sabato 3 aprile 2010

ma chiudi gli occhi per sognar e tutto cambierà...

 

...perchè vengo tormentata da questi sogni che mi presentano una visione completamente diversa delle cose...intendo rispetto a come stanno ora? Eravamo così piene di voglia di stare insieme, di desiderio l'una per l'altra che non avremmo voluto niente di più. La realtà è tutt'altra cosa. Ovvio.

 

ulan bator alla casa

 

Potentissimi evocatori di tutti i miei fantasmi. Hanno scatenato un sabba sul palco. Con loro anche James Johnston, chitarrista dei Gallon Drunk. Un vero godimento per me che amo le emozioni forti, i suoni che si sentono prima di tutto nella pancia.

 

giovedì 1 aprile 2010

qualche dubbio

 
 
 
ohi ohi...forse sono scesa a meno trenta e nemmeno me ne sono accorta.

 
 
 

beautiful

 

Eh no... la bellezza intesa solo come involucro esteriore non basta..e tutto questo apparire inteso come modus vivendi non è altro che una degenerazione che pone le sue basi a partire dagli anni 80, per quanto ricordi...
La bellezza è un concetto complesso...e olistico...è qualcosa di ricco e variegato, che racchiude sicuramente qualcosa di oggettivo, ma che per ognuno di noi ha delle sfaccettature diverse. Non è solo un corpo che segue i canoni, le convenzioni (oltretutto in modo assolutamente grossolano, a mio parere) di chi ci governa, di chi ci veste, di chi tenta continuamente di rifilarci prodotti, che oltretutto non ci servono e che con la bellezza hanno ben poco a che fare.
Ed è anche questa la differenza tra noi e loro.

 

epurazioni

 

(ASCA) - Roma, 1 apr - ''Credo non sia affatto casuale, credo si tratti di una rappresaglia'' il cambio alla conduzione del Tg1, con la rimozione di ''volti storici'' del video quali Tiziana Ferrario, Paolo di Giannantonio e Piero Damosso. Lo afferma Maria Luisa Busi, volto di punta del Tg1 delle 20 in un'intervista a Repubblica, ricordando che i tre giornalisti, insieme ad altri, non firmarono un documento a favore del direttore del Tg1 Augusto Minzolini in seguito al caso Mills (quando il Tg affermo' che il legale inglese imputato per corruzione era stato assolto mentre in realta' aveva benficiato della prescrizione).

Una rappresaglia, nota la Busi (anch'essa non firmataria dell'appello a favore del direttore) che ha colpito pure Massimo De Strobel, caporedattore centrale, ''uomo chiave della storica macchina del Tg1. Anche lui non firmatario di quella lettera, guarda caso''.

A questo punto, rivela la giornalista, ''il clima in redazione e' insostenibile. In 21 anni ho visto altri direttori riconducibili all'area culturale del centrodestra (Vespa, Rossella Mimun) ma nessuno aveva mai osato tanto.



Quanto al rinnovamento di cui parla il direttore Minzolini - continua la Busi - di che stiamo parlando? Forse che alla Bbc, alla Cnn, nella tv pubblica francese, non conta la fidelizzazione del pubblico rispetto ai volti storici?''.

Insomma per la Busi un Tg1 schierato. ''Mi chiedo come si possa dire il contrario - spiega - e' sotto gli occhi di tutti, di milioni di spettatori. Sempre meno, tra l'altro.

Abbiamo perso pubblico - nota - siamo attestati al 26% di ascolto. Incontro continuamente gente che dice 'io non vi guardo piu''''. Per la Busi ''e' difficile credere che questo non dipenda da due ordini di problemi: il primo gli editoriali. Il direttore ha il diritto di farli ma non credo debba dimenticare che si tratta del primo giornale del servizio pubblico. Che non si era mai schierato a questi livelli sui temi cari al governo e al presidente del Consiglio. Il secondo - continua la giornalista - e' la rappresentazione del Paese. Al Tg1 non si parla piu' della vita reale, dei problemi dei cittadini, di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la fa, dei cassintegrati, dei precari della scuola''.

www.asca.it/news

 

martedì 30 marzo 2010

Non m'importa cosa il mondo può pensare,
io non me ne voglio andare

 

 

dormi che è meglio

 

Insomma..avete mai pensato a come ci si senta a dormire mentre qualcun altro ti guarda? Ovvio che non ci pensi perchè dormi... ma al risveglio, dopo averlo saputo, non ti fa sentire una sensazione d'impotenza più o meno piacevole a seconda di chi è la persona che è rimasta a guardarti?

 

war...

 


Bisogna sempre farsi trovare pronti...

 

lunedì 29 marzo 2010

Naked Vendola (la Puglia ai comunisti!)

 
« Siamo comunisti non per replicare, nei secoli dei secoli, una storia codificata, una liturgia monotona, una forma statica che contiene una verità rivelata: ma per liberarci dai fantasmi e dai feticci di un mondo che strumentalizza la vita, mercifica il lavoro, distrugge la socialità. »

(Nichi Vendola, intervento introduttivo del seminario di Rifondazione per la Sinistra, Chianciano, 24 gennaio 2009)

niki

Questo ci insegna che non bisogna aver paura di mostrarsi per quello che si è (e tra le altre cose Vendola è pure gay e cattolico allo stesso tempo ed è un ottimo esempio di come una cosa possa non escludere l'altra), che c'è una piccola alternativa che sta nascendo e che avrà ancora modo di crescere...E poi devo dire che mi piace ogni volta che parla...

 

domenica 28 marzo 2010

certezze

 
 
Quando si parte da meno venti non si può che migliorare.

 
 

sabato 27 marzo 2010

la vera funzione del blog (metaforica)

 


Non credo, per lo meno, per quanto mi riguarda, che esistano sfoghi migliori


 

e più eri lontano....

 
Non è bellissimo nella sua bruttezza anni ottanta?


 

mercoledì 24 marzo 2010

ma perchè? perchè sto ancora a perdere il mio tempo?

 


Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera..


