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martedì 2 febbraio 2010

tanti auguri a me... tanti auguri a me...

 

 


...che abbiano inizio i lisergici festeggiamenti!


 

 

mercoledì 18 febbraio 2009

tanti auguri a fabrizio

 
Oggi Fabrizio avrebbe compiuto 69 anni...
 

 
Mi ricordo che all’età di circa sedici anni mi ero comperato, dopo aver convinto mia madre, una chitarra elettrica (una Framus, allora una delle migliori) con quegli assurdi amplificatori Davoli (specie di cassette da frutta […]). M’aggregai a un gruppo di ragazzi genovesi che faceva jazz comperandomi pure dei plettri di gomma con l’intento d’imitare le sonorità di Jim Hall (il mio chitarrista preferito) […]

La musica mi sedusse un po’ alla volta, come una troia prudente. Cominciò con qualche mormorio fioco, poi divenne balbuzie e pian piano acquistò la franchezza di un linguaggio che, per quanto elementare, era comunque il mio. Ma la musica fu anche una necessità. Nella mia famiglia tutti si esprimevano in modo non truccato, in assoluta coerenza con le scelte di ciascuno: l’avvocatura, il management, la politica, l’insegnamento. Io non ero capace di esprimermi a quei livelli, con quel misto di vocazione e, si dice oggi, di professionalità […]

Il canto deve in qualche maniera avere come obiettivo quello che anticamente aveva la musica cantata ch’era di far guarire le persone. Quindi deve emozionare e un certo timbro, un certo tono di voce, può essere emozionante, può essere evocativo, può far immaginare di più di un tono piatto, di un timbro metallico. La mia voce poteva essere una voce da sciamano, tanto per farmi capire, dunque mi ha aiutato moltissimo. Che talvolta poi ne abbia approfittato anche in maniera sgradevole questo è altrettanto vero, nel senso che ho esagerato col colorire con note basse dove non ce n’era assolutamente bisogno, proprio per narcisismo, per far sentire proprio queste basse, per sedurre (soprattutto me stesso).

Ci si fa l’abitudine ai concerti. Hai mai visto gli orsi polari dentro i recinti degli zoo? Sicuramente soffrono per i primi anni, ma alcuni di loro sono arrivati a compiere il ciclo naturale della loro vita. Sono morti vecchi come i loro fratelli liberi fra i ghiacci dell’artico. La differenza è che loro, per quella vita di merda, non sono stati pagati.

[…] penso che il fine della canzone sia quello, se non proprio di insegnare, almeno di indicare delle strade da seguire, dei codici di comportamento […] ed è l’unico motivo che mi fa pensare che questo possa anche essere un mestiere serio.

Credo più nel disco come mezzo di comunicazione, che non nel rapporto diretto col pubblico. Preferisco che un ragazzo mi chieda “Nella tua comune agricola c’è posto per me?”, piuttosto che “Ma tu, dopo Spoon River, perché hai cambiato questo o quello?”
 

 
Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

In questi ultimi tempi ho ripreso a studiare la chitarra. Mi ci sono dedicato praticamente tutti i giorni. Certo, non riprenderò più la mano che avevo a ventidue anni, però non la voglio mollare più, anche perché in fin dei conti è una buona compagna, forse una delle più fedeli. Se la molli un attimo ti fa subito i musi e ti manda a fare in culo, così sei costretto a dei recuperi umilianti, molto più umilianti di quanto si debba fare con le donne.

Io credo che il giorno in cui avrò paura della morte, e vorrà dire che ci comincio a pensare, sarà perché sono diventato finalmente adulto e allora questo significherà che sono prossimo a morire.

Ho più della mia età, ho avuto tempi di invecchiamento più corti della media, forse perché non ho mai rifiutato nessun tipo di esperienza.

Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto.
 

 
Direi d’essere un libertario, una persona estremamente tollerante. Spero perciò d’essere considerato degno di poter appartenere ad un consesso civile perché, a mio avviso, la tolleranza è il primo sintomo della civiltà, deriva dal libertarismo. Se poi anarchico l’hanno fatto diventare un termine negativo, addirittura orrendo…anarchico vuol dire senza governo, anarche… con questo alfa privativo, fottutissimo… vuol dire semplicemente che uno pensa di essere abbastanza civile per riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia (visto che l’ha in se stesso), le sue stesse capacità. Mi pare così vada intesa la vera democrazia. […] Ritengo che l’anarchismo sia un perfezionamente della democrazia.
 
da www.fondazionedeandre.it

lunedì 19 gennaio 2009

Buried alive in the blues
(Port Arthur, 19 gennaio 1943 – Los Angeles, 4 ottobre 1970)

