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venerdì 28 maggio 2010
venerdì 26 febbraio 2010
a salvarmi vieni a salvarmi
(Milano vista da lontano part 1)

Ieri il caro "Toro Seduto" Manuel Agnelli era all'Informagiovani in via Dogana a discutere di musica e di cultura... Ho seguito per circa un'ora, e ne è venuto fuori quello che un po' pensiamo tutti noi affamati di nuovi stimoli e in particolar modo di stimoli alternativi...Si è parlato della ricerca di spazi in questa città.. di come da un certo periodo a questa parte tutto ciò che viene considerato cultura venga organizzato e monopolizzato da qualcuno che nella situazione specifica sta al potere.
Negli Stati Uniti invece la cultura è vissuta come parte centrale dell'economia, e quindi coltivata alla base. In Italia è un bene di lusso. Austin, ad esempio (nel tanto tradizionalista Texas), ha 200 locali per la musica dal vivo, dove ogni sera possono suonare centinaia di gruppi, anche se sicuramente le leggi sono severe, chi dopo l'una di notte viene sorpreso con un bicchiere di birra rischia davvero la prigione...

in Italia e nemmeno nella tanto europea Milano non c'è un'offerta da giustificare un tale rispetto delle regole, anche se lo stesso Manuel (e un po' tutti a dire il vero) si meravigliava di quanta efficacia abbia avuto in questo paese la legge anti-fumo.

Milano negli anni 70 era un centro culturale fantastico, pieno di fermenti di ogni tipo, mentre oggi è una città che ti fa sentire impotente e passivo, infatti come diverse persone anche il cantante degli After ha fatto la scelta di trasferirsi in provincia, dove c'è ancora la possibilità di vivere una situazione più a misura d'uomo.
Deve partire da noi e dalla nostra necessità il riuscire a fare una pressione positiva...perchè buona parte della cultura che noi amiamo e cerchiamo non viene rappresentata.
Sempre negli 70 era nato anche il concetto di autoproduzione, che poi è stato preso a modello anche negli anni 90, quando forse Milano ha avuto quell'ultimo acuto con gruppi del calibro di Ritmo Tribale, La Crus, gli stessi After. Già vent'anni fa i locali aveveno grosse difficoltà a vivere ed Il Leoncavallo era un punto di riferimento non solo politico ma soprattutto culturale davanti alla gente.

Ora i centri sociali non rappresentano più quello che è la società, o forse si sono anche un po' adagiati in quello che è ormai il loro spazio di nicchia. D'altra parte oggi abbiamo un vantaggio in più che è internet, e quindi la possibilità di avere una comunicazione capillare...
Negli Stati Uniti invece la cultura è vissuta come parte centrale dell'economia, e quindi coltivata alla base. In Italia è un bene di lusso. Austin, ad esempio (nel tanto tradizionalista Texas), ha 200 locali per la musica dal vivo, dove ogni sera possono suonare centinaia di gruppi, anche se sicuramente le leggi sono severe, chi dopo l'una di notte viene sorpreso con un bicchiere di birra rischia davvero la prigione...

in Italia e nemmeno nella tanto europea Milano non c'è un'offerta da giustificare un tale rispetto delle regole, anche se lo stesso Manuel (e un po' tutti a dire il vero) si meravigliava di quanta efficacia abbia avuto in questo paese la legge anti-fumo.

Milano negli anni 70 era un centro culturale fantastico, pieno di fermenti di ogni tipo, mentre oggi è una città che ti fa sentire impotente e passivo, infatti come diverse persone anche il cantante degli After ha fatto la scelta di trasferirsi in provincia, dove c'è ancora la possibilità di vivere una situazione più a misura d'uomo.
Deve partire da noi e dalla nostra necessità il riuscire a fare una pressione positiva...perchè buona parte della cultura che noi amiamo e cerchiamo non viene rappresentata.
Sempre negli 70 era nato anche il concetto di autoproduzione, che poi è stato preso a modello anche negli anni 90, quando forse Milano ha avuto quell'ultimo acuto con gruppi del calibro di Ritmo Tribale, La Crus, gli stessi After. Già vent'anni fa i locali aveveno grosse difficoltà a vivere ed Il Leoncavallo era un punto di riferimento non solo politico ma soprattutto culturale davanti alla gente.