...e questa volta se non ci scivola da sola nel fiume le darò una bella spinta io...

 

dentro e fuori

Irriconoscente che sputa nel piatto in cui sta mangiando, che maledice la mano che la nutre. E' solo che non è facile trovare lavoro. Ed è triste doversi limitare o trattenere, o dover usare un decimo dell'intelligenza e delle capacità che possiede. Ed i soldi servono solo a sopravvivere, a non perdere la dignità. Non sono certo il criterio per discernere le persone. Non per lei, per quanto la riguarda.
Se poi non si sentisse sempre fuori luogo. Se non fosse sempre nel posto sbagliato e nel momento sbagliato. Solo che quando si è sentita veramente a casa non ce l'ha fatta. Non ha avuto il coraggio. Avrebbe potuto finalmente relazionarsi con i propri limiti, e magari superarli o anche semplicemente accettarli, ma non era il momento giusto, accidenti a lei..accidenti alle cose che non capitano mai quando le vorresti.
E ora sta aspettando il prossimo treno, andando avanti a fatica, facendo tutto quello che è nelle sue possibilità per dimostrare che ha capito. Se solo le venisse rivolto quello sguardo che cerca, farebbe i salti di gioia per ogni angolo della città...probabilmente arriverebbe fino all'hinterland e oltre a furia di saltare...


 

father & son

 

Le colpe dei padri ricadranno sui figli. E nemmeno si può insultare chi non c'è più. L'unica cosa che posso fare è essere diversa da lui....almeno da non aggiungere del mio.

 

lunedì 22 marzo 2010

for free...

 

Anche e soprattutto l'arte è un prodotto di consumo, un prodotto che va bruciato in fretta. Che tristezza mi fa vedere il musicista contabile con lo spirito imprenditoriale, quello che deve sfornare un album all'anno... quello che "il secondo album è sempre più difficile nella carriera di un'artista", perchè al secondo album se non ti rinnovi hai già stancato il pubblico... quello che è costretto a fare promozione alle Messaggerie e poi alla fnac e poi in Ricordi, solo per cercare il proprio spazio nel mondo... E parlo a tutti i livelli, dal falso Indie all'affermato... Non è che io vorrei fare la dura e pura a tutti i costi...ma forse ci sono un po' troppe persone che vogliono fare questo mestiere... e soprattutto non è che son sempre i migliori ad emergere... tutt'altro... Forse bisognerebbe scindere l'opera artistica, il fare arte, dal cercare il successo attraverso l'arte, o pseudo tale...Come sempre Joni Mitchell viene in mio aiuto anche in questa situazione...

Now me I play for fortunes
And those velvet curtain calls
I've got a black limousine
And two gentlemen
Escorting me to the halls
And I play if you have the money
Or if you're a friend to me
But the one man band
By the quick lunch stand
He was playing real good, for free

(Joni Mitchell, For Free)

 

nonostante

 

 
...nonostante qualche certezza...

 

domenica 21 marzo 2010

today I feel like

 

Questa battaglia non ha tregua. Alcuni sono nemici reali, altri forse alloggiano solo nella mia testa. Eppure da tanto tempo non mi sentivo così a posto con la strada che ho intrapreso. E' quell'innato senso di giustizia per cui le cose devono andare nell'unico modo in cui l'incastro è perfetto. Mai accontantarsi, mai puntare solo su quella serenità che non ci turba e che non coglie il reale senso del turbamento, e cioè la scoperta di noi stessi, del nostro sentire, ed un reale avvicinamento all'altro.
Ed io e te sappiamo esattamente di che cosa l'altro ha bisogno.

 

sabato 20 marzo 2010

Quando sarò capace d'amare

 
L'ultima apparizione del Signor G ed è davvero un condensato di emozioni, brividi, lacrime, nostalgia e Amore.



Quando sarò capace d'amare
probabilmente non avrò bisogno
di assassinare in segreto mio padre
né di far l'amore con mia madre in sogno.

Quando sarò capace d'amare
con la mia donna non avrò nemmeno
la prepotenza e la fragilità
di un uomo bambino.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che ci sia davvero
che non affolli la mia esistenza
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.

Vorrò una donna che se io accarezzo
una poltrona, un libro o una rosa
lei avrebbe voglia di essere solo
quella cosa.

Quando sarò capace d'amare
vorrò una donna che non cambi mai
ma dalle grandi alle piccole cose
tutto avrà un senso perché esiste lei.

Potrò guardare dentro al suo cuore
e avvicinarmi al suo mistero
non come quando io ragiono
ma come quando respiro.

Quando sarò capace d'amare
farò l'amore come mi viene
senza la smania di dimostrare
senza chiedere mai se siamo stati bene.

E nel silenzio delle notti
con gli occhi stanchi e l'animo gioioso
percepire che anche il sonno è vita
e non riposo.

Quando sarò capace d'amare
mi piacerebbe un amore
che non avesse alcun appuntamento
col dovere

un amore senza sensi di colpa
senza alcun rimorso
egoista e naturale come un fiume
che fa il suo corso.

Senza cattive o buone azioni
senza altre strane deviazioni
che se anche il fiume le potesse avere
andrebbe sempre al mare.

Così vorrei amare.



Grazie a Marta per questo video...

venerdì 19 marzo 2010

complimenti

 



Tu svuoti l'anima delle cose...
per poi dar loro il colpo di grazia....


(C&G)



 

mercoledì 17 marzo 2010

associazioni inconsuete...

 


Non c'è niente dentro me qui a Varanasi
Perchè dentro ci sei tu, la mia Varanasi Baby
Sai che io non penso più a nessuno
Sai che io non voglio più nessuno
Non ho niente dentro finchè dentro tu ci sei
Anche se non ricordo più il sapore che hai

 

martedì 16 marzo 2010

un'altra meravigliosa giornata.

 
 
 
 
merda...fa troppo male

 
 
 
 

i gloriosi anni della musica italiana

 
Le mie preferite dei miei due album preferiti...anche se qualcuno, omonimo di Battisti potrebbe rispondermi: "Ma quali gloriosi anni?????"






