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sabato 31 luglio 2010

al di là delle nuvole

 

Qualche sera fa, guardando casualmente in alto, mi sono trovata davanti a un'immagine che non ho potuto non immortalare...


e questa volta al di là delle nuvole c'era semplicemente il sole...


 

mercoledì 24 marzo 2010

ma perchè? perchè sto ancora a perdere il mio tempo?

 


Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera..


...e questa volta se non ci scivola da sola nel fiume le darò una bella spinta io...

 

sabato 9 gennaio 2010

dolcenera

 

Penso che questa sia una delle più complesse e ricche di significato, tra le canzoni di Fabrizio: l'acqua di cui si parla altro non è che l'alluvione di Genova del 7 ottobre 1970. Il protagonista della canzone che narra l'episodio è a casa che aspetta la moglie di Anselmo, ma si scatena d'improvviso la violenza della natura.
Qui la narrazione diventa visionaria e confusa, mentre il narratore s'illude che la sua donna sia arrivata, e ci fa l'amore (" Ma la moglie di Anselmo non lo deve sapere, che è venuta per me, è arrivata da un'ora, e l'amore ha l'amore come solo argomento, e il tumulto del cielo ha sbagliato momento").
Naturalmente lei è bloccata da qualche parte a causa della tempesta ("nel suo tram scollegato da ogni distanza" ) e non può arrivare da lui.
Dolcenera è contemporaneamente la donna e la tempesta, insieme e inscindibilmente, dolore e passione.
Poi la tempesta finisce, "oltre il muro dei vetri si risveglia la vita".
Il loro amore è diventato eterno, perchè a lei, adesso, il tempo avanza: quel tram è diventato la sua tomba, sigillo di un amore "così splendido e vero da potervi ingannare".
Per altri chiarimenti e interpretazioni www.viadelcampo.com.

 

mercoledì 4 marzo 2009

Le Passanti

 
Io dedico questa canzone
ad ogni donna pensata come amore
in un attimo di libertà

A quella conosciuta appena
non c'era tempo
e valeva la pena
di perderci un secolo in più

A quella quasi da immaginare
tanto di fretta l'hai vista passare
dal balcone a un segreto più in la

E ti piace ricordarne il sorriso
che non ti ha fatto
e che tu le hai deciso
in un vuoto di felicità

Alla compagna di viaggio
i suoi occhi il più bel paesaggio
fan sembrare più corto il cammino

E magari sei l'unico a capirla
e la fai scendere senza seguirla
senza averle sfiorato la mano

A quelle che sono già prese
e che vivendo delle ore deluse
con un uomo ormai troppo cambiato
ti hanno lasciato inutile pazzia
vedere il fondo della malinconia
di un avvenire disperato

Immagini care per qualche istante
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino

Per poco che la felicità ritorni
è molto raro
che ci si ricordi
degli episodi del cammino

Ma se la vita smette di aiutarti
è più difficile dimenticarsi
di quelle felicità intraviste

Dei baci che non si è osato dare
delle occasioni
lasciate ad aspettare
degli occhi mai più rivisti

Allora nei momenti di solitudine
quando il rimpianto diventa abitudine
una maniera di viversi insieme

Si piangono le labbra assenti
di tutte le belle passanti
che non siamo riusciti a trattenere

 

mercoledì 18 febbraio 2009

tanti auguri a fabrizio

 
Oggi Fabrizio avrebbe compiuto 69 anni...
 

 
Mi ricordo che all’età di circa sedici anni mi ero comperato, dopo aver convinto mia madre, una chitarra elettrica (una Framus, allora una delle migliori) con quegli assurdi amplificatori Davoli (specie di cassette da frutta […]). M’aggregai a un gruppo di ragazzi genovesi che faceva jazz comperandomi pure dei plettri di gomma con l’intento d’imitare le sonorità di Jim Hall (il mio chitarrista preferito) […]

La musica mi sedusse un po’ alla volta, come una troia prudente. Cominciò con qualche mormorio fioco, poi divenne balbuzie e pian piano acquistò la franchezza di un linguaggio che, per quanto elementare, era comunque il mio. Ma la musica fu anche una necessità. Nella mia famiglia tutti si esprimevano in modo non truccato, in assoluta coerenza con le scelte di ciascuno: l’avvocatura, il management, la politica, l’insegnamento. Io non ero capace di esprimermi a quei livelli, con quel misto di vocazione e, si dice oggi, di professionalità […]