Ora i centri sociali non rappresentano più quello che è la società, o forse si sono anche un po' adagiati in quello che è ormai il loro spazio di nicchia. D'altra parte oggi abbiamo un vantaggio in più che è internet, e quindi la possibilità di avere una comunicazione capillare...
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giovedì 12 febbraio 2009
IL MERAVIGLIOSO TUBETTO
Un bel dì presi a masturbarmi davanti allo specchio. Mi chinavo in avanti sognando di essere penetrato da qualcuno. Era una cosa forte. Scopo spesso davanti allo specchio con le donne. Mi piace guardare. Loro ma anche me. Mi piace cogliermi in atteggiamenti e espressioni che non vedrei mai altrimenti. Ma questa volta volevo essere penetrato da qualcuno. E più mi masturbavo e più era forte il desiderio. E non venivo. Ma certo! Non potevo venire se non soddisfacendo la mia voglia! Il corpo me lo vietava. Cominciai a pensare che sarebbe stato molto improbabile che un candidato si fosse presentato in quel momento alla porta. E non avevo nessuna voglia di interrompere un bel niente per cercare qualcuno e soffocare la mia estasi. Così se proprio non c'era qualcuno ci poteva forse essere qualcosa. Cominciai a guardarmi in giro ansioso. Oggetti di tutte le fogge, per lo più impossibili, mi si paravano dinnanzi C'erano pettini, pinzette, spazzolini, spazzole, rasoi, tubetti di creme, ecc. Notai subito che una foggia interessante l'avevano i tubetti dello sciampo e quelli dei balsami e delle lozioni. Anche fra questi, però, bisognava scegliere con intelligenza.
Alcuni di loro presentavano insidie non del tutto intuibili ai profani. Certi si aprivano a clic, cert'altri subivano un improvviso ed enorme allargamento subito dopo il tappo. Infine i più micidiali erano confortevolmente stretti ma con i bordi del tappo rigati o taglienti o quadrati.
Bisognava scegliere bene ma bisognava scegliere in fretta, perchè la voglia era ormai divenuta insopportabile e la libido poteva farmi commettere qualsiasi scemenza. Finalmente la mia scelta cadde su un tubetto di lozione per capelli. Era cilindrico e sufficientemente stretto per un principiante come me. Le pareti erano liscissime. Plastica - pensai, - infrangibile. Cominciai a spalmarmi abbondantemente di crema intorno all'ano, affondando di tanto in tanto con le dita, lentamente. Era una sensazione splendida. Al bando i bacchettoni! Quanto è bello scoprire che non sappiamo tutto di noi! Le dita riprendevano a scivolare, facile, sorprendentemente facile.
Prima una, poi due, poi tre... La voglia di avere qualcosa di più grosso era devastante e cresceva prorporzionalmente ai miei tentativi. Pensai che era molto femminile, questo desiderio di essere riempiti, di avere qualcosa di grosso dentro, e mi rammaricai, ma solo per un attimo, delle miserande dimensioni del mio pene. Quanto poco avrei potuto soddisfare lo stesso desiderio in qualcun'altro. Finalmente tastando trovai il tubetto, e lo cosparsi di crema con una mano mentre con l'altra continuavo a masturbarmi lentamente, o a penetrarmi con le dita. Ero in preda all'estasi, in balìa della mia voglia. I movimenti erano frenetici e sconnessi; cominciavo una cosa e passavo subito ad un'altra! Finalmente decisi di infilarmelo. Incontrai qualche resistenza prima, che mi chiarì subito la differenza fra un oggetto rigido e uno di carne, ma poi, rilassando i muscoli e spingendo con l'ano verso l'esterno il tubetto entrò. Meraviglioso! Era Meraviglioso! Quanto mi ero perso sino a questo momento. Il mio uccello subì un inturgidimento improvviso che capivo essere meccanico. Poi però notai che la concentrazione era sull'ano, dentro, e il pene si rilassò leggermente. Il tubetto sarà stato largo tre-quattro centimetri, un vero cazzetto. Lo muovevo lentamente, ma molto lentamente, avanti e indietro, perchè ero sul confine fra l'incredibile piacere e il dolore. Strinsi i muscoli dell'ano tutt'attorno. Anche questo