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sabato 23 gennaio 2010

come in un palazzo di ghiaccio

 

 
 
Si era creato un mondo in cui ci limitavamo ad esistere,
dove ognuno di noi aveva il suo posto.
Come in un palazzo di ghiaccio.

 
 

 
 
La mia crisi è cominciata un anno fa: pensieri sulla morte, preoccupazione sulla mia precarietà.
A cosa serve lo scopo creativo, che fine ha?
Quale traguardo?

(Renata)

 

Ecco un blog di cinema in cui ho trovato una bellissima esposizione del film:

stradeperdute.wordpress.com

giovedì 31 dicembre 2009

bilanci di fine anno

 

 

giovedì 24 dicembre 2009

interni borghesi

 


Una volta ho letto su un libro che Geraldine Page in questo film è lo stereotipo della donna acquario....

 

mercoledì 7 ottobre 2009

amare è soffrire

 

 
...e oggi finisco con questa perla...prendere appunti...

 

giovedì 1 ottobre 2009

dio è gay e fa l'arredatore!

 


Whatever Works ci riporta alle tonalità di Misterioso omicidio a Manhattan, Io e Annie, Manahattan, commedie indubbiamente leggere ma straordinarie per la loro capacità di saper mettere a nudo le paranoie, le paure, i vizi, le abitudini del popolo newyorkese ed americano in generale. Come già era successo in passato, anche questa volta Woody Allen si affida ad un alter ego, che viene incarnato dall'attore Larry David, da noi poco noto, ma negli States famoso in teatro e televisione.
 

 
Così come Evan Rachel Wood è una perfetta musa alleniana. Il suo personaggio non solo richiama alla mente la Scarlett Johansson degli ultimi tempi (Match Point, Scoop, Vicky Cristina), ma ricorda esplicitamente l’ingenua e cretina prostituta Mira Sorvino in La dea dell’amore. Non solo per la similitudine tra il rapporto dialettico Allen-Sorvino e quello David-Wood, ma anche e soprattutto per l’esplicita matrice teatrale delle due opere. Bisogna sottolineare la frequente interruzione della finzione scenica, cifra stilistica assente da qualche anno nel cinema alleniano.
 

 
Boris, il protagonista del film, parla spesso in macchina, rivolgendosi direttamente allo spettatore, cosciente di essere solo un personaggio di un mondo fittizio. I momenti in cui Boris si sfoga verso il pubblico sono i più esilaranti dell’opera, perché in essi Allen dà sfoggio di tutta la sua abilità scrittoria, della sua capacità nello scherzare senza paura con il fuoco, nel prendere in giro tutto e tutti, anche se stesso, anche il suo cinema. La sceneggiatura è perfetta, il ritmo incalzante, non c’è il tempo per memorizzare le battute che si susseguono, soprattutto nella seconda parte.
 

 
Splendida Patricia Clarckson (già vista nel ruolo di Greta nel bellissimo High Art) nel ruolo della madre, che da ultracattolica bigotta di provincia diventa un'artista sperimentatrice e liberata, perfettamente inserita nel contesto newyorkese.
 

 
Frase del film: Piccolo dialogo tra il padre ultracattolico (P) di lei e un gay (G), in un bar:

P – Ma, allora tu sei della confessione degli omosessuali..
G – Cosa? Sì, sono gay... Ma lo fai sembrare come se fosse una religione..
P – Beh, lo è...
G – ...Ma cosa dici.. In ogni caso, se lo fosse io sarei un fanatico..
P – Ma, è un peccato contro Dio, voglio dire...
G – Dio è gay...
P – ...Ma... Dio ha creato tutte le cose, gli animali, le piante, in modo così perfetto, ha creato tutto...
G – Eh, appunto... è un arredatore...

Altre critiche e riferimenti al film:

Close-up
unagiovanedibellespes.splinder.com
Dillinger.it

mercoledì 3 giugno 2009

la morte

 
Vorrei dire due o tre cose su quello che ho capito e imparato dalla morte in questi giorni..senza essere troppo pesante con chi legge questo post nè con me stessa:
 

 
Contrariamente a quanto possa sembrare, non è una carta negativa. Essa indica piuttosto la morte materiale, seguita da una rinascita spirituale. E' quindi sinonimo di nuova vita, di un grande cambiamento.
 
"Un po’ tutti dovremmo prendere l’abitudine
di pensare ogni tanto alla morte
per non avere paura della vita”.

(Elisabeth Kubler Ross)

 
La sapete quella di quelle due vecchie signore in villeggiatura, sui monti Catskills, e una dice: “Mamma, come si mangia male in questo posto!” “Oh, sì, il vitto è uno schifo”, dice l’altra, “e oltretutto ti danno porzioni così piccole!” Beh, questo è essenzialmente quello che io provo nei riguardi della vita: piena di solitudine e squallore, di guai, di dolori, di infelicità… e disgraziatamente dura troppo poco.

(Woody Allen in Annie Hall)

 

giovedì 19 febbraio 2009

un saluto a oreste...

 

 
Come farà ora woody senza la tua voce in italiano?????

 

lunedì 1 dicembre 2008

Per WooDy

Questo per i film che amo di più:







sabato 25 ottobre 2008

ViCKiE CRiSTiNA BaRCELoNA



Maria Elèna: "Solo l'amore inappagato è davvero romantico."