Janis Joplin appartiene alle grandi vite bruciate dal rock. Ma mai come in questo caso si può parlare di una commistione pressoché totale tra vita e musica. Janis Joplin è poco più che la sua voce e la sua disperazione. Accompagnata da vari complessi (Big Brother & The Holding Company, Kozmic Blues Band e per ultima la Full-Tilt Boogie Band) nel corso della sua (breve) carriera si è servita del blues-rock come mezzo più fruibile e immediato (e anche più adatto) per dar sfogo alle sue frustrazioni, al suo essere incompresa e alla sua insoddisfazione, dando vita a performance incendiarie, ululanti, con la voce che si piega, si rabbonisce, sbraita, si fa dolce, è sempre sul punto di morire, ma continua a gridare, struggente, melodrammatica, autocompiaciuta. E' la voce di chi si sente sola, di chi in quel corpo c'è finita per sbaglio.
Nessuno poteva resistere a quella voce, e il pubblico e la critica di Monterey furono il contesto adeguato perché la voce e la presenza scenica di quella ragazza venuta dal Texas fossero riconosciute e apprezzate. Da quel momento la scalata nel firmamento rock fu quasi immediata: Joplin fu la prima donna a infrangere la cultura "prevalentemente maschile" che troneggiava nel mondo del rock. Nel 1968 incise Cheap Thrills, secondo album del gruppo (tra i brani una cover di Summertime di Gershwin e Piece of my Heart) che entrò velocemente nella classifica di Billboard, raggiungendo il n. 1 e mantenendo tale posizione per otto settimane.
L'anno seguente si mise in proprio scegliendo un nuovo gruppo d'accompagnamento, la Kozmic Blues Band, con il quale pubblicò l'album I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again Mama! in cui la Joplin fa mostra della propria grandezza di performer e in alcuni brani raggiunge vette interpretative da brivido (Kozmic blues, Little girl blue, Maybe, Work me Lord). Poi cambiò ancora gruppo scegliendo la Full-Tilt Boogie Band: l'album Pearl fu pubblicato postumo nel gennaio 1971, entrò subito in classifica al n. 1 mantenendo tale posizione per 9 settimane. Il primo singolo tratto dall'album fu Me and Bobby McGee che raggiunse il primo posto nella classifica dei singoli, ma vi sono altri brani di rara bellezza e intensità, Cry baby, Get it while you can, Mercedes Benz, Trust me, My baby. Pearl è il testamento di una grande performer, un'artista unica, irripetibile, tutt'ora riconosciuta come la più grande cantante bianca di blues di tutti i tempi. Il 4 ottobre 1970 Janis Joplin fu trovata morta nella stanza di un motel di Los Angeles, stroncata da una overdose di eroina in seguito alla quale cadde a faccia in terra rompendosi il volto. Riconosciuta e ricordata per la sua grandezza e unicità di performer, nel 1995 e' stata inserita nella Rock and Roll Hall of fame e nel 2005 è stata insignita del Grammy Award alla carriera.

martedì 9 dicembre 2008

BuON CoMPLeANNO PiPPA

 

 
"Non me la sento di andare ad una festa di compleanno dove al posto della festeggiata ci sono delle sagome di cartone che la rappresentano.."
E se provassimo ogni tanto ad andare oltre le nostre sagome di cartone?

 

lunedì 1 dicembre 2008

Per WooDy

Questo per i film che amo di più:







lunedì 17 novembre 2008

oggi è anche il compleanno di jeff buckley...



Jeff Buckley stava per diventare un mito con un solo disco, Grace, destinato a rimanere uno dei capolavori degli anni '90, quando una morte assurda lo portò via. Ma tutta la sua vita è segnata da un destino negativo.

Jeffrey Scott Moorhead nasce il 17 novembre 1966 a Orange County, da Mary Guibert (riconiugata con Ron Moorhead) e da Tim Buckley. Suo padre, uno dei più grandi cantanti e compositori della storia del rock, iniziava proprio in quel periodo la sua carriera, incidendo il primo disco e separandosi, dopo poche settimane, dal piccolo Jeff e da sua madre. Tim morì per overdose all'età di 28 anni, entrando nella leggenda della musica americana e trascinando suo malgrado il figlio, che vide per la prima volta poche settimane prima di morire, inconsapevole di un destino altrettanto avverso che si prospettava anche per Jeff.



CURIOSITA':

In Italia si esibisce per tre volte (il 16 settembre 1994 a Milano, il 17 febbraio 1995 a Cesena e il 15 luglio 1995 a Correggio). Voci non ufficiali dicono che in quest'ultima data, la presenza di Jeff Buckley fu fortemente voluta dal rocker italiano Luciano Ligabue.

Tra il 1996 e il 1997 lavora, tra piccole soddisfazioni e grandi travagli interiori, al suo album, del quale non riuscì a vedere la pubblicazione; probabilmente avrebbe dovuto chiamarsi My sweetheart the drunk, titolo con il quale è uscito un doppio CD con i lavori demo lasciati da Jeff al punto della sua tragica morte. Il titolo esatto di questo doppio CD è Sketches for: My Sweetheart the Drunk. A causa di queste difficoltà a comporre, Jeff chiede ai componenti della sua band di rimanere da solo a Memphis, per comporre in solitudine.