era bello. Poi li rilassai totalmente facendolo entrare ancora di più, sempre molto lentamente. Mi accorsi solo allora che stavo gemendo di piacere. Ristrinsi i muscoli dell'ano e di tutto il corpo, oggi così... Ripresi a masturbarmi con insistenza, tutti i muscoli tesi a venire, tutto il mio corpo voleva venire. E finalmente venni, e allora accadde il miracolo. Sentii l'orgasmo partirmi da dentro, da un punto abbastanza preciso dentro, e contemporaneamente sommarsi anche fuori con l'uccello. Tremavo terribilmente mentre venivo per tutta la stanza, un orgasmo devastante. Mi ritrovai chino, appoggiato sul lavandino, col fiato ancora grosso e una mano che reggeva il tubetto ancora dentro. L'ano premeva per espellerlo, così lo tirai fuori piano e abbastanza dolorosamente. Ero esterrefatto. Cercai di evitare di pensare a quanto male mi ero fatto a non provare prima questa cosa. Non capivo più niente. Mi sdraiai sul letto ancora ansimando. Bisognava cercare qualcosa di più morbido e di più grosso. Il giorno dopo al supermercato la mia attenzione non fu rivolta al padiglione delle economicissime insalate confezionate, ma a quello dei costosissimi balsami in tubetto. Le signore passando notavano questo capellone magro e spettinato fissare per lunghissimi, interminabili minuti tutti i tubetti dello scaffale, prenderli, rigirarli, misurarli con la mano... Poi trovai quel che cercavo. Era lì in mezzo allo scomparto, dove uno non si aspetterebbe di trovare mai, così facilmente, quello che cerca. Naturalmente era un balsamo economicissimo.
Scoprii subito che i balsami più costosi non hanno anima, con le loro forme contorte e pompose. Questo era lì, semplicemente perfetto. Era largo alla sommità più o meno come il tubetto che avevo già usato, ma poi si allargava con la giusta proporzione e misura sino alla base. Il tappo era perfettamente integrato e proporzionato con il resto del corpo ed era eccezionalmente liscio e smussato. Decisamente studiato per come fosse anatomico. Anche la lunghezza utile era apprezzabile, e lasciava margine di manovra alla base. Ma il miracolo, l'incredibile caratteristica che rendeva unico, assoluto questo tubetto, era la morbidezza.
Plastica morbida e sottile ripiena di balsamo. Dovevo correre a casa! Dovevo correre a casa a provarlo! Subito! Pagai l'incredibile cifra di tremilalire sotto lo sguardo compatente della commessa, che certo pensava che io non capissi niente di balsami. VOI non capite niente! Stolti! Avete un prodigio, un solo esempio di comunione di elementi unici e perfetti sullo scaffale, e lo disprezzate! Guai a voi! Pensai. E me ne andai con la faccia scura lasciando pensare alla commessa il motivo sbagliato per la mia arrabbiatura. A casa mi precipitai in bagno, affrettando le operazioni a più non posso, e ripetendo il rituale dell'altra volta. La crema, le dita. Ero nudo davanti allo specchio. Tutti i muscoli tesi. La faccia persa, pazza, gli occhi semichiusi. Stavo già ansimando. E venne il suo momento. Lo infilai piano sentendolo subito morbidissimo. Spinsi. Era grosso, molto grosso. Mi dilatò, entrò, mi riempì totalmente.
Gemevo per l'enorme piacere di sentirlo tutto, dentro, morbido e grosso. E venni. Senza masturbarmi. Una cosa ancora più devastante dell'altra. Pensai - Nessuna donna mi ha mai
fatto provare una cosa anche solo simile a questa, una cosa così intensa -. Mi sdraiai sul letto ansimando, contento, felice, entusiasta. Perchè è meraviglioso scoprire qualcosa di nuovo in noi stessi. Qualcosa che ci stupisca e ci faccia rimanere senza fiato. Perchè quando viene la sera, il putrido riassunto che ci faceva l'insegnante, fra i banchi, con la faccia spaventata e gli occhi sbarrati, su come siamo morti, quando siamo nati, e su come sarà oggi, e domani, e domani l'altro, così come è stato per lui, non ci divori il cuore, e poi l'anima, e poi il sonno...
Guardo il soffitto...Sono nuovo come un bambino. E mi addormento.