 

lunedì 15 marzo 2010

a proposito di pregiudizi

 

Alla fiera in via Giulio Romano ieri c'erano tutti i candidati regionali. Lei aveva tantissimi volantini da dare, ma mi ha guardato e si è girata dall'altra parte. Vabbè che siamo in periodo di crisi e la carta non va assolutamente sprecata con una che non ti voterà mai, ma non ho neppure la faccia da elettrice di centro? (disse, estremamente compiaciuta....)
Che poi...perchè si è spostata da Casini quando il programma rimane quello della destra più intransigente?

 

domenica 14 marzo 2010

bancarelle

 


Oggi proviamo con la ricerca della dolcezza.....

 

perdere pezzi

 
Ieri sera ho saputo che il mio primo amore...colei per cui è iniziato tutto, tanti anni fa, non c'è più. Lo sospettavo, l'avevo sentito. Speravo di sbagliarmi. Non aveva nemmeno quarant'anni, ed è come se avessero portato via un'altra parte di me.

 

sabato 13 marzo 2010

aspettando madonna

 
Aspettando Madonna è la preponderanza semantica del fruscio sul suono, l’anti-reality, il controformat comunicativo che cita la televisione contemporanea rovesciandone i loci e invertendone i nessi, in una narrazione riuscita e perfettamente leggibile fatta di ”tagli” di montaggio, ridondanze, interiezioni, scarti linguistici che sono la controparte espressiva degli standardizzati highlights quotidiani dei reality show o delle partite di calcio.
Aspettando Madonna è l’interdetto sintattico che funziona, il “fuori campo” cinematografico che entra nel frame, la scelta dell’”unheimlich” come cifra del reale, il “dispetto” stilistico alle cortesi banalità da prime time televisivo.
La vita, in Aspettando Madonna, non ha sceneggiatura possibile ma il film ci ricorda, nondimeno, lo shakespeariano “all the world’s a stage”, e di questo palcoscenico cogliamo gli aspetti più opachi: la pesantezza degli attrezzi, l’incertezza dei mezzi materiali, i momenti fuori spotlight. Un’enfasi comunicativa sul “contatto”, alimentata da un audio “lo-fi”, evoca precisamente, e con grande pregnanza, la contingenza di un mondo precario, faticoso, frustrante. Aspettando Madonna non è un documentario, è una metafora: il “making of” di uno spettacolo la cui “prima” sembra non arrivare mai.
E invece il momento della “prima” arriva. Con il botto. Perché, cercata e attesa lungo tutto il film, Madonna irrompe. Ed è una “inner-Madonna” bellissima e collettiva, ...
Il finale del film, infatti, che si distende in un lungo piano sequenza, ci spiega che no, non è affatto vero che “la vita è sogno”, anzi, la vita è incubo, ma di certo è sicuramente vero, e per fortuna, che “il sogno è vita”, che le rockstars siamo noi, perchè “you don’t need to be a rockstar to feel like one”, che siamo splendide “material girls in a material world” che non vedono l’ora di buttarsi “into the groove”.e reclamano il diritto al raso e alle rose.
“Girls just want to have fun”. Che il mondo se ne faccia una ragione.
E così sia.

(Maria Luisa Fagiani, www.milanox.eu)



Posso capire l'entusiasmo solamente in quanto dovuto al fatto che metà del pubblico presente in sala aveva in qualche modo partecipato al film. Personalmente ho trovato alcune battute spassose e divertenti, mentre altre scene cinematograficamente proprio scarse (la mancanza di soldi non giustifica sempre certe scelte, secondo me)...qualche minuto solo di parlato a sfondo nero che mi è sembrato un'eternità (veramente insopportabile), ed un atteggiamento che non ho capito se essere compiaciuto o autoironico da parte di chi recitava. Niente di concluso, comunque, per assurdo... e lì sta la genialata, il balletto finale di Material Girl viene accolto come l'arrivo del Messia...perchè finalmente si dà un senso al tutto... Credo comunque che la cosa che mi ha infastidito di più, per lo meno da parte del regista, che mi è sembrato abbastanza narciso, sia stata quella sensazione di compiacimento autoincensante....Incito comunque chi ha tempo e voglia di provare a vedere questo corto per darmi ragione o meno....

 

le cose spesso non sono mai come sembrano

 

Io ho fatto tutti i film di Moana. Moana era un’altra persona, io l’ho detto e forse mi sono fatto anche odiare per questo, Moana non era nata per fare quel tipo di lavoro, ma è stata estremamente intelligente a far sì che passasse tutto liscio.
Lei è stata portata a diventare pornostar, perché lo sappiamo che è stata portata dalla scuderia di Schicchi, ed una volta lì, era troppo tardi per tornare indietro. Moana non è mai stata una vera pornostar dentro. Solo io entravo nel suo camerino, voleva solo me come protagonista perché mi trovava diverso dagli altri. Moana lo faceva solo per l’immagine".

Rocco Siffredi



la cosa più curiosa di Moana Pozzi era che odiava il sesso. Era completamente frigida. E’ una cosa abbastanza triste: faceva un mestiere che in realtà odiava. La sua frigidità l’ha portata a fare con una certa rabbia questo mestiere, l’ha fatto con poca gioia. Sinceramente lei non ha capito qual’era la strada giusta per raggiungere la felicità.

Paolo Villaggio



Insomma..una sorta di eroina ribelle rispetto a quel mondo borghese a cui apparteneva...???

 

venerdì 12 marzo 2010

can't you hear me...

