ViCKiE CRiSTiNA BaRCELoNA



Maria Elèna: "Solo l'amore inappagato è davvero romantico."



Cristina: "Sarò soddisfatta solo quando troverò quello che cerco."



Cosa cercano la bionda Scarlett Johansson e la bruna Rebecca Hall nella sensuale città catalana? La conferma dei loro pregiudizi.
Dietro tanta leggerezza qua e là vibra, ben dissimulata, una nota di inquietudine e amarezza vera. Come càpita solo ai più grandi, anche nelle opere "minori".


Fabio Ferzetti Il Messaggero

Come al solito Woody Allen si rivela un fine psicologo, analizzando principalmente due patologie tipiche della nostra epoca..da una parte abbiamo quelli che si accontentano e dall'altra quelli che non sanno godersi nulla, neppure se conquistato a fatica.. nemmeno se all'apparenza gratificante e appagante..Soprattutto, in entrambe le protagoniste appare chiaro che quello che abbiamo desiderato quando lo otteniamo non ci piace più; ed io non ho trovato nè voyerismo, nè desiderio di trasgressione nella rappresentazione di storia a tre.. Woody Allen non lascia speranza alle relazioni.. fino alla fine credi, speri che Vickie non si limiti in un matrimonio che le sta ormai stretto o che Cristina ci ripensi. Invece non si salva nessuno, ed il favoloso Antonio che ci aveva ammaliato nel rapporto di seduzione con le due studentesse americane è a sua volta totalmante soggiogato dal talento (o come Maria Eléna direbbe "Genio, non talento!"), dal fascino e dal carisma della sua pazza e passionale ex moglie tanto da farmi venire il dubbio se lo stesso rapporto a tre fosse stato in qualche modo premeditato..