Capitolo 6, il meraviglioso tubetto, Manuel Agnelli
Alcuni di loro presentavano insidie non del tutto intuibili ai profani. Certi si aprivano a clic, cert'altri subivano un improvviso ed enorme allargamento subito dopo il tappo. Infine i più micidiali erano confortevolmente stretti ma con i bordi del tappo rigati o taglienti o quadrati.
Bisognava scegliere bene ma bisognava scegliere in fretta, perchè la voglia era ormai divenuta insopportabile e la libido poteva farmi commettere qualsiasi scemenza. Finalmente la mia scelta cadde su un tubetto di lozione per capelli. Era cilindrico e sufficientemente stretto per un principiante come me. Le pareti erano liscissime. Plastica - pensai, - infrangibile. Cominciai a spalmarmi abbondantemente di crema intorno all'ano, affondando di tanto in tanto con le dita, lentamente. Era una sensazione splendida. Al bando i bacchettoni! Quanto è bello scoprire che non sappiamo tutto di noi! Le dita riprendevano a scivolare, facile, sorprendentemente facile.
Prima una, poi due, poi tre... La voglia di avere qualcosa di più grosso era devastante e cresceva prorporzionalmente ai miei tentativi. Pensai che era molto femminile, questo desiderio di essere riempiti, di avere qualcosa di grosso dentro, e mi rammaricai, ma solo per un attimo, delle miserande dimensioni del mio pene. Quanto poco avrei potuto soddisfare lo stesso desiderio in qualcun'altro. Finalmente tastando trovai il tubetto, e lo cosparsi di crema con una mano mentre con l'altra continuavo a masturbarmi lentamente, o a penetrarmi con le dita. Ero in preda all'estasi, in balìa della mia voglia. I movimenti erano frenetici e sconnessi; cominciavo una cosa e passavo subito ad un'altra! Finalmente decisi di infilarmelo. Incontrai qualche resistenza prima, che mi chiarì subito la differenza fra un oggetto rigido e uno di carne, ma poi, rilassando i muscoli e spingendo con l'ano verso l'esterno il tubetto entrò. Meraviglioso! Era Meraviglioso! Quanto mi ero perso sino a questo momento. Il mio uccello subì un inturgidimento improvviso che capivo essere meccanico. Poi però notai che la concentrazione era sull'ano, dentro, e il pene si rilassò leggermente. Il tubetto sarà stato largo tre-quattro centimetri, un vero cazzetto. Lo muovevo lentamente, ma molto lentamente, avanti e indietro, perchè ero sul confine fra l'incredibile piacere e il dolore. Strinsi i muscoli dell'ano tutt'attorno. Anche questo era bello. Poi li rilassai totalmente facendolo entrare ancora di più, sempre molto lentamente. Mi accorsi solo allora che stavo gemendo di piacere. Ristrinsi i muscoli dell'ano e di tutto il corpo, oggi così... Ripresi a masturbarmi con insistenza, tutti i muscoli tesi a venire, tutto il mio corpo voleva venire. E finalmente venni, e allora accadde il miracolo. Sentii l'orgasmo partirmi da dentro, da un punto abbastanza preciso dentro, e contemporaneamente sommarsi anche fuori con l'uccello. Tremavo terribilmente mentre venivo per tutta la stanza, un orgasmo devastante. Mi ritrovai chino, appoggiato sul lavandino, col fiato ancora grosso e una mano che reggeva il tubetto ancora dentro. L'ano premeva per espellerlo, così lo tirai fuori piano e abbastanza dolorosamente. Ero esterrefatto. Cercai di evitare di pensare a quanto male mi ero fatto a non provare prima questa cosa. Non capivo più niente. Mi sdraiai sul letto ancora ansimando. Bisognava cercare qualcosa di più morbido e di più grosso. Il giorno dopo al supermercato la mia attenzione non fu rivolta al padiglione delle economicissime insalate confezionate, ma a quello dei costosissimi balsami in tubetto. Le signore passando notavano questo capellone magro e spettinato fissare per lunghissimi, interminabili minuti tutti i tubetti dello scaffale, prenderli, rigirarli, misurarli con la mano... Poi trovai quel che cercavo. Era lì in mezzo allo scomparto, dove uno non si aspetterebbe di trovare mai, così facilmente, quello che cerca. Naturalmente era un balsamo economicissimo.