Il canto deve in qualche maniera avere come obiettivo quello che anticamente aveva la musica cantata ch’era di far guarire le persone. Quindi deve emozionare e un certo timbro, un certo tono di voce, può essere emozionante, può essere evocativo, può far immaginare di più di un tono piatto, di un timbro metallico. La mia voce poteva essere una voce da sciamano, tanto per farmi capire, dunque mi ha aiutato moltissimo. Che talvolta poi ne abbia approfittato anche in maniera sgradevole questo è altrettanto vero, nel senso che ho esagerato col colorire con note basse dove non ce n’era assolutamente bisogno, proprio per narcisismo, per far sentire proprio queste basse, per sedurre (soprattutto me stesso).

Ci si fa l’abitudine ai concerti. Hai mai visto gli orsi polari dentro i recinti degli zoo? Sicuramente soffrono per i primi anni, ma alcuni di loro sono arrivati a compiere il ciclo naturale della loro vita. Sono morti vecchi come i loro fratelli liberi fra i ghiacci dell’artico. La differenza è che loro, per quella vita di merda, non sono stati pagati.

[…] penso che il fine della canzone sia quello, se non proprio di insegnare, almeno di indicare delle strade da seguire, dei codici di comportamento […] ed è l’unico motivo che mi fa pensare che questo possa anche essere un mestiere serio.

Credo più nel disco come mezzo di comunicazione, che non nel rapporto diretto col pubblico. Preferisco che un ragazzo mi chieda “Nella tua comune agricola c’è posto per me?”, piuttosto che “Ma tu, dopo Spoon River, perché hai cambiato questo o quello?”
 

 
Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

In questi ultimi tempi ho ripreso a studiare la chitarra. Mi ci sono dedicato praticamente tutti i giorni. Certo, non riprenderò più la mano che avevo a ventidue anni, però non la voglio mollare più, anche perché in fin dei conti è una buona compagna, forse una delle più fedeli. Se la molli un attimo ti fa subito i musi e ti manda a fare in culo, così sei costretto a dei recuperi umilianti, molto più umilianti di quanto si debba fare con le donne.

Io credo che il giorno in cui avrò paura della morte, e vorrà dire che ci comincio a pensare, sarà perché sono diventato finalmente adulto e allora questo significherà che sono prossimo a morire.

Ho più della mia età, ho avuto tempi di invecchiamento più corti della media, forse perché non ho mai rifiutato nessun tipo di esperienza.

Ho sempre impostato la mia vita in modo da morire con trecentomila rimorsi e nemmeno un rimpianto.
 

 
Direi d’essere un libertario, una persona estremamente tollerante. Spero perciò d’essere considerato degno di poter appartenere ad un consesso civile perché, a mio avviso, la tolleranza è il primo sintomo della civiltà, deriva dal libertarismo. Se poi anarchico l’hanno fatto diventare un termine negativo, addirittura orrendo…anarchico vuol dire senza governo, anarche… con questo alfa privativo, fottutissimo… vuol dire semplicemente che uno pensa di essere abbastanza civile per riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia (visto che l’ha in se stesso), le sue stesse capacità. Mi pare così vada intesa la vera democrazia. […] Ritengo che l’anarchismo sia un perfezionamente della democrazia.
 
da www.fondazionedeandre.it

martedì 13 gennaio 2009

la domenica delle salme

la morte e la vita

 


“Sicuramente ho paura della morte, non tanto della mia, quanto della morte che ci sta attorno, lo scarso attaccamento alla vita di molti nostri simili. Io ho paura di quello che non capisco, e questo proprio non mi riesce di capirlo”




Ed un bel giorno di qualunque settimana
Ed un bel giorno di qualunque settimana
Battono alla porta battono alla porta
E' un telegramma lei ti sta chiamando
Le' un telegramma lei ti sta chiamando
Per uno viene presto per l'altro tardi
Comunque presto o tardi tranquilla e sicura
Viene senza avviso viene e ti cattura
Viene e ti cattura viene e ti cattura