Di questo periodo si ricordano un paio di aneddoti che vale la pena citare:

* Jeff usava servirsi per i suoi pasti presso un ristorante vietnamita della cittadina; il gestore - ignorando che Jeff fosse una celebrità - gli regalò una T-shirt con il logo del locale, per l'unico motivo che gli dava molto guadagno, pasteggiando senza soluzione di continuità nel suo ristorante. Un giorno un ragazzo che conosceva ed ammirava il cantante, si trovò ad entrare nel locale proprio mentre Jeff ne stava uscendo, con indosso la maglietta regalatagli dal proprietario e due porzioni "take away"; il ragazzo, sbalordito, entrò e disse al ristoratore: «Complimenti, far fare alle celebrità da fattorini vi porterà un sacco di successo!»;
* In un bar di Memphis, Jeff mise in un juke-box un pezzo di Whitney Houston, ed iniziò sommessamente a canticchiarlo; la barista - anch'ella ignara di chi fosse questo ragazzo gracilino appoggiato al bancone - gli disse beffarda: «Hey ragazzo, quella è Whitney: ci vuole una voce cazzuta per cantarla!» (Jeff Buckley è famoso per la sua voce duttile, cristallina e molto estesa in quanto ad ottave, che lo ha portato a cantare più volte - e senza difficoltà di sorta - brani di famose cantanti come Nina Simone).

Nella biografia Dream Brother si rivela che Jeff soffriva di disturbo bipolare.

mercoledì 12 novembre 2008

Neil Young was born today...



Neil Young è nato a Toronto, Ontario, Canada, dall'unione tra un giornalista sportivo e una romanziera. Ha passato i primissimi anni della sua vita nel paesino di Omemee, a 130 km da Toronto.

Da bambino gli venne diagnosticato il diabete e a 6 anni venne colpito dalla poliomelite, come successe a Joni Mitchell, d'altra parte, che gli indebolì il lato sinistro (cammina ancora zoppicando leggermente). I genitori divorziarono quando aveva 12 anni, e tornò con la madre a Winnipeg, Manitoba, dove formò alcuni gruppi di garage rock durante le scuole e compì le sue prime esperienze musicali in club del circuito folk canadese. Nel film autobiografico del 2006 "Heart of Gold", Young ricorda che quando era adolescente inseriva continuamente nel jukebox monetine per sentire "Four strong winds" di Ian Tyson. Fu in quell'epoca che incontrò per la prima volta Stephen Stills e Joni Mitchell e scrisse alcune delle sue prime canzoni, come la celeberrima Sugar Mountain.
Forse, la grandezza di Young sta nella sua schizofrenia, il quel suo costante dibattersi tra smania di rinnovamento e nostalgia del passato, tra esplosioni di rabbia e pause di purificazione. Dal country degli esordi al garage-punk di Rust Never Sleeps, dal rock'n'roll al synth-pop, dal soul al blues, dall'hard-rock al metallo pesante di Re.ac.tor, non c'è genere musicale che questo atipico rocker non abbia esplorato.Ma forse la sua grandezza sta anche nell'aver saputo rappresentare le nevrosi e le contraddizioni di un'epoca intera, sospesa tra l'utopia hippie e la restaurazione post-'68. Profeta del sogno di "cambiare il mondo", ma anche cantore degli abissi della disperazione individuale, Young ha costruito un canzoniere universale, che unisce al fervore allucinato dei rocker il messaggio "morale" dei folksinger più nobili, da Woody Guthrie a Bob Dylan.

venerdì 7 novembre 2008

Happy birthday Joni...Woman of Heart and Mind...

 

Grande ispiratrice di buona parte di cantautrici, da Björk, Tori Amos, Cyndi Lauper, k.d. lang, PJ Harvey, Ani DiFranco, Diana Krall, ma anche cantautori come Prince ed Elvis Costello, seconda solo a Bob Dylan, è stata la prima donna ad aver avuto il coraggio di imbracciare una chitarra e cantare della vita dal punto di vista femminile. L'influenza notevole della Mitchell riguarda anche l'uso della chitarra. La sua coraggiosa scelta di utilizzare sempre accordature aperte hanno ispirato chitarristi come Jimmy Page.
Purtroppo da qualche anno ha rivelato la sua intenzione di abbandonare definitivamente la musica: "Voglio concentrarmi sulla pittura: ultimamente sento che non ho più molto tempo, e mentre ho assecondato le mie ambizioni musicali in modo soddisfacente, per la pittura ho ancora molto da esplorare. Del resto, il mondo della musica mi sta mettendo da parte, mi sta scomunicando. Vedere il meglio di ciò che ho fatto relegato in un angolo buio non mi lascia molte speranze per la cultura".
Qualche anno fa, parecchi anni fa in realtà se ci penso aveva manifestato la sua intenzione di venire all'Umbria Jazz..cosa che mi aveva riempito di gioia..perchè avrei finalmente potuto vederla dal vivo... In realtà così non è stato, ed io continuo ad aspettarti Joni...