Scoprii subito che i balsami più costosi non hanno anima, con le loro forme contorte e pompose. Questo era lì, semplicemente perfetto. Era largo alla sommità più o meno come il tubetto che avevo già usato, ma poi si allargava con la giusta proporzione e misura sino alla base. Il tappo era perfettamente integrato e proporzionato con il resto del corpo ed era eccezionalmente liscio e smussato. Decisamente studiato per come fosse anatomico. Anche la lunghezza utile era apprezzabile, e lasciava margine di manovra alla base. Ma il miracolo, l'incredibile caratteristica che rendeva unico, assoluto questo tubetto, era la morbidezza.
Plastica morbida e sottile ripiena di balsamo. Dovevo correre a casa! Dovevo correre a casa a provarlo! Subito! Pagai l'incredibile cifra di tremilalire sotto lo sguardo compatente della commessa, che certo pensava che io non capissi niente di balsami. VOI non capite niente! Stolti! Avete un prodigio, un solo esempio di comunione di elementi unici e perfetti sullo scaffale, e lo disprezzate! Guai a voi! Pensai. E me ne andai con la faccia scura lasciando pensare alla commessa il motivo sbagliato per la mia arrabbiatura. A casa mi precipitai in bagno, affrettando le operazioni a più non posso, e ripetendo il rituale dell'altra volta. La crema, le dita. Ero nudo davanti allo specchio. Tutti i muscoli tesi. La faccia persa, pazza, gli occhi semichiusi. Stavo già ansimando. E venne il suo momento. Lo infilai piano sentendolo subito morbidissimo. Spinsi. Era grosso, molto grosso. Mi dilatò, entrò, mi riempì totalmente.
Gemevo per l'enorme piacere di sentirlo tutto, dentro, morbido e grosso. E venni. Senza masturbarmi. Una cosa ancora più devastante dell'altra. Pensai - Nessuna donna mi ha mai
fatto provare una cosa anche solo simile a questa, una cosa così intensa -. Mi sdraiai sul letto ansimando, contento, felice, entusiasta. Perchè è meraviglioso scoprire qualcosa di nuovo in noi stessi. Qualcosa che ci stupisca e ci faccia rimanere senza fiato. Perchè quando viene la sera, il putrido riassunto che ci faceva l'insegnante, fra i banchi, con la faccia spaventata e gli occhi sbarrati, su come siamo morti, quando siamo nati, e su come sarà oggi, e domani, e domani l'altro, così come è stato per lui, non ci divori il cuore, e poi l'anima, e poi il sonno...
Guardo il soffitto...Sono nuovo come un bambino. E mi addormento.
Capitolo 6, il meraviglioso tubetto, Manuel Agnelli
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lunedì 9 febbraio 2009
un atto d'amore

Fammi far solo una cosa che serva,
Dir la verità è un atto d’amore,
Fatto per la nostra rabbia che muore"
All'epoca dell'intervista, comunque, dicevi che il male non è Sanremo, ma quello che ti costringono a fare sia le case discografiche che il mondo della televisione...
Il male è quando sei tu che ti adatti a qualsiasi tipo di cosa perché pensi che sia necessario adattarsi per esserci, no? E allora, voglio dire, non avremmo cominciato a fare la musica che abbiamo fatto se avessimo pensato che era necessario adattarsi a qualcosa... avremmo fatto altro! Nel tempo, dopo tanti anni - perché nel '99 erano già tanti anni che andavamo in giro - tutti cominciavano a pensare di non dover aver paura di confrontarsi con l'esterno. Più che non aver paura era quasi un dovere quello di veicolare le idee, non perché ci sentivamo né dei paladini e neppure dei rivoluzionari; semplicemente portare i nostri punti di vista anche al di fuori del nostro ambiente dove ormai le idee marciscono perché sono lì a macerare. Questa necessità l'abbiamo avvertita sempre di più con il passare del tempo e con il "Tora! Tora!" abbiamo fatto un piccolo tentativo. Questo di Sanremo, adesso, è un altro tentativo, coerente con il "Tora! Tora!" da tutti i punti di vista perché arriviamo comunque a veicolare quello che facciamo, la musica, le idee e i punti di vista in un ambiente che non è il nostro. Perché usciremo al di fuori del nostro ambiente parlando con gente che magari non parla la nostra lingua rimanendo però noi stessi. Ciò non toglie che ci faremo promozione e che certamente ci converrà. Qualcuno dice che non ci converrà, ma dopo la conferenza stampa io ho già la borsa piena di articoli, che dimostra che forse non è il discorso di convenienza quello che importa...