Ma va passa per la morte senza paura
Buio
Amore
Per la tua via
Per la morte

 

sabato 10 gennaio 2009

Jamin-a



Lengua 'nfeuga Jamin-a
lua de pelle scua
cu'a bucca spalancà
morsciu de carne dua
stella neigra ch'a luxe
me veuggiu demua
'nte l'umidu duçe
de l'ame du teu arveà
ma seu Jamin-a
ti me perdunié
se nu riusciò a ésse porcu
cumme i teu pensé

destacchete Jamin-a
lerfe de uga spin-a
fatt'ammia Jamin-a
roggiu de mussa pin-a
e u muru 'ntu suù
sugu de sa de cheusce
duve gh'è pei gh'è amù
sultan-a de e bagascie
dagghe cianìn Jamin-a
nu navega de spunda
primma ch'à cuae
ch'a munta chin-a
nu me se desfe 'nte l'unda
e l'urtimmu respiu Jamin-a
regin-a muaé de e sambe
me u tegnu pe sciurti vivu
da u gruppu de e teu gambe

JAMINA

Lingua infuocata Jamina
lupa di pelle scura
con la bocca spalancata
morso di carne soda
stella nera che brilla
mi voglio divertire
nell'umido dolce
del miele del tuo alveare
sorella mia Jamina
mi perdonerai
se non riuscirò a essere porco
come i tuoi pensieri

staccati Jamina
labbra di uva spina
fatti guardare Jamina
getto di fica sazia
e la faccia nel sudore
sugo di sale e cosce
dove c'é pelo c'é amore
sultana delle troie
Dacci piano Jamina
non navigare di sponda
prima che la voglia
che sale e scende
non mi si disfi nell'onda
e l'ultimo respiro Jamina
regina madre delle sambe
me lo tengo per uscire vivo
dal nodo delle tue gambe

domenica 28 dicembre 2008

metteva l'amore sopra ogni cosa



"Spesso gli sbirri e i Carabinieri
al loro dovere vengono meno,
ma non quando sono in alta uniforme
e l'accompagnarono al primo treno"


Fabrizio De Andrè (versione censurata)
 
 
 

giovedì 28 agosto 2008

maggio..giugno..luglio..agosto...

Anche se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto chinare il mento
se il fuoco ha risparmiato
le vostre Millecento
anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se vi siete detti
non sta succedendo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
provate pure a credevi assolti
siete lo stesso coinvolti.

Anche se avete chiuso
le vostre porte sul nostro muso
la notte che le pantere
ci mordevano il sedere
lasciamoci in buonafede
massacrare sui marciapiedi
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.

E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
senza le barricate
senza feriti, senza granate,
se avete preso per buone
le "verità" della televisione
anche se allora vi siete assolti
siete lo stesso coinvolti.

E se credete ora
che tutto sia come prima
perché avete votato ancora
la sicurezza, la disciplina,
convinti di allontanare
la paura di cambiare
verremo ancora alle vostre porte
e grideremo ancora più forte
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti,
per quanto voi vi crediate assolti
siete per sempre coinvolti.

lunedì 28 aprile 2008

Le ACCiUGHE FaNNO iL PaLLONE...

Le acciughe fanno il pallone
che sotto c'è l'alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una

alla riva sbarcherò
alla riva verrà la gente
questi pesci sorpresi
li venderò per niente

se sbarcherò alla foce
e alla foce non c'è nessuno
la faccia mi laverò
nell'acqua del torrente

ogni tre ami
c'è una stella marina
amo per amo
c'è una stella che trema

ogni tre lacrime
batte la campana
passano le villeggianti
con gli occhi di vetro scuro

passano sotto le reti
che asciugano sul muro
e in mare c'è una fortuna
che viene dall'oriente

che tutti l'hanno vista
e nessuno la prende
ogni tre ami
c'è una stella marina

ogni tre stelle
c'è un aereo che vola
ogni tre notti
un sogno che mi consola

bottiglia legata stretta
come un'esca da trascinare
sorso di vena dolce
che liberi dal male

se prendo il pesce d'oro
ve la farò vedere
se prendo il pesce d'oro
mi sposerò all'altare

ogni tre ami
c'è una stella marina
ogni tre stelle
c'è un aereo che vola

ogni balcone
una bocca che m'innamora
ogni tre ami
c'è una stella marina

ogni tre stelle
c'è un aereo che vola
ogni balcone
una bocca che m'innamora

le acciughe fanno il pallone
che sotto c'è l'alalunga
se non butti la rete
non te ne lascia una
non te ne lascia una
non te ne lascia