 


A desert road from vegas to nowhere
some place better tham where you're been
A coffee machine that needs some fixing
In a little cafe just around the bend
I am calling you
Can't you hear me
I am calling you
A hot dry wind blows right through me
The baby's crying and I can't sleep
But we both know a change is coming
coming closer, sweet release
I am calling you
Can't you hear me
I am calling you
I am calling you
Can't you hear me
I am calling you
A desert road from vegas to nowhere
Some place better than where you've been
A coffee machine that needs some fixing
In a little cafe just around the bend
A hot dry winblows right through me
The baby's crying and I can't sleep
But we both know a change is coming
coming closer, sweet release
I am calling you
can't you hear me
I am calling you

 


Grazie a Tommy per la foto

mercoledì 10 marzo 2010

una chicca

 

 

c'è più samba

 


C'è più samba
se resto ad aspettare,
aspettar di guarire la ferita,
la ferita che hai fatto nel mio cuore,
dentro il cuore che chiede il tuo perdono,
il perdono che solo le tue mani
mi daranno cercandomi domani.
C'è più samba nell'uomo ritrovato,
c'è più samba nel canto senza fiato
c'è più samba nel petto di chi cerca
perché stava cercando compagnia
e voleva donare la sua vita
come sto facendo proprio con la mia.
Sono triste
sai perché
se tutto il mondo sambasse
e tu ti curassi di me.

 

strangers in hell

 

Se potessi anche entrare un attimo nei miei pensieri e leggere quello che non sono stata in grado di trasmetterti in questi anni, riusciresti mai a perdonarmi? Forse è solo che capiamo veramente le cose quando ci capitano in prima persona. E questo lo sa bene chi in passato ha giudicato. Se tu sentissi veramente che cosa mi hai fatto provare per la prima volta...io che pensavo di essere una donna vissuta e che nessuno e nulla potesse scalfirmi...tu mi hai reso vulnerabile, e poi mi hai teso le braccia.
Io sono un'idiota. E farei di tutto per avere il tuo perdono.

 

martedì 9 marzo 2010

sempre più difficile...

 
E' solo che ogni tanto alcuni particolari ti si stampano nella memoria e nemmeno tu sai il perchè...come se rimanessero indelebili... a volte sono suoni, immagini... sguardi o espressioni...altre volte solo foto appese e dimenticate...


 

eh sì...proprio strano....

 
...almeno quanto i sottotitoli in cirillico di questa canzone di Memo Remigi, eseguita in un'inedita versione dalle gemelle per antonomasia...



Sapessi com'e' strano
sentirsi innamorati
a Milano.
Senza fiori, senza verde,
senza cielo, senza niente
fra la gente, (tanta gente)
Sapessi com'e' strano
darsi appuntamenti
a Milano.
In un grande magazzino,
in piazza o in galleria,
che pazzia.
Eppure,
in questo posto impossibile
tu mi hai detto ti amo,
io ti ho detto ti amo
ti amo
ti amo.
Sapessi com'e' strano
sentirsi innamorati
a Milano.
Senza fiori, senza verde,
senza cielo, senza niente
fra la gente, (tanta gente)
Eppure,
in questo posto impossibile
tu mi hai detto ti amo,
io ti ho detto ti amo.
ti amo
ti amo...
ti amo.
ti amo.

 

affinità e divergenze tra la linea e noi...

 

Osvaldo Cavandoli nacque il 1° Gennaio del 1920 a Maderno sul Garda, infatti mi rendo sempre più conto che l'affinità parentale con "quella là" è tutt'altro che azzardata...

 

domenica 7 marzo 2010

rischi che si corrono

 
Se ti ostini a cercare qualcosa corri il rischio di trovarla.
Non sai mai cosa ti manca finche' non fa molto male.

(Efraim Medina Reyes - C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo)
 
 
 
 
Grazie a Marta

 

sabato 6 marzo 2010

Continuiamo così, facciamoci del male! ...

 

Roma, 6 Mar. Il decreto 'interpretativo', varato ieri in tarda serata dal Consiglio dei Ministri e frettolosamente firmato dal Presidente Napolitano, scatena la reazione dell'On. Sonia Alfano, deputato europeo di Italia dei Valori e Presidente dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime della Mafia, che attraverso una nota afferma "Per l'ennesima volta la Costituzione è stata violata, oltraggiata e calpestata con un abuso di potere degno di un regime sudamericano, e con il benestare di un Capo dello Stato che non è disposto ad ascoltare la voce dei cittadini e dell'opposizione".

"Siamo già in piazza e stiamo ancora aspettando - sottolinea Sonia Alfano - insieme a centinaia di persone, soprattutto giovani, quei giovani che ci ricordano tanto gli appelli di Sandro Pertini alla resistenza, che Napolitano dia una spiegazione plausibile ed esaustiva". "Continuo a credere fermamente nella giustizia - prosegue - e in quella Carta per la quale migliaia di persone hanno versato il proprio sangue. Credo che Napolitano sia confuso sul proprio ruolo: garantire il rispetto delle regole democratiche e del popolo italiano; è questo quello che ha il dovere di fare. Provo un indescrivibile sconforto se penso che sia necessario ricordarglielo". "Io ho il coraggio di stare in piazza in mezzo ai miei concittadini - conclude - voglio sperare e credere che anche il Presidente della Repubblica lo farà, smentendo quanti oggi, me compresa, dichiarano sepolto lo stato di diritto".

(Fonte www.soniaalfano.it)

 

c'era una volta

 
Eh no...Non si può proprio cambiare il passato.
E per assurdo rimane solo tutto quello che ho perso.
E tutto quello che non ho ancora la forza di trasformare.

 

venerdì 5 marzo 2010

di tanto amore...

 


E lei è lei, non può cambiare
dolcissima e immortale.
presto, dov'è la mia faccia più dura
che non veda che ho paura.

(Ivano Fossati)

 

mercoledì 3 marzo 2010

un'immagine vale più di mille parole

 

 

martedì 2 marzo 2010

the saddest girl in the world

 
 
Sai che c'è?
c'è che sono proprio stanca....

 
 

lunedì 1 marzo 2010

You spin me right ‘round, baby Right ‘round like a record, baby Right ‘round, ‘round, ‘round...