Mentre ascoltavo il brano mi ha colpito la frase "La verità é un atto d'amore".
In fondo è quello che era, per il nostro privato, per quello che possiamo fare anche nel nostro piccolo. Prima di parlare di tutte le altre cose, le operazioni che faremo etc., io dico, ma non per schernirmi, nessuno va a fare la rivoluzione. Noi non cambieremo niente a Sanremo, neanche il gusto di Sanremo, neanche Sanremo cambieremo. Andiamo però approfittando di una cosa per portar in giro un'idea e secondo me ci stiamo riuscendo ed questa è la cosa più importante. Così come ci siamo riusciti in parte con il "Tora! Tora!" facendo delle bricioline, però, cazzo!, abbiamo seminato. E adesso cerchiamo ancora di alzare la posta e devo dirti che avevo dei piccoli dubbi, ma dopo la conferenza stampa e dopo ieri, con le uscite che ci sono state, con il pubblico inneggiava... Sai, alla fine, nessuno vuole fare delle rivoluzioni, nessuno si illude di rinnovare il costume di un paese, che per cambiare ci metterà anni. Però non per questo devi stare in salotto o nasconderti. Cioè, noi siamo una via di mezzo. Vogliamo fare le bricioline, ci mettiamo le bricioline e sono sicuro di questa cosa qua, dei cambiamenti aiuterà a produrli nel nostro piccolo... aiuterà a produrli.
E "Il paese è reale"? Nel senso che c'è qualcosa al di là di quello che viene trasmesso?
No, è la storia di una persona che aveva dei sogni e che scopre che questi sogni erano spazzatura proprio perché, lì fuori, il paese è reale - nel senso che la realtà è diversa da quella dei suoi sogni. La realtà è diversa, ci sono cose più urgenti da fare, altre cose più importanti da raggiungere, altri ruoli da avere, magari meno altisonanti, ma più nobili da un certo punto di vista. E in quel momento si trova completamente isolato all'interno di quello che lo circonda perché tutti gli altri hanno altri obiettivi, fra i quali quello di affondare bestemmiando e brindando e ballando così come sembra fare questo paese adesso. Sembra il Titanic. Stiamo affondando e tutti stanno a ballare. C'abbiamo tette e culi in televisione... e noi andiamo a vederli da vicino! (risate)
Insomma, questa persona si rende conto che vuole fare qualcosa di utile, non solo per sé stesso ma anche per quello che ha intorno e prende coscienza di una profondità diversa. È un testo attivista, quasi "interventista": fai, fai, anche nel tuo piccolo, ma fai! E nel nostro ambiente - e io a te posso dirlo che certe cose le sai - quando parlo con altri giornalisti non le capiscono, cioé parlano proprio un'altra lingua. Però nel nostro ambiente, purtroppo, lo sai benissimo, una delle cose più brutte è la mancanza di attivismo, la mancanza di prese di posizione, se non sono quelle carbonare del tipo: il mio orticello è più bello del tuo. (continua...per vedere il resto cliccare sul titolo del post)
Da Rockit.it, frammenti d'intervista di Faustiko a Manuel Agnelli
Il male è quando sei tu che ti adatti a qualsiasi tipo di cosa perché pensi che sia necessario adattarsi per esserci, no? E allora, voglio dire, non avremmo cominciato a fare la musica che abbiamo fatto se avessimo pensato che era necessario adattarsi a qualcosa... avremmo fatto altro! Nel tempo, dopo tanti anni - perché nel '99 erano già tanti anni che andavamo in giro - tutti cominciavano a pensare di non dover aver paura di confrontarsi con l'esterno. Più che non aver paura era quasi un dovere quello di veicolare le idee, non perché ci sentivamo né dei paladini e neppure dei rivoluzionari; semplicemente portare i nostri punti di vista anche al di fuori del nostro ambiente dove ormai le idee marciscono perché sono lì a macerare. Questa necessità l'abbiamo avvertita sempre di più con il passare del tempo e con il "Tora! Tora!" abbiamo fatto un piccolo tentativo. Questo di Sanremo, adesso, è un altro tentativo, coerente con il "Tora! Tora!" da tutti i punti di vista perché arriviamo comunque a veicolare quello che facciamo, la musica, le idee e i punti di vista in un ambiente che non è il nostro. Perché usciremo al di fuori del nostro ambiente parlando con gente che magari non parla la nostra lingua rimanendo però noi stessi. Ciò non toglie che ci faremo promozione e che certamente ci converrà. Qualcuno dice che non ci converrà, ma dopo la conferenza stampa io ho già la borsa piena di articoli, che dimostra che forse non è il discorso di convenienza quello che importa...
