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venerdì 2 luglio 2010

It’s not only Rock’n’Roll, Baby!

 

Qualche settimana fa sono stata alla Triennale di Milano in Bovisa dove s'inaugurava la mostra "It’s not only Rock’n’Roll, Baby"! che sarà aperta dal 24 giugno al 26 settembre 2010.
Guardando al rock e all’arte da un punto di vista inedito, la mostra narra la storia di quei musicisti rock che si sono espressi anche attraverso le arti visive. Si tratta di una collettiva in cui si espongono opere create da dodici artisti alcuni dei quali icone sulla scena rock internazionale: Alan Vega, Andy, Antony (Antony and the Johnsons), Bianca Casady (CocoRosie), Chicks on Speed, Devendra Banhart, Fischerspooner, Kyle Field, Patti Smith, Pete Doherty, The Kills, Herman Dune.



L’obiettivo che la mostra si pone è quello di esporre le opere di quei musicisti che sono nati artisti prima di darsi al rock; presenta un aspetto centrale della loro attività artistica, seppur sconosciuta rispetto ai loro successi musicali. I musicisti scelti ci dimostrano che le due forme di espressione – il rock e l’arte - sono inestricabilmente legate tra loro. Tutti gli artisti presentano un proprio specifico linguaggio formale. Ci sono, tra gli altri, i dipinti fatti col sangue di Pete Doherty, le polaroid intime in bianco e nero di Patti Smith, i collage di Antony.



La prima edizione della mostra si è svolta, con grande successo di pubblico e di critica, al Bozar di Bruxelles nel 2008.
L’iniziativa milanese ne rappresenta un continuum ideale, orientato a riproporre i medesimi meccanismi che hanno contribuito al suo successo.
Come a Bruxelles con un autore belga, così la mostra in Triennale Bovisa sarà arricchita con un artista italiano, Andy dei Bluvertigo.



La mostra è stata concepita dal più “rock’n’roll” di tutti i curatori, Jérôme Sans, fondatore ed ex-direttore del Palais de Tokyo di Parigi, oggi direttore del Centro Ullens per l’Arte Contemporanea di Pechino. Il suo interesse per gli artisti che esplorano le più diverse discipline culturali, lo ha portato negli ultimi quindici anni a presentare gli aspetti meno noti di alcuni dei più famosi artisti. La musica ha sempre fatto parte del suo mondo e del suo lavoro.



Sinceramente, a parte alcuni artisti veramente ispirati (il solito Anthony con le sue donne coperte di sangue/vernice, i gatti di Pete Doherty, Andy con le sue immersioni di colore pop, Bianca Casady con le sue donne falliche e poco altro, ho trovato che la mostra avesse ben poco da esprimere e che era la solita fuffa milanese... cioè un contenitore vuoto propagandato all'inverosimile... bah... meno male che almeno non ho pagato...
Ps: Per i miei amici Fou, lo sponsor era Mivar...



Qui il link alla mostra e a tutto quello che ci gira intorno,cioè musica e cinema

 

lunedì 16 febbraio 2009

Caravaggio a Milano

 
La Pinacoteca di Brera ospita quattro opere di Caravaggio fino alla fine di Marzo..eccone due che mi hanno lasciato particolarmente senza fiato..entrambe raffiguranti La Cena di Emmaus...
 

 
Quest' opera esposta a Londra è stata riconosciuta come quella commissionata da Ciriaco Mattei il 7 gennaio 1602. Rappresenta il culmine dell'azione dell'episodio descritto nel Vangelo, Luca (24:13-32), due discepoli di Cristo Cleofa a sinistra e Pietro a destra, riconoscono il Cristo risorto, che si era presentato loro come un viandante e che avevano invitato a cena, nel momento in cui compie il gesto della benedizione del pane.
I due discepoli mostrano stupore, Cleofa si alza dalla sedia e mostra in primo piano il gomito piegato; Pietro vestito da pellegrino con la conchiglia sul petto, allarga le braccia con un gesto che mima simbolicamente la croce, e unisce la zona in ombra con quella dove cade la luce; anche il braccio di Cristo, proteso in avanti, dipinto in scorcio, da l'impressione di profondità spaziale; il quarto personaggio, l'oste, mostra uno stupore senza consapevolezza, non coglie il significato dell'episodio cui sta assistendo; il discepolo posto di spalle, infine, funge da espediente per coinvolgere più direttamente lo spettatore nella scena.
Come nella tradizione della pittura veneta e lombarda, Caravaggio da risalto al brano di natura morta sul tavolo, con i vari oggetti descritti con grande virtuosismo, unendo ancora una volta realismo e simbolismo in un linguaggio unico.
La brocca di vetro e il bicchiere riflettono la luce, il pollo con le gambe stecchite è stato interpretato come simbolo della morte, anche se non tutti gli esperti di iconografia concordano, la canestra di frutta, soggetto analogo ad un altro celebre dipinto del Merisi, che pende pericolosamente sul bordo del tavolo, contiene diversi frutti, dipinti magistralmente con le loro imperfezioni. Anche nella frutta si possono trovare significati teologici: l'uva nera indica la morte, l'uva bianca la resurrezione, le melagrane sono simboli di cristo, i pomi possono essere intesi come frutti di Grazia o riportare al significato del peccato, infine l'ombra della canestra crea sul tavolo l'immagine del pesce, altro segno cristologico. Anche in quest'opera la luce divina, che illumina uno spazio in penombra è determinante per gli effetti pittorici e cromatici.
 