 

Una delle cose che davvero mi fa stare bene è quando decido di andare da sola per negozi di dischi, a frugare tra i vinili ed i cd...ormai in periodo di penuria economica ne compro davvero molti meno...ma è un godimento indescrivibile riuscire a trovare quel qualcosa che cercavo da tempo. Il trucco in un negozio di usato ad esempio, sta nel non cercare mai nulla di specifico, ma aprirsi al nuovo che ti si para davanti...così da stupirsi e farsi stupire. Insomma, credo che valga lo stesso che per le relazioni, come al solito...(SGRUNT)...
E poi l'altra sera ricordavo quante compilation ho fatto nella mia vita, prima in cassetta e poi in cd...a volte disegnate e colorate appositamente per la persona amata...un susseguirsi musicale che aveva sempre un senso emozionale...per me..a volte un po' didascalico per chi lo riceveva in dono. E poi ci sono canzoni che rimarranno indissolubilmente legate solo a determinate persone...un giorno quando sarò più libera le menzionerò tutte...


ps: bella la foto di patti, eh?

 

I will always love you

Oggi mi sento di dedicarti questa canzone, spero tu possa sentirla nell'aria, da qualche parte...



Whenever I'm alone with you
You make me feel like I am home again
Whenever I'm alone with you
You make me feel like I am whole again
Whenever I'm alone with you
You make me feel like I am young again
Whenever I'm alone with
You you make me feel like I am fun again

However far away
I will always love you
However long I stay
I will always love you
Whatever words I say
I will always love you
I will always love you

[ ..fly me to the moon.. ]

Whenever I'm alone with you
You make me feel like I am free again
Whenever I'm alone with
You you make me feel like I am clean again

However far away
I will always love you
However long I stay
I will always love you
Whatever words I say
I will always love you
I will always love you

 

domenica 28 febbraio 2010

Sugar Baby

Dopo una serie di difficoltà che sembravano insormontabili sono riuscita a far arrivare dalla Sormani la videocassetta (attenzione, neanche il dvd) del dilm di Percy Adlon...devo dire che alla fine ne è valsa la pena...


L'antefatto di Sugarbaby è l'incontro tra il regista e l'interprete femminile, Marianne Sägebrecht, un personaggio molto noto negli ambienti artistici di Monaco quale animatrice nel quartiere di Schwabing di una singolare compagnia, l'Opera Curiosa, formata da cantanti, saltimbanchi, attori teatrali, travestiti, mimi. Adlon la vide una prima volta nella totale immobilità dentro una piscina di un albergo di Deggendorf, dove s'era recato a girare una scena per un film televisivo (questo del rapporto solitario con l'acqua, con le relative implicazioni psicoanalitiche, torna anche in Sugarbaby). Ebbe poi modo di notarla di nuovo in una sfrenata performance di rock and roll su un palcoscenico. E dalle sovrapposte e solo in apparenza contrastanti immagini dell'attrice che deriva l'idea del film (tuttavia coadiuvato da un racconto di un'amica su una signora divenuta all'istante bellissima pronubo l'amore per un tranviere). L'altro tassello determinante dell'operazione è il contributo dato dalla direttrice della fotografia, Johanna Heer, un'austriaca trasmigrata a New York, studiosa e teorica del colore, rivelatasi al pubblico della cinefilia d'oltreoceano con Subway riders di Amos Poe. Una videoartista che ha inquadrato le revulsioni di un quotidiano privo d'amore nella rete metallica delle tonalità fredde: rossi, viola, verdi, blu, quando virati duramente verso un'evidenza iperrealistica, quando invece compressi su una misura asettica ed omogeneizzante. Facile pensare al post-moderno, che al cinema, quanto al colore, si è venuto ad es. impaginando nella contagiosa tavolozza lavorata da Housselot per Diva di Jean - Jacques Beineix. Più scoperto (nel caso di Adlon) il richiamo a Fassbinder, ma anche più appropriato: giacché è proprio nel suo cinema che la violenza del moderno ha incontrato il bric-à-brac di oggetti e cromie tra loro in contrasto, spinti sino al limite del kitsch. Un po' come tutto quello che si ritrova in Sugarbaby: la metropolitana, le scale mobili, gli interni spenti, i casermoni delle enclavi periferiche, tutto reso con quei modi forti come la stessa vicenda e che danno forza al racconto filmico. Anche la storia della grassona cinquantenne che si abbandona a una passione romantica ed adolescenziale per un tizio che ha la metà dei suoi anni ma che la ricambia, sembra ritagliarsi pari pari negli scampoli di un universo irridente e ossessivo, quale fu quello di Fassbinder. Si potrebbe ricordare Angst essen Seele auf, con l'incontro tra il turco e la matura signora tedesca.
Il punto di maggior contatto non è tuttavia tematico, nel senso stretto del plot. In comune con Fassbinder, ma in generale in comune con il cinema tedesco dell'ultimo ventennio, lo sguardo di Adlon - con diverse varianti e alcune licenze - ordina anch'esso l'assetto della realtà nei termini di una opprimente normalità. Anche nel caso di questo ispirato film d'autore (così Cosulich in una recensione per RaiTre), la lezione della cinepresa imprime indelebile il marchio dello squallore quotidiano, persuasivamente prospettandocelo nella somma degli atti sempre uguali: la routine del lavoro, il percorso, la bulimia, l'isolamento, ecc.
L'irrealtà del presente si angola quasi fenomenologicamente sull'analisi di una persona comune la cui durezza, crudamente meccanizzata sul proscenio metropolitano ed emblematizzata nel corpo pesante e sgraziato, viene appena corretta all'inizio dalla pietà che a tratti lei prova per le salme che pulisce e che veste. Ma come in tante altre opere di questa ultima stagione del cinema e della cultura tedesca, i racconti in persona dei diversi personaggi (qui la teutonica cinquantenne; in Fassbinder i marginali e i trasgressivi; in Herzog i visionari; nella von Trotta l'ipersensibilità femminile) possiedono la valenza e lo spessore di un destino che è sovraindividuale.
Ciò accade anche in Sugarbaby, nella prima parte e in generale nello sfondo che lo stile dei film ora inquadra espressionisticamente ora ritaglia iperrealisticamente. Se questo è il livello della realtà, alienante e per ciò stesso deformata; e se a tale situazione un Fassbinder reagisce con una provocante e sarcastica disperazione, Percy Adlon si' abbandona alla tenerezza e alle risorse di una fantasia umanizzata e solidale.
La sua Marianne non si lascia distruggere da quelli che sono i canoni della cultura corrente. Al modello vitalista ella oppone sia pure involontariamente la frequentazione della morte; al cliché giovanilistico e dietetico l'età rimarchevole e una stazza fisica alquanto voluminosa. Il muro della solitudine non s'infrange da solo con l'inattesa apparizione di Huber, ma è pur sempre il caso a determinare l'insorgere del processo.
Adlon è molto convincente allorquando delinea i cambiamenti della donna: cambiamenti prima psicologici e poi fisici; del pari è icastico se traduce la fermezza del carattere tedesco nel progetto d'amore, che tiene in conto anche le debolezze del giovane, in primo luogo quella mancanza d'affetto confermata dal suo amore per i dolci.
Gli anelli narrativi al cui interno possono spiegarsi il carattere e il senso di una così straordinaria passione ci sono tutti, mostrati nel racconto e non invece sovrammessi. Per incredibile che sia, Marianne è leggerissima nella sua opulenza (c'è a riprova la sequenza dei rock), delicata negli affetti e nel sesso, spiritosa e imprevedibile. Scopre l'amore e il rispetto di sé attraverso l'amore per un altro.
Ma infine, lo chassis sul quale si distende il corpo centrale della narrazione - il rapporto tra i due - diventa un po' il livello della favola che s'oppone al livello della realtà. Meglio, il risarcimento che il cinema e l'immaginazione riescono a produrre rispetto alle standardizzazioni del quotidiano.
Cade giusto qui la disformità da Fassbinder: poiché dove lui metteva al galoppo amarezza e sarcasmo, provocazione e ironizzazione del discorso estetico, Adlon chiama ancora in causa i valori positivi, a cominciare da quelli artistici. È infatti l'arte a rendere possibile l'“amour fou” di Marianne. Il continuo slittamento che in Sugarbaby si modella dal piano della realtà a quello dell'invenzione, che contro la prima appunto si determina, giunge a disvolgersi nella tipologia dei personaggi: deboli, come anche lo Huber del film, e poveri, oppure vittime, che però hanno dentro una forza morale (i fratelli Scholl di Lezte fünf Tage) e umana (Céleste) e creativa (Walser), da cui si sprigiona la loro inusuale ma ugualmente abbacinante bellezza. Quella stessa che affascina il regista e che lo spettatore sorpreso sente nella metamorfosi di Marianne. Da tale incantamento discende intera la possibilità di sospensione della catena del tempo. La favola diviene realtà e lo sguardo dell'autore si scioglie da ogni predeterminazione abbandonandosi alle sue immaginazioni, inseguite e accarezzate nella loro impossibile pienezza e appunto fatte possibili dallo sguardo della cinepresa. Da ciò, in Sugarbaby, le “volute sgrammaticature”, le “ondeggianti circonvoluzioni”, le “inquadrature tremolanti” che denotano la trepida e vitale meraviglia del regista di fronte all'incanto della sua materia.
Il finale - un brusco e enigmatico ritorno alla realtà - non è tuttavia drammatico. Certo, non sappiamo se Marianne si trovi nella metropolitana per uccidersi, o per ricominciare. Ma la scelta di battersi comunque (nella nostra lettura e nel nostro desiderio la persona cui si rivolge non può che essere Huber) sta in tono con il carattere del film. Al quale - come s'è capito - gli interpreti danno un contributo imprescindibile. Non solo la giostrante e clownesca Marianne Sägebrecht, ma anche Eisi Gulp, che sa obliterare la ovvietà dell'avvenenza fisica con la “grazia infantile di un saltimbanco semplice e spontaneo” (acuta notazione, come quelle del precedente capoverso, dovuta a Fabio Bo, vedi “Il Messaggero” del 27 gennaio 1988).