Mentre ascoltavo il brano mi ha colpito la frase "La verità é un atto d'amore".
In fondo è quello che era, per il nostro privato, per quello che possiamo fare anche nel nostro piccolo. Prima di parlare di tutte le altre cose, le operazioni che faremo etc., io dico, ma non per schernirmi, nessuno va a fare la rivoluzione. Noi non cambieremo niente a Sanremo, neanche il gusto di Sanremo, neanche Sanremo cambieremo. Andiamo però approfittando di una cosa per portar in giro un'idea e secondo me ci stiamo riuscendo ed questa è la cosa più importante. Così come ci siamo riusciti in parte con il "Tora! Tora!" facendo delle bricioline, però, cazzo!, abbiamo seminato. E adesso cerchiamo ancora di alzare la posta e devo dirti che avevo dei piccoli dubbi, ma dopo la conferenza stampa e dopo ieri, con le uscite che ci sono state, con il pubblico inneggiava... Sai, alla fine, nessuno vuole fare delle rivoluzioni, nessuno si illude di rinnovare il costume di un paese, che per cambiare ci metterà anni. Però non per questo devi stare in salotto o nasconderti. Cioè, noi siamo una via di mezzo. Vogliamo fare le bricioline, ci mettiamo le bricioline e sono sicuro di questa cosa qua, dei cambiamenti aiuterà a produrli nel nostro piccolo... aiuterà a produrli.
E "Il paese è reale"? Nel senso che c'è qualcosa al di là di quello che viene trasmesso?
No, è la storia di una persona che aveva dei sogni e che scopre che questi sogni erano spazzatura proprio perché, lì fuori, il paese è reale - nel senso che la realtà è diversa da quella dei suoi sogni. La realtà è diversa, ci sono cose più urgenti da fare, altre cose più importanti da raggiungere, altri ruoli da avere, magari meno altisonanti, ma più nobili da un certo punto di vista. E in quel momento si trova completamente isolato all'interno di quello che lo circonda perché tutti gli altri hanno altri obiettivi, fra i quali quello di affondare bestemmiando e brindando e ballando così come sembra fare questo paese adesso. Sembra il Titanic. Stiamo affondando e tutti stanno a ballare. C'abbiamo tette e culi in televisione... e noi andiamo a vederli da vicino! (risate)
Insomma, questa persona si rende conto che vuole fare qualcosa di utile, non solo per sé stesso ma anche per quello che ha intorno e prende coscienza di una profondità diversa. È un testo attivista, quasi "interventista": fai, fai, anche nel tuo piccolo, ma fai! E nel nostro ambiente - e io a te posso dirlo che certe cose le sai - quando parlo con altri giornalisti non le capiscono, cioé parlano proprio un'altra lingua. Però nel nostro ambiente, purtroppo, lo sai benissimo, una delle cose più brutte è la mancanza di attivismo, la mancanza di prese di posizione, se non sono quelle carbonare del tipo: il mio orticello è più bello del tuo. (continua...per vedere il resto cliccare sul titolo del post)
Da Rockit.it, frammenti d'intervista di Faustiko a Manuel Agnelli
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domenica 13 luglio 2008
Bevi qualcosa? Cosa volevi?
Ci sono canzoni che ascolto da tanto tempo e che provocano in me delle emozioni quasi fisiche per quello che dicono e per come vengono interpretate; oggi voglio iniziare a farne un breve elenco..così..per non scordarmi:
Paolo Conte - La donna d'inverno
"Perché d´inverno è meglio
la donna è tutta più segreta e sola
tutta più morbida e pelosa
e bianca, alfagana, algebrica e penosa
dolce e squisita, è tutta un´altra cosa"
Patty Pravo - E dimmi che non vuoi morire
"La cambio io la vita che
Non ce la fa a cambiare me
Bevi qualcosa
Cosa volevi
Vuoi far l'amore con me.."