Cristina: "Sarò soddisfatta solo quando troverò quello che cerco."



Cosa cercano la bionda Scarlett Johansson e la bruna Rebecca Hall nella sensuale città catalana? La conferma dei loro pregiudizi.
Dietro tanta leggerezza qua e là vibra, ben dissimulata, una nota di inquietudine e amarezza vera. Come càpita solo ai più grandi, anche nelle opere "minori".


Fabio Ferzetti Il Messaggero

Come al solito Woody Allen si rivela un fine psicologo, analizzando principalmente due patologie tipiche della nostra epoca..da una parte abbiamo quelli che si accontentano e dall'altra quelli che non sanno godersi nulla, neppure se conquistato a fatica.. nemmeno se all'apparenza gratificante e appagante..Soprattutto, in entrambe le protagoniste appare chiaro che quello che abbiamo desiderato quando lo otteniamo non ci piace più; ed io non ho trovato nè voyerismo, nè desiderio di trasgressione nella rappresentazione di storia a tre.. Woody Allen non lascia speranza alle relazioni.. fino alla fine credi, speri che Vickie non si limiti in un matrimonio che le sta ormai stretto o che Cristina ci ripensi. Invece non si salva nessuno, ed il favoloso Antonio che ci aveva ammaliato nel rapporto di seduzione con le due studentesse americane è a sua volta totalmante soggiogato dal talento (o come Maria Eléna direbbe "Genio, non talento!"), dal fascino e dal carisma della sua pazza e passionale ex moglie tanto da farmi venire il dubbio se lo stesso rapporto a tre fosse stato in qualche modo premeditato..

martedì 29 luglio 2008

ANNiE HaLL

 

A parte che ormai c'è anche un gruppo con questo nome.. e che Diane Keaton non è mai stata tanto bella come in questo film..ecco alcune scene da ricordare..

«Frattanto si era fatto tardi e tutt'e due dovevamo andare per i fatti nostri. Ma era stato molto bello, rivedere ancora Annie, dico bene? Mi resi conto di quanto era in gamba – stupenda – e, sì, era un piacere… solo averla conosciuta… e allora io… ripensai a quella vecchia barzelletta, quella in cui c'è questo tizio che va dallo psichiatra e gli fa: "Dottore, mio fratello è pazzo. Crede d'essere una gallina." E allora il dottore gli dice: "Ma perché non lo rinchiude in manicomio?" E quel tale gli risponde: "Già! Ma poi dopo, l'ovetto fresco, a me, chi me lo fa?" Insomma, mi pare ch'è proprio così, grosso modo, che la penso io, riguardo ai rapporti umani. Mi spiego, sono del tutto irrazionali e pazzeschi e assurdi e… ma… mi sa tanto che li sopportiamo perché, hm… tutti quanti… più o meno ne abbiamo bisogno, dell'ovetto fresco.»
(Alvy/Woody Allen)

L'altra scena che mi viene in mente a proposito di spese e centri commerciali si svolge in una libreria..Alvy, porgendo ad Annie un libro la consiglia:«Potresti prendere questo, invece di quel libro sui gatti..» Inquadratura sulla copertina libro:

LA MORTE DEL PENSIERO OCCIDENTALE
...

 

Quando all'inferno non ci sarà più posto i morti cammineranno sulla terra.



Eh sì..lo ammetto..sono una fanatica dei centri commerciali..degli acquisti inutili, dello spendere diarroico..Passerei ore, ore e giornate intere..non di sabato, certo..o forse anche..il centro commerciale è un mondo a sè..qualcosa che non ha niente a che fare con la vita..o forse pure troppo..ne sa qualcosa George A.Romero che ci ha ambientato il più bello tra i suoi film...



Il grande magazzino, l' informazione televisiva e i politicanti studiosi sono contorno ed essenza di tutta la faccenda: la società del consumo americana della fine degli anni '70 è portata all'esasperazione con, in più, una condivisibile visione nichilista nei confronti dell'essere umano in genere. Gli sfrattati dall' inferno, carogne tremolanti, con l'unica capacità di provare minime ed istintive emozioni, sanno però dove recarsi: al centro commerciale. Ci vanno perché pensano di trovare degli umani da mangiare o perché è la cosa più naturale che un cittadino americano ha in testa (anche quando la testa è vuota ed in decomposizione).

Altro film che adoro ambientato in un centro commerciale è il divertentissimo Scenes from a Mall del 1991..in italiano Storie di amori e infedeltà con Woody Allen e Bette Midler, uno dei rari film in cui Woody si fa dirigere da un altro regista (in questo caso Paul Mazursky)

storie di amori

Per chi l'ha visto si ricorderà almeno due scene esilaranti:
1) La prima quando Deborah regala al marito Nick una tavola da surf..e lui si avventura al cinema dove stanno proiettando le prime scene drammatiche di Salaam Bombay e con l'ingombrante regalo tenta di prendere posto nella sala buia..
2) La seconda..quando marito e moglie litigano seduti credo ad un fast food e vengono circondati dai mariachi che iniziano a suonare..i due sono costretti ad alzare il tono della voce ed i suonatori messicani aumentano il volume del canto e delle loro chitarre e mandolini...

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