 
Questa seconda opera invece fu realizzata da Caravaggio a Palestrina o a Zagarolo, feudi dei suoi protettori Colonna, subito dopo essere scappato da Roma per l'assassinio di Ranuccio Tommasoni. Il rimando immediato è alla tela col medesimo soggetto del 1601 e conservata a Londra; ma mentre nella prima c'era più luce e la composizione era più complessa, qui la scena è estremamente semplice e scura, con pochi oggetti sul tavolo che creano profonde ombre. Il Cristo non ha più nulla a che vedere con quello androgino di Londra: qui è un uomo stanco, col viso profondamente segnato dal dolore e dalle fatiche. Con quest'opera, Caravaggio inaugura quello che sarà l'ultimo periodo della sua vita, caratterizzato dalla notevole riduzione dei personaggi che sembrano quasi ritirarsi a favore dello spazio, e dalla progressiva drammatizzazione della luce, non più potente come negli anni romani, ma più scura, o tragicamente guizzante.
 

venerdì 7 novembre 2008

Nouveau Realisme

Ieri al PAC inaugurazione di questa bellissima mostra..ecco alcune foto degli artisti che mi hanno maggiormente impressionato...

Daniel Spoerri






Nel culmine dello sviluppo dell'astrazione lirica, della pittura gestuale e materica, in piena introversione psicologica, c'è qualcuno che invita a guardare con occhi nuovi la realtà che ci circonda, elabora un nuovo modo di vedere basato sulla constatazione di una natura moderna e oggettiva, sull'appropriazione del reale contemporaneo, reale che nell'immediato dopoguerra è rappresentato dalla produzione seriale, dai mass media, la pubblicità, lo sviluppo tecnologico, la trasformazione dei rapporti sociali; elementi sociologici che assumono determinante valenza estetica in quel generale ritorno all'oggettualità nell'arte degli anni cinquanta-sessanta che coinvolse indistintamente sia America che Europa.

Mimmo Rotella




l'oggetto si integra in un contesto pittorico di tipo espressionista-astratto, compensando in questo modo il logoramento gestuale dell'action painting arricchendo la composizione attraverso l'utilizzazione di oggetti dal deciso impatto formale (significativi i combine-paintings di Rauschenberg). Nei Nouveaux Réalistes l'oggetto è considerato nella sua autonomia espressiva, riprendendo sì il concetto di ready-made duchampiano ma elevandolo alla massima potenzialità attraverso una nuova metodologia della percezione, un inedito approccio di tipo poetico che si può riassumere nella pratica artistica di Yves Klein

Raymond Hains (Serge Gainsbourg)


.. la pittura da cavalletto (come qualsiasi altro mezzo espressivo classico nel campo della pittura o della scultura) ha fatto il suo tempo. Vive in questo momento gli ultimi istanti, talvolta ancora sublimi di un lungo monopolio. [...] Assistiamo oggi all'esaurimento e alla sclerosi di tutti i vocabolari stabiliti: alla carenza -per esaustione- dei mezzi tradizionali si oppongono delle avventure individuali sparse in Europa e in America, che tendono tutte, qualunque sia l'apertura del loro campo investigativo, a definire le basi normative di un'espressività nuova. [...] L'appassionante avventura del reale colto in sé e non attraverso il prisma della trascrizione concettuale o immaginativa...[questo con]...l'introduzione di un ricambio sociologico allo stadio essenziale della comunicazione. La sociologia viene in aiuto della coscienza e del caso, sia a livello di scelta o di lacerazione di un manifesto, dell’allure (impronta) di un 'oggetto, di un rifiuto o di un avanzo di cibo, dello scatenarsi dell'affettività meccanica, della diffusione della sensibilità al di là dei limiti della sua percezione. [...] Allo stadio, più essenziale nella sua urgenza, della piena espressione affettiva e della messa fuori di sé dell'individuo creatore e attraverso le apparenze naturalmente barocche di certe esperienze, noi ci incamminiamo verso un nuovo realismo della sensibilità pura...

Jacques Villeglé (Manson and the Little Rabbits)