Mina - Amor mio
"Amor mio
basto io
grandi braccia grandi mani avrò per te,
stretto al mio seno freddo non avrai,
no tu non tremerai, non tremerai."
Patty Pravo - Per una bambola
"Io l'ho cercata sopra il colle
La mia piccola ribelle
Stava invece in casa tua
O bambola
Come me viveva sotto il sole
A nutrirsi di parole
Quando mai la rivedrò
O bambola
Si dice in giro che la tieni male
Come fai
Mandami a dire se è vero
Corro a prenderla ..."
Poi c'è il caso Manuel Agnelli:
Afterhours - Pelle
"e cerco su di me
la tua pelle che non c'è
poi ti entro, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei"
Ossigeno
"In or out baby
Vedo quello che poi non sento
In or out baby
Vedo, ma poi ti accarezzo dentro
Il tuo odore è ossigeno
Il tuo odore è ossigeno
Così dolce e fortemente
Chiavo la mia mente
E' una cosa così sporca
Che la farei per niente"
Varanasi Baby
"Vedi mai una stella cadere
E non ricordi cosa desiderare
Non c'è niente dentro me qui a Varanasi
Perchè dentro ci sei tu, la mia Varanasi Baby
Sai che io non penso più a nessuno
Sai che io non voglio più nessuno
Non ho niente dentro finchè dentro tu ci sei
Anche se non ricordo più il sapore che hai Varanasi Baby"
La sottile linea bianca
"bianco calore
scalda il mio amore
bianco calore
sfondami il cuore"
La vedova Bianca
"vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco si consumerà da se"
Il sangue di Giuda
"Con le labbra sul vuoto
La chitarra nel vuoto
Il mio cazzo inutile
C'è solo sangue
Solo sangue dentro me
C'è solo sangue
Nelle tue cosce in rovina
Quello che tu non sei"
Paolo Conte - La donna d'inverno
"Perché d´inverno è meglio
la donna è tutta più segreta e sola
tutta più morbida e pelosa
e bianca, alfagana, algebrica e penosa
dolce e squisita, è tutta un´altra cosa"
Patty Pravo - E dimmi che non vuoi morire
"La cambio io la vita che
Non ce la fa a cambiare me
Bevi qualcosa
Cosa volevi
Vuoi far l'amore con me.."
Mina - Amor mio
"Amor mio
basto io
grandi braccia grandi mani avrò per te,
stretto al mio seno freddo non avrai,
no tu non tremerai, non tremerai."
Patty Pravo - Per una bambola
"Io l'ho cercata sopra il colle
La mia piccola ribelle
Stava invece in casa tua
O bambola
Come me viveva sotto il sole
A nutrirsi di parole
Quando mai la rivedrò
O bambola
Si dice in giro che la tieni male
Come fai
Mandami a dire se è vero
Corro a prenderla ..."
Poi c'è il caso Manuel Agnelli:
Afterhours - Pelle
"e cerco su di me
la tua pelle che non c'è
poi ti entro, in fondo
dentro, lo sai
soltanto per capire chi sei"
Ossigeno
"In or out baby
Vedo quello che poi non sento
In or out baby
Vedo, ma poi ti accarezzo dentro
Il tuo odore è ossigeno
Il tuo odore è ossigeno
Così dolce e fortemente
Chiavo la mia mente
E' una cosa così sporca
Che la farei per niente"
Varanasi Baby
"Vedi mai una stella cadere
E non ricordi cosa desiderare
Non c'è niente dentro me qui a Varanasi
Perchè dentro ci sei tu, la mia Varanasi Baby
Sai che io non penso più a nessuno
Sai che io non voglio più nessuno
Non ho niente dentro finchè dentro tu ci sei
Anche se non ricordo più il sapore che hai Varanasi Baby"
La sottile linea bianca
"bianco calore
scalda il mio amore
bianco calore
sfondami il cuore"
La vedova Bianca
"vieni a fare un giro dentro di me
o questo fuoco si consumerà da se"
Il sangue di Giuda
"Con le labbra sul vuoto
La chitarra nel vuoto
Il mio cazzo inutile
C'è solo sangue
Solo sangue dentro me
C'è solo sangue
Nelle tue cosce in rovina
Quello che tu non sei"
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