(Gualtiero De Santi, www.wlaciccia.it)

 

sabato 27 febbraio 2010

detti popolari

 
 
Se sei incerta,
tienila aperta...
(la porta)

 
 

venerdì 26 febbraio 2010

a salvarmi vieni a salvarmi
(Milano vista da lontano part 1)

 

Ieri il caro "Toro Seduto" Manuel Agnelli era all'Informagiovani in via Dogana a discutere di musica e di cultura... Ho seguito per circa un'ora, e ne è venuto fuori quello che un po' pensiamo tutti noi affamati di nuovi stimoli e in particolar modo di stimoli alternativi...Si è parlato della ricerca di spazi in questa città.. di come da un certo periodo a questa parte tutto ciò che viene considerato cultura venga organizzato e monopolizzato da qualcuno che nella situazione specifica sta al potere.
Negli Stati Uniti invece la cultura è vissuta come parte centrale dell'economia, e quindi coltivata alla base. In Italia è un bene di lusso. Austin, ad esempio (nel tanto tradizionalista Texas), ha 200 locali per la musica dal vivo, dove ogni sera possono suonare centinaia di gruppi, anche se sicuramente le leggi sono severe, chi dopo l'una di notte viene sorpreso con un bicchiere di birra rischia davvero la prigione...
 

in Italia e nemmeno nella tanto europea Milano non c'è un'offerta da giustificare un tale rispetto delle regole, anche se lo stesso Manuel (e un po' tutti a dire il vero) si meravigliava di quanta efficacia abbia avuto in questo paese la legge anti-fumo.
 

Milano negli anni 70 era un centro culturale fantastico, pieno di fermenti di ogni tipo, mentre oggi è una città che ti fa sentire impotente e passivo, infatti come diverse persone anche il cantante degli After ha fatto la scelta di trasferirsi in provincia, dove c'è ancora la possibilità di vivere una situazione più a misura d'uomo.
Deve partire da noi e dalla nostra necessità il riuscire a fare una pressione positiva...perchè buona parte della cultura che noi amiamo e cerchiamo non viene rappresentata.
Sempre negli 70 era nato anche il concetto di autoproduzione, che poi è stato preso a modello anche negli anni 90, quando forse Milano ha avuto quell'ultimo acuto con gruppi del calibro di Ritmo Tribale, La Crus, gli stessi After. Già vent'anni fa i locali aveveno grosse difficoltà a vivere ed Il Leoncavallo era un punto di riferimento non solo politico ma soprattutto culturale davanti alla gente.
 

Ora i centri sociali non rappresentano più quello che è la società, o forse si sono anche un po' adagiati in quello che è ormai il loro spazio di nicchia. D'altra parte oggi abbiamo un vantaggio in più che è internet, e quindi la possibilità di avere una comunicazione capillare...

 

martedì 23 febbraio 2010

They've Come Back !
Ritornano quelli di...Calibro 35

 

Attenzione, perchè sono tornati con un album pieno di funkettone fino al midollo... come dire che il primo album era solo una prova... e qui non si scherza mica. Di nuovo i nostri uniscono alle proprie creazioni (questa volta ben otto, particolarmente a me gradite Eurocrime! di Martellotta ed Il Ritorno della Banda parte I di Gabrielli, che riesce addirittura a commuovermi) composizioni dei grandi maestri (da Morricone, ad Umiliani, Ferrio e Ortolani) ed il risultato risulta ancora più fluido che nel primo disco... insomma ci si diverte proprio...
Io ho la mia copia personale... ma per chi volesse ascoltarlo in streaming su Rockitte il link è www.rockit.it e buon divertimento...

 

dottore, si può fare qualcosa?

 

 

love is love

 

 

sabato 20 febbraio 2010

per tutta la vita

 
Non so se sperare che vinca o meno....ma fa davvero venire i brividi Noemi...



Per tutta la vita
Andare avanti
Cercare i tuoi occhi
Negli occhi degl'altri
Far finta di niente
Far finta che oggi
Sia un giorno normale
Un anno che passa
Un anno in salita
Che senso di vuoto
Che brutta ferita
Delusa da te, da me,
Da quello che non ti ho dato

Per tutta la vita
Cercare un appiglio
L'autunno che passa
Ma forse sto meglio
Trovarsi per caso
In un bar del centro e sentirsi speciale
Ma l'amore è distratto,
L'amore è confuso
Tu non arrabbiarti, ma io non ti perdono
Delusa da te, da me,
Da quello che non mi hai dato...mai

Esplode
Il cuore
Distante
Anni luce fuori da me
Sei colpa mia
La gelosia
Infrange tutto e resta niente...

Le solite scuse,
Le solite storie,
Bugie, speranze,
A volte l'amore
Mi guardo allo specchio
Mi trovo diversa
Mi trovo migliore
Un nuovo anno che passa
Un nuovo anno in salita
Che senso di vuoto
Che brutta ferita,
Ferita da te, da me,
Da quello che non c'è stato...mai

Esplode
Il cuore
Distante
Anni luce fuori da me
Sei colpa mia
La gelosia
Infrange tutto e resta niente...qui

Per tutta la vita
andare avanti...
Un anno in salita per me,
per te, per me, per te, per me...

Esplode
Il cuore
Distante
Anni luce fuori da me
Sei colpa mia
La gelosia
Infrange tutto e resta il niente...qui

 

mercoledì 17 febbraio 2010

desideri

 
 
Lucy: Mi piace.. la voglio!!!!
Carola: Datti da fare, allora....

 
 

perchè sanremo è sanremo...

 

Uno dei pochi motivi per guardare sanremo ieri era sicuramente l'affascinante moglie di Enrico Ruggeri, Andrea Mirò che dirigeva l'orchestra mentra cantava il marito (a destra nella foto, le altre due ignoro chi siano) ...Bravissima inoltre Noemi.. tiferò per lei... simpatica Irene Grandi..ma il pezzo del Bianconi è il solito pezzo dei Baustelle...E comunque parecchie canzoni rimaste in gara sono anche peggio di quelle che sono stata buttate fuori...mah..magari mi faccio un film stasera...le nuove proposte fanno solo venire tristezza...

 

martedì 16 febbraio 2010

l'arte del sogno

 

“Ogni struttura ha la sua frequenza di risonanza, devi solo trovare l’accordo giusto al momento giusto”: con queste parole Stéphane (Gael Gaercìa Bernal nel ruolo della vita) proclama la sua signoria sugli oggetti, il suo dominio sulle cose inanimate, materia inerte sulla quale imprimere il segno vivificante della sua fantasia. Stéphane Miroux è Michel Gondry, ovviamente: artefice sconclusionato, sognatore inguaribile e romantico pasticcione. Ma Stéphane è tanto talentuoso nel vivificare le cianfrusaglie quanto disastroso nel concretizzare i suoi desideri. I sentimenti che lo animano lo portano a fare immancabilmente la cosa sbagliata, a prendere la decisione più inappropriata. A meno che tutto questo non si svolga in sogno: qui paradossalmente, “gondryanamente”, i resti diurni si organizzano alla perfezione sui suoi desideri, non opponendo resistenza alcuna.


Strutturato come uno studio televisivo fatto in casa, il teatro onirico è il luogo della riscossa, il palcoscenico su cui mettere in scena, rovesciandola, l’insoddisfazione del quotidiano. Il gioco è talmente appagante da prendere la mano (anche in senso letterale) fino a tracimare nella realtà: tra sonnambulismi, allucinazioni e rêverie, Stéphane confonde i livelli della sua esistenza, non solo alternandoli vorticosamente, ma addirittura contaminandoli indissolubilmente. “Casualità Sincronizzata Parallela” (Parallel Synchronized Randomness) è il concetto che in fondo sorregge L’arte del sogno, un accordo segreto e imperscrutabile tra due menti che si ritrovano inconsapevolmente a compiere le stesse operazioni.


La pellicola si insinua nella vicenda sentimentale di Stéphane e Stéphanie (un’ineffabile Charlotte Gainsbourg) con sconcertante sincerità, penetra nelle anfrattuosità più nascoste della loro relazione con inarrivabile leggerezza e riemerge acida in superficie carica di un rancore attossicante. Senza rinunciare, infine, al dono struggente e inaspettato di una carezza che rimette tutto in discussione. Almeno in sogno: anarchia del cellophane!

Alessandro Baratti


Il film si dondola in una poderosa rete di sottotesti: il personaggio assente, lo spettro paterno che macchia interamente l’intreccio, l’ansia della costruzione e la voglia di plasmare la materia (le fatue invenzioni di Stéphane sono tentativi paradossali di trasportare brandelli di sogno nella vita), l’inesistenza del sentimento come sala d’aspetto della follia, il diffuso sentore fatale (l’appuntamento Stéphane/Stéphanie, mancato perché già segnato dal fallimento, è il raccordo vero con Eternal Sunshine, lo straziante confronto Joel/Clementine sul pianerottolo). Inoltre: la concatenazione finale di gesti e situazioni, la televisione che finisce nell’acqua – chiara è la diffidenza dell’autore verso un certo intrattenimento -, la secchiata al passante, l’inno all’anarchia evoca la dolce eversione della nouvelle vague e, come punto fermo culturale (ancora), sceglie la dimensione godardiana per chiudere l’opera. Gael Garcìa Bernal combina di tutto, prestando la ridotta fisicità a una prova chapliniana, Charlotte Gainsbourg mi fa letteralmente impazzire: un canto a due voci che piange la morte dell’amore.

Emanuele Di Nicola


Oltre a queste recensioni un interessantissimo articolo sulla produzione di video musicali di Gondry lo trovate su: www.spietati.it

 

domenica 14 febbraio 2010

nel mezzo

 

"Si nasce e si crepa e nel mezzo ci si ammazza di fatica per perdere tempo facendo finta di guadagnarlo, e questo è tutto quello che ho voglia di dire sugli uomini."

(F. Vargas, L'uomo dei cerchi azzurri)

 
 
 
E grazie a CHiaRA per avere ispirato questo post...

sabato 13 febbraio 2010

Kamchatka o morte!

 


Il Risiko è il più sopravvalutato
tra i giochi di società.

(Valentina F.)

 

venerdì 12 febbraio 2010

diffidate di chi non mangia olive

 

Le olive sono il tipo perfetto di piacere perfetto, come direbbe Oscar Wilde, sono squisite e lasciano completamente insoddisfatti...o meglio via una, via l'altra...come si può vivere una vita senza olive?

 

Mi considero una fotografa, e niente di più.

 

«Ogni volta che si usano le parole "arte" o "artista" in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni. La maggior parte dei fotografi vanno ancora alla ricerca dell’effetto “artistico”, imitando altri mezzi di espressione grafica. Il risultato è un prodotto ibrido che non riesce a dare al loro lavoro le caratteristiche più valide che dovrebbe avere: la qualità fotografica. Negli anni recenti si è molto discusso se la fotografia possa o non possa essere un lavoro artistico comparabile alle altre creazioni plastiche. Naturalmente ci sono molte opinioni diverse. Ci sono quelli che accettano veramente la fotografia come mezzo d’espressione alla pari con qualsiasi altro, e altri che continuano a guardare in modo miope al ventesimo secolo con gli occhi del diciottesimo, incapaci di accettare le manifestazioni della nostra civiltà meccanica. Ma per noi che usiamo la macchina fotografica come uno strumento, proprio come il pittore usa il pennello, queste diverse opinioni non hanno importanza.»

(Tina Modotti in Sulla fotografia)


Per leggere il resto dell'articolo: viadellebelledonne.wordpress.com
 

giovedì 11 febbraio 2010

...disse, guardandosi allo specchio...

 

Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...Io Sono Un Cuore Di Panna...

 

A ghost of aviation

 

Non era una donna come le altre Amelia Earhart. Da sempre. Da quando era bambina e si arrampicava sulle rocce o inseguiva i topi nel giardino. Non era come le altre, ma a dieci anni ancora non lo sapeva. A dieci anni ancora non sapeva cosa avrebbe voluto dalla vita. Non lo saprà fino al 28 dicembre 1920. Fino a quando per la prima volta metterà piede su un aereo. Fino a quando volerà per la prima volta. Fino a quando scoprirà che volare è l’unica cosa che desidera pur sapendo, forse, che il volo, che è la sua vita, sarà anche la sua morte.
E’ la prima donna a volare sul continente nord americano e ritorno. La prima donna a volare non stop sull’Atlantico. La prima in assoluto, l’11 gennaio 1935, a volare in solitaria da Honolulu nelle Haway ad Oakland in California. Negli anni 30 è una celebrità. Il suo volto si accompagna a campagne pubbicitarie, valigie, maglieria, vestiti. Amelia lo sa di essere una celebrità. E usa la sua immagine per portare avanti il suo costosissimo sogno, volare, e per dare un nuovo posto alle donne. Per dimostrare che possono farcela. Che l’aviazione può essere anche una “cosa da donne”. Come è accaduto per lei. Nel 1929 è la prima a promuovere la diffusione del trasporto aereo civile. Una pioniera. Nelle idee e nel volo. Anche nel volo della vita. Circumnavigare il globo. Amelia proprio non vuole rinunciare a questo sogno. E’ una sfida. L’ultima. Quella che si chiuderà il 2 luglio 1937.
Amelia Earhart, Fred Noonan sparirono nel nulla. La marina degli Stati Uniti fece partire subito le ricerche. Durano oltre quindici giorni. Senza successo.

(Claudia Migliore, www.gialli.it)





People will tell you where they’ve gone
They’ll tell you where to go
But till you get there yourself you never really know
Where some have found their paradise
Other’s just come to harm...

(Joni Mitchell)

 

milan l'è semper un gran milan

 


La mia citta’ ci insegna a vivere
da pipistrelli chiusi in scatole
La liberta’ sentirti sola con chi vuoi
meglio di cio’ che sei, meno di quel che puoi (vuoi?)




chi affrontera’ i maglioncini degli insorti
blog rum e cocaina per battere il sistema
chi salvera’ la mia citta’...

(Afterhours, Tema